Photo Piero Cruciatti / LaPresse

Tutti abbiamo ideali, in ogni ambito. Ma pochi di noi hanno, o stanno cercando, una musa ispiratrice.
Eppure idealizzare chiude e separa. Ispirarsi, invece, apre e avvicina.

Tutto sarà meglio una volta che:
– Avrò il lavoro che desidero;
– Vivrò nella città che amo;
– Avrò più soldi;
– Troverò chi completerà la vita che ho sempre immaginato per me (quello che negli Usa chiamiamo ‘The One’);
– Etc. etc.

Gli idoli non sono sempre positivi
Quando frequentavo l’Università è capitato anche a me di idealizzare un gruppo di persone che consideravo colto, intelligente e all’avanguardia. Discutevano di grandi temi planetari, citavano letture particolari, vestivano in modo sempre ricercato, sottolineando la loro intrinseca creatività e originalità. Idoli veri. E tanto più ammiravo i componenti del gruppo, tanto più passavo il tempo a notare quante delle loro qualità mancavano a me: non abbastanza intelligente, non sufficientemente colta, non cool. Vivevo in una proiezione finta di ciò che immaginavo perfetto. Idealizzare distoglie lo sguardo dal brutto, ma inevitabilmente anche dal bello: è come vivere in un ottimismo estremo, è la negazione dei nostri dubbi sul futuro. Laddove idealizziamo, perdiamo l’opportunità di imparare quello che porta davvero alla felicità: ovvero l’accettazione di possibili difetti o fallimenti e la fatica di migliorare per portarli al successo. Accettazione, infatti, è uno stato mentale attivo. Diversamente dal compromesso e dalla rassegnazione che sono sempre passivi.

Trasformare gli idoli in valide Muse
Ho cambiato il modo di ricevere la perfezione dai miei idoli. Riflettendo sul personale percorso di crescita di ciascuno e indagando insieme sulla qualità delle esperienze che li aveva portati, ognuno a suo modo, a diventare quello che erano… pian piano sono diventate Muse ispiratrici. La mia domanda non era più “Come posso essere uguale a loro?” bensì “Quali, tra i miei valori, posso sviluppare affinché io mi senta realizzata?”.

Anche gli idoli hanno i loro problemi…
Tutti conosciamo qualcuno che ambisce ad essere l’idolo di qualcun altro. Se sei uno di quelli che racconta la magnificenza dell’ultima vacanza con esagerazione, sappi che l’apparente consenso che susciti nel tuo interlocutore, probabilmente gli genera:

– Sensazione di inadeguatezza con conseguente senso di frustrazione;
– Invidia che porterà a farti uno scanner per trovare in te un paio di difetti;
– Diffidenza sulla veridicità di ciò che stai dicendo, quindi perdita di credibilità.

In tutti i casi lo stai allontanando da te anziché avvicinarlo. Avere un idolo ci chiude nelle nostre inadeguatezze ed è un ponte verso il nulla. Trasformare un idolo in Musa, invece, apre all’emotività e alla nostra fonte di vita.

…ma le Muse sono portatrici di novità
La Musa ispirava e risvegliava il potenziale dal suo ammiratore dandogli l’energia necessaria per superare le difficoltà. Le Muse contemporanee sono ovunque e potrebbero essere chiunque: non necessariamente chi ha compiuto un’impresa eroica o scritto un libro stupendo o diretto un film o gestito una società di successo. Spesso sono nei nostri rapporti quotidiani, soprattutto in quelli nei quali si innesca un incoraggiamento reciproco, oppure un’ammirazione senza invidia. Chiunque abbia delle doti che si vorrebbe avere per sé è candidato a diventare la Musa di qualcun altro.
La storia è piena di personaggi arrivati all’apice del successo grazie alla vicinanza con una Musa ispiratrice.
Gustav Flaubert era uno scrittore mai pubblicato, prima di conoscere Louise Colet. Durante gli otto anni della loro relazione egli concepì e scrisse Madame Bovary;
– L’amore e l’ammirazione reciproca tra Marie e Pierre Curie li portò alla scoperta della radioattività e a conseguire due premi Nobel in ambiti diversi;
– L’unione di Martha Graham e Louis Horst diede vita a una nuova relazione tra la danza e la musica;
 Anaïs Nin ispirata dalla scrittura di Henry Miller e Miller rapito dalle intuizioni di Anaïs;
Giulietta Masina perfetta ispiratrice per Federico Fellini e i suoi indimenticabili personaggi;
Charles Lindbergh che compì le sue imprese di volo grazie all’incoraggiamento costante di Anne Morrow.

Le Muse non devono essere necessariamente persone che amiamo in modo romantico: le tre sorelle Brontë, ad esempio, si ispiravano a vicenda producendo capolavori letterari estremamente innovativi per l’epoca vittoriana nella quale vivevano. L’incontro tra Jasper Johns e Leo Castelli, per esempio, ha segnato un punto di svolta nella pittura americana.

Come si trova la nostra musa
– Ha qualcosa che vuoi: lavoro, amore, casa, sapere ecc.;
– Spesso ti ritrovi ad atteggiarti e ad imitarne alcuni aspetti;
– Ti sembra più grande/importante/arrivato/intelligente di te;
– In sua presenza ti senti spesso inadeguato;
– Ti incuriosisce e talvolta provi gelosia o invidia nei suoi confronti. 

… e come si attinge dalla nostra musa?
– Individua le qualità che stai rilevando in quella persona;
– Chiediti come potresti coltivare tu le doti che ti interessano;
– Osservala con curiosità e ammirazione, che sia d’esempio e non imitazione;
– Immagina come potrebbe cambiare la tua vita, le tue relazioni una volta che le doti ispirate dalla Musa saranno diventate tue;
– Trova quali sintonie sono già in atto con la tua Musa;
– Fa che il tuo cambiamento, sollecitato dall’ispiratrice, ti spinga comunque all’autenticità, senza forzature.

Cercare la propria musa, o riconoscerla se è già nella nostra vita
Ervin László è la mia musa: pianista e filosofo ungherese, classe 1932, fondatore della teoria dei sistemi. Ha scritto 75 libri e centinaia di pubblicazioni scientifiche. Due volte candidato al Nobel per la pace. Vive in Italia. L’avrò ispirato io?