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Il ministro renziano dell’Economia Carlo Padoan si comporterà peggio di Giulio Tremonti, suo omologo nel terzo governo berlusconiano?
Quale sarà cioè la sorte di chi ha titoli di Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e delle Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti? La Banca d’Italia ha deciso, con la successiva ratifica del governo Renzi, di azzerarne le azioni e le obbligazioni meno protette (dette subordinate).

Per la cronaca è quella stessa Banca d’Italia che da anni e anni non batte ciglio, quando quelle banche e tante altre (per es. Banca Popolare di Vicenza) rifilano ai loro sventurati clienti azioni non quotate a prezzi arbitrari.

Come al solito è una frottola che ora la colpa sia dell’Europa. La Germania ha tranquillamente aiutato l’HSH Nordbank e così il suo prestito 14-2-2017 (Isin DE000HSH2H15) ora vale 90 e non quasi zero. È parimenti una frottola che siano stati colpiti speculatori. Erano poveri risparmiatori troppo fiduciosi, quelli che dieci anni fa si presero sul groppone le Banca Marche (Isin IT0003972996), non quotate e con cedole non alte, appunto azzerate col provvedimento della Banca d’Italia del 22 novembre.

Tutta la manovra appare finalizzata a fare guadagnare alcuni grossi banchieri, a danno dei risparmiatori, nella più genuina tradizione italiana. Ora però la patata è diventata bollente? Per giunta con un suicidio, cosa che non era capitata né con Argentina, né con la Cirio, né con la Parmalat, ecc.

Eppure la soluzione c’è, ed è quella dell’Alitalia. Anch’essa una vicenda tutta italiana, con titoli emessi a un tasso non stratosferico (2,9%), il coinvolgimento anche degli azionisti e ugualmente un governo pronto a spacciare per successo un fallimento. Azioni e obbligazioni della compagnia di bandiera erano diffuse fra i risparmiatori, confortati anche dalla quota di controllo in mano pubblica. La lunga crisi della società finì con Berlusconi che silurò l’ottima soluzione trovata da Prodi nel 2008 di cederla a Air France.

Fu il crac e per gli azionisti la prospettiva era una perdita totale; per gli obbligazionisti un recupero molto aleatorio al termine della procedura concorsuale (vedi per approfondimenti). Intervenne allora il Tesoro, offrendo una soluzione nell’estate del 2009. Chi aveva le obbligazioni recuperò il 71% del valore nominale.

Non rimase a bocca asciutta neppure chi aveva azioni, ricevendo 0,2722 euro per azione. Non in contanti, bensì in Btp 31-12-2012 senza interessi, oltre tutto con un massimo di 100 mila euro a testa per gli obbligazionisti e di 50 mila per gli azionisti. Ma recuperare così tanto in un fallimento significa cadere in piedi.

È un precedente che governo e stampa filogovernativa fingono con cura di ignorare.

 

Versione aggiornata dell’articolo apparso su il Fatto Quotidiano il 9 dicembre 2015