Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. La data di questa ricorrenza, istituita dall’Onu nel 1999, fu scelta perché il 25 novembre 1960 furono trucidate tre donne che osarono sfidare un regime militare. Erano le sorelle Mirabal, donne rivoluzionarie impegnate nel contrasto al regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana. In Italia, da circa dieci anni, questa giornata è diventata momento di riflessione, di denuncia e di proclami. D’altronde i dati che arrivano dal nostro Paese non sono da paese civile. E non lo saranno fino a quando le violenze sulle donne non saranno pari a zero. Per questo si moltiplicano gli annunci e si utilizza ogni possibile amplificatore per questo tema. Lo sport, con tutti i suoi protagonisti, resta uno dei veicoli più potenti, in grado di incidere sulle nuove generazioni di uomini e donne.

In principio fu Federica Pellegrini, che nel 2013 diede un segnale forte nel giorno del suo 25° compleanno, coinvolgendo le compagne della nazionale di nuoto per indossare una maglietta con la scritta “Ferma il bastardo”. Maglietta griffata, è vero, ma a prevalere era il messaggio, che ancora oggi arriva forte e chiaro.

“Bisogna parlarne, parlarne e parlarne – disse poi Flavia Pennetta in un’intervista del 2013 -. Questo può essere un freno alle azioni e ai comportamenti violenti degli uomini”. “Oggi le donne, con servizi e linee telefoniche dedicate, hanno la possibilità di chiedere e ricevere aiuto – aggiunse -, a differenza del passato, quando mancavano opportunità del genere. Purtroppo sentiamo spesso parlare di donne vittime di persecuzioni da parte di uomini che avevano denunciato, contro i quali erano stati presi provvedimenti restrittivi che non sono stati sufficienti ad arginare le loro attenzioni morbose oppure, peggio ancora, i loro atti estremi. Se tutto questo accade, significa che l’attuale normativa è insufficiente e quindi va rivista”.

A proposito di legislazione, come non citare Valentina Vezzali, che da donna, sportiva e parlamentare, può agire direttamente sulla legge. In passato ha sottolineato che “occorre modificare la Convenzione di Istanbul per migliorare e inasprire le misure adottate dall’Unione Europea in tema di prevenzione e tutela delle donne vittime di stalking, violenze psicologiche e sessuali”. La campionessa olimpica ha anche ricordato che la violenza sulle donne è un argomento che riguarda tutti: “Chi la patisce, chi la compie, chi la assiste”.

Intima e personale la vicenda che ha raccontato la schermitrice Elisa Di Francisca. Lei, allora liceale, perse la testa per un ragazzo di un anno più grande. L’amore prima, poi la gelosia ossessiva e le violenze psicologiche e reali, le fecero abbandonare la passione della sua vita, la scherma. Elisa, però, trovò il coraggio di lasciarlo e di tornare al fioretto, fino a diventare campionessa olimpica e mondiale, ma soprattutto una donna libera e indipendente. “Quell’esperienza mi ha fatto capire cosa voglio davvero dall’amore e dalla vita. Mi ha fatto crescere. Ma per una che ce la fa, tantissime subiscono, tacciono, coprono. Anche lo sport può essere un veicolo di valori positivi”, ha detto. Dopo i due ori di Londra, Elisa è andata con la onlus Intervita in Africa, dove le donne Masai subiscono la mutilazione degli organi sessuali. “Nel centro di accoglienza queste donne hanno ritrovato il sorriso perché hanno capito che quella realtà non era ciò che volevano, che si può scegliere”.

Veicolare messaggi di questo tipo sui social è molto efficace. Lo ha fatto anche la pallavolista Francesca Piccinini:

Guantoni da boxe e difesa alta nel video che le campionesse del pugilato italiano hanno dedicato alla giornata contro la violenza sulle donne nel 2014. Marzia Davide, Terry Gordini e Alessia Mediano, grazie alla Federazione Pugilistica Italiana e Salvamamme Onlus, hanno messo in guardia tutti i violenti con lo slogan: “Provaci con me”. 

In attesa degli appelli di quest’anno chiudo con un’immagine che coinvolge anche l’altra metà del cielo.

Il bacio tenero di Martin Castrogiovanni alla fidanzata, la sciatrice Giulia Candiago, è un quadro perfetto. Come non ricordare che lo stesso rugbista azzurro intervenne energicamente in difesa della sua amata quando, nel 2009, il rugbista francese Chabàl, forse un po’ brillo, fece lo “spiritoso” con lei durante un party post-partita. Lo scontro tra titani si concluse senza grossi danni, ma il soprannome (“l’orco Chabal”) e la stazza del francese non intimorirono il prestante rugbista azzurro.
Nessuno di noi deve tirarsi indietro nel denunciare, segnalare e combattere ogni genere di violenza sulle donne finché gli orchi, anche quelli mascherati da persone, non saranno annientati.