Si è chiusa il 22 novembre questa cinque giorni fi/renzina dedicata all’arte cinematografica al cinema Odeon, un sontuoso ex teatro dedito e dedicato al cinema d’autore con le “a” maiuscole.

Delle cinque giornate in cui sono stati presentati svariati film, quello che ci ha impressionato è Francofonia di Alexander Sokurov. Una pellicola in cui il regista russo di Arca Russa torna sul tema del museo. Ambientato durante l’occupazione nazista di Parigi, il film mette a fuoco l’incontro tra il direttore del Louvre Jaques Jaujard e il conte Franz Wolff Metternich, l’ufficiale tedesco responsabile della gestione dei beni culturali francesi in piena occupazione tedesca. La complice collaborazione tra i due riesce a preservare tanti tesori, nonostante gli appetiti della gerarchia nazista e il fatto che il direttore del Louvre fosse un recondito collaboratore della resistenza francese. Film sperimentale ma grandioso che mette in scena l’orrore della guerra e la necessità di preservare il patrimonio materiale e culturale della civiltà… occidentale.

Jan Fabre, Beyond The artist del francese Giulio Boato è un documentario su Jan Fabre uno degli artisti più poliedrici ed eclettici – termine non in auge in certi meandri della così/detta arte con/temporanea – dell’arte contemporanea tout court. Attraverso un’intervista quasi sociologica, il regista, oltre a disvelarci i meccanismi creativi del celebre artista di Aversa, ne descrive i metodi e le metodologie manageriali. Visto & considerato che l’artista contemporaneo, al di là del processo della creazione, deve essere anche manager di se stesso e, nel caso dell’artista belga, imprenditore di successo di un teatro trasformato in una ir/ripetibile factory.

Human Mask di Pierre Huyghe è forse il film più incredibile mai visto, in cui il regista francese – ispirato dalla storia vera di un ristorante nei pressi di Tokio, noto per utilizzare scimmie addestrate come camerieri – mette al centro della scena un macaco con il muso celato da una maschera tradizionale del teatro Noh. Metafora della condizione umana, la scimmia è costretta a ripetere all’infinito il suo ruolo, mentre si aggira intrappolata in un ristorante desertificato dall’esplosione nucleare di Fukoshima del 2011. Il bello o il brutto, a seconda dei punti di vista, è che la scimmia è talmente ben ripresa, che noi confessiamo d’aver capito che il personaggio fosse interpretato da un’attrice con le gambe un po’ storte, e non da un insuperabile interprete del regno animale.

Tales of us di Oliver Pietsch è un godibilissimo film in cui in meno di trenta minuti il regista tedesco esplora il tema del desiderio sessuale, in modo spinto e mai pornografico, ma anche dell’amore e della solidarietà ripercorrendo le tappe obbligate della vita attraverso il montaggio di spezzoni di film hollywoodiani d’antan, così ricostruendo l’arco temporale che va dall’adolescenza, alla mezza età fino alla vecchiaia vista in modo non ripulsivo.

Concrete Love-The Bohm Family di Maurizius Staerkle è il film con cui i curatori hanno concluso il festival, forse per sottolineare l’estrema sensibilità e ‘prontitudine’ con cui questo giovanissimo regista ci restituisce il ritratto di una dinastia di architetti tedeschi. Il film segue passo passo il lavoro in studio e in cantiere del grande Gottfried Bohm – ancora sulla breccia all’età di 96 anni – ma anche di sua moglie e dei tre figli architetti – una famiglia unita dalla passione per l’architettura d’arte, nonostante la diversità dei caratteri e le dinamiche familiari.

Motivi di spazio ci impediscono di descrivere almeno altri tre film e cioè Kaspar Konig’s, Address Book – Claes Oldenburg, Nicole Eisenman della regista tedesca Corinna Belz e di Traublemakers: The History of Land Art dell’americano James Crump.

Lo schermo del'arte

Prima di chiudere non possiamo esimerci dal menzionare le otto magnifiche Signore che, dirette da Silvia Lucchesi, hanno portato al successo l’ottava edizione di questo festival. Nella misura in cui (sic!) Silvana Fiorese con l’assistente Simona Morrone, hanno svolto il ruolo di festival producer; Maria Simona Hernandez Torres e Carolina Gestri coordinatrici; Francesca Giulia Tavanti promozione; Giorgia Marotta alla redazione dei testi filmografici; Fabiana Bonucci grafica & coordinazione immagine; Ester Di Leo all’Ufficio Stampa e comunicazione di un’iniziativa che ha dimostrato che il denaro pubblico, nel caso quello della Regione Toscana nonché di Mediateca, può essere ben speso e non vanificato in faraoniche quanto inutili iniziative a spese dei contribuenti.