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Le polemiche sollevate dall’appello di Snoq Libere sull’utero in affitto hanno, inevitabilmente, come conseguenza quella di ritardare l’approvazione della legge sulle unioni civili e di fare un gran favore a chi vorrebbe riscriverla eliminando la parte che riguarda la stepchild adoption o addirittura di impedirne l’approvazione.

Una legge che aspettiamo da anni, sulla quale siamo già in uno spaventoso ritardo rispetto alle istanze dei e delle cittadine, alla realtà del Paese e a quanto avviene nel resto dell’Europa.

Nel disegno di legge in discussione non si parla di utero in affitto, pratica che è e resta vietata in Italia e alla quale, dalle statistiche disponibili, risulta che ricorre una minoranza assoluta di coppie gay nel mondo. Sono, infatti, soprattutto le coppie etero che nell’impossibilità di avere figli, si rivolgono a donne per affittarne l’utero. Si tratta quasi sempre di donne povere e sfortunate, spesso costrette a vendere la “propria maternità” per poter sopravvivere o per permettere di sopravvivere ad altri figli e figlie. E’ certo un tema sul quale è giusto interrogarsi, ma sul quale leggi e divieti, come ci insegna l’esperienza dell’aborto clandestino, possono fare ben poco.

Tutto questo però non ha nulla a che vedere con la stepchild adoption e tantomeno con la legge in discussione al Senato, dove si parla semplicemente della possibilità di creare un legame giuridico, tra i figli e le figlie biologici e il compagno o la compagna del loro padre o della loro madre, nel caso di un’eventuale morte. Sono bambini e bambine che già esistono e che già vivono una situazione affettiva e famigliare con il partner del proprio genitore.

L’utero in affitto non c’entra proprio nulla.

Fatto sta che parte del mondo cattolico e conservatore, che da sempre tenta di ostacolare qualsiasi provvedimento sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, ha colto l’occasione per affermare che la legge in esame va modificata e che le loro ragioni sono avvalorate “persino dalle femministe”.

Non voglio mettere in discussione la buone fede delle donne che hanno lanciato l’appello, ma di certo sollevare proprio in questo momento il tema, senza valutare le conseguenze che ciò potrebbe avere sul ddl Cirinnà, è indice quantomeno di superficialità.

Eppure, dal momento che le firmatarie non sono delle sprovvedute, mi chiedo perché l’abbiano fatto, e soprattutto perché proprio in questo momento. Non credo che l’intento sia quello di bloccare la legge, ma proprio per questo era necessaria più attenzione.