Quasi 30 anni fa commisi un peccato che alcuni non mi hanno ancora perdonato: scrissi sulle pagine di Tango, supplemento satirico dell’Unità, un articolo intitolato: “Muscoletti vaginali”. Raccontavo che l’Italia era la nazione nella quale il maggior numero di donne aveva problemi di frigidità e di incontinenza delle urine dopo la menopausa, e che in altri paesi europei le cose andavano meglio grazie alla ginnastica del muscolo pubococcigeo, insegnata in tutti i reparti maternità e a volte pure a scuola. L’Italia aveva un’incidenza di questi disturbi superiore al 50%, Francia e Paesi scandinavi sotto il 20%.

Scoppiò il finimondo: a molti pareva una bestemmia parlare di passera e di piacere sessuale sopra il quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci. Alcune compagne mi accusarono di essere un fallocrate che pretendeva che le donne non fossero solo madri, cameriere, cuoche e lavoratrici ma pure acrobati sessuali.
Le reazioni furiose mi indussero ad approfondire la questione sessuale e mi resi conto che esisteva un vuoto sulle più elementari conoscenze anatomiche: pochi sapevano dell’esistenza del Punto G, dell’eiaculazione femminile, del Punto L maschile e del fatto che molti uomini soffrono di frigidità, cioè hanno un’eiaculazione senza orgasmo. Così scrissi Lo Zen e l’arte di scopare che diventò poi uno spettacolo teatrale, però dovetti ammorbidire il titolo che diventò Lo Zen e l’arte di far l’amore, perché sennò i teatri si rifiutavano di ospitarmi.

Sono passati 20 anni e in questi giorni è uscita in libreria la nuova edizione, riscritta, di questo libro, edita da Gallucci. Il motivo di questa nuova edizione è che nonostante gli sforzi di molti, in Italia domina ancora la disinformazione unita a una potente paura della sessualità. La pornografia pullula sul web, le parole scurrili sono state sdoganate in tv, ma ancora poco si sa delle più elementari questioni anatomiche ed emotive.
È quasi sconosciuta l’informazione che maschi e femmine hanno un cervello fisiologicamente diverso. E mentre milioni di scritti, film e canzoni raccontano tutto, dal primo sguardo al primo bacio e dalla prima litigata al divorzio con coltellate, quasi nulla si racconta sul fatto che ridere insieme e stupire sono indispensabili per tener vivo l’amore.

30 anni fa mi resi conto che c’era un buco enorme nella cultura progressista che separava la sfera politica e lavorativa da quella esistenziale e sessuale. La lezione di Reich che negli anni 30 vedeva un nesso tra nazismo, razzismo, ansie sociali e mancanza di piacere non era stata compresa.
E questa incapacità di comprendere che il personale è politico persiste.

In questi anni si sono fatti certamente grandi passi in avanti: si è sviluppata l’idea che una società è sana se riconosce alle donne pari diritti e dignità. Si è capito che è politica anche il modo in cui si fanno nascere i bambini e che è meglio che i neonati stiano tra le braccia della madre invece che alla nursery. Quando nel 1988 nacque la mia prima figlia gli ospedali dove era consentito il parto dolce si contavano sulle dita di una mano…
E quando iniziammo a formare clown che andassero nei reparti di oncologia infantile a far ridere i bambini, scoprimmo che era vietato dai protocolli medici. Oggi il parto dolce e la comicoterapia sono possibili in quasi tutti gli ospedali… E ormai sono rari i ginecologi che non consigliano la ginnastica del pubococcigeo. Ed è sempre più diffusa l’idea che respirare bene, fare arte, ascoltare le sensazioni, coltivare il gioco, ridere siano esigenze fondamentali per il singolo ma anche le basi del cambiamento culturale. Milioni di italiani hanno capito che solo persone che vivono pienamente sono capaci di costruire una società più giusta.

Ma ancora troppe persone non sanno quasi nulla del loro corpo e della loro sfera emotiva. E ancora gran parte della sinistra crede che la sessualità, l’amore, la nascita, l’educazione dei bambini, il benessere psicofisico, lo sviluppo delle potenzialità umane, la cultura del ridere non siano questioni fondamentali per cambiare il sistema.

In questo periodo di crisi, economica e psicologica, vedo che l’orizzonte di chi vuole costruire un mondo migliore si è striminzito.
Vent’anni di berlusconismo hanno rattrappito la voglia di cambiare veramente la propria vita dando spazio invece ad una visione della politica rabbiosa, da stadio. Il fatto che questo modo di fare opposizione al furto generalizzato di denaro e di vite sia debole lo mostrano i risultati.

Mi è quindi venuta voglia di ripartire dalle questione di base. Per questo ho ripreso in mano il mio libro e l’ho riscritto e nei prossimi mesi rimetterò in scena lo spettacolo.
Senza una rivoluzione sessuale ed emotiva non c’è rivoluzione.