Papa Francesco in Bolivia

L’altopiano andino (circa 4000 metri) è bello, ma la soroche, il mal d’altura si fa sentire. Sono pertanto contento di essere tornato sulle sponde del mare, per la precisione l’Oceano Pacifico, nella luminosa città cilena di Iquique, la meno piovosa o se volete la più arida del mondo. Città davvero graziosa, meta di turismo da tutto il Paese nelle sue ampie spiagge. Un museo di grande interesse racconta le civiltà indigene della zona, dai chinchorros agli incas, e lo sviluppo realizzato con la costruzione della linea ferroviaria che trasportava al porto i prodotti minerari, anzitutto il salnitro, estratti nel territorio circostante.

Avere la possibilità di accesso diretto al mare rappresenta un fattore fondamentale per lo sviluppo di un Paese, specie nell’attuale contesto di globalizzazione e di sviluppo del commercio e degli scambi internazionali. La Bolivia ne è priva da quasi centocinquanta anni e il governo di Evo Morales si è rivolto alla Corte internazionale di giustizia chiedendo che il Cile adempi il suo obbligo di negoziare in buona fede l’accesso sovrano della Bolivia al mare. A tale scopo il governo boliviano fa leva su di una serie di impegni e accordi compresi fra il 1904 e il 2012, che il Cile avrebbe violato.

Nella sua sentenza del 24 settembre di quest’anno la Corte ha riconosciuto di avere giurisdizione in merito sulla base dell’art. XXXI del Patto di Bogota del 1948, ritenendo in sostanza che la questione dell’accesso sovrano al mare della Bolivia non sia stata affatto risolta. L’accesso al mare della Bolivia costituisce oggi una questione chiave per il diritto e l’integrazione regionale latinoamericana. Sottratto ai Boliviani con la guerra del 1879, di cui in entrambi i Paesi è ancora vivo il culto, con appositi musei ad essa dedicati e un continuo ricorrere delle topografie e dei miti bellici, il litorale del Nord cileno era un tempo la provincia boliviana di Atacama. Nel corso del XIX secolo furono molte le guerre combattute fra i vari Stati latinoamericani, a seguito delle quale si è disegnata l’attuale mappa politica del continente.

Tempi duri oramai superati, si spera per sempre. L’integrazione latinoamericana, garanzia di pace e cooperazione, continua a costituire una sfida fondamentale per tutta la regione, a prescindere dall’orientamento politico dei governi dei vari Stati che ne fanno parte, anche se occorre riconoscere come non lasci ben sperare l’affermazione del Berlusconi argentino Macri secondo il quale “Argentina tiene que volver al mundo”, affermazione letta da molti come dichiarativa dell’intento di liquidare i passi avanti compiuti nel settore negli ultimi quindici anni con la costruzione dell’Unasur e di Celac. Come pure, ovviamente, non lascia ben sperare la conquista della maggioranza del Parlamento venezuelano da parte di una destra ben più sensibile agli ordini di Washington e del capitale internazionale che agli imperativi ed ideali dell’unità latinoamericana.

Nonostante l’attuale fase di incertezze, determinata da crisi e debolezze dei governi che si sono fatti carico in questi ultimi quindici anni della costruzione di una nuova America Latina unita e sovrana, lo sviluppo di nuovi livelli di cooperazione, scambio, solidarietà e unità fra tutti i Paesi latinoamericani continua a costituire un’esigenza di fondo che non può essere elusa. Giungere a garantire, in tale quadro, l’accesso sovrano al mare alla Bolivia al seguito di un negoziato con il Cile, anche a prescindere da quello che affermerà in merito la Corte internazionale di giustizia, costituirebbe un fatto concreto di enorme importanza. Tanto più se ai negoziati venisse associato anche il Perù andando a configurare un quadro innovativo e completo delle varie controversie concernenti il diritto internazionale, del mare o più in generale, che interessano l’area.

Occorre pertanto sperare che la presidente Bachelet e il governo cileno abbiano la lungimiranza e il coraggio necessari per procedere speditamente su questa via, senza dover attendere che la Corte li obblighi in tale senso e senza dare spazio a riprovevoli nazionalismi e approcci di tipo militarista. Sarebbe davvero un bel gesto, un contributo senza precedenti alla causa del diritto internazionale e della costruzione di una nuova America Latina solidale e cooperativa che il Cile, Paese a suo tempo vittima di un feroce colpo di Stato voluto da Washington e che oggi sta discutendo su come finalmente dotarsi di una nuova Costituzione esente da impronte pinochettiste, potrebbe dare. Vanno pertanto valorizzate prese di posizione come quelle del senatore cileno  Navarro, che chiede con forza una soluzione negoziata, cooperativa e solidale che preveda l’accesso sovrano della Bolivia al mare.