Nell’Età d’oro delle serie tv americane di genere criminal-thriller, al cinema restano poche storie originali da raccontare. Persino in zona Hollywood, dove i mezzi espressivo/economico certo non mancano, ed è noto che parecchi grandi registici intensificano incursioni sul piccolo schermo laddove dispongono di risorse, tempo e talents all’occorrenza. Da David Fincher a Steven Soderbergh, da Martin Scorsese a M. Night Shyamalan solo per citare poche firme che del cinema di questo genere hanno fatto la storia contemporanea, naturalmente intersecandovi l’horror, il political o gangster movie.

Come far dunque vibrare ancora le emozioni nascoste, le paure recondite o le curiosità ancora intatte di un pubblico che già conosce a memoria True Detective, House of Cards, Fargo, Breaking Bad, Sherlock e i vari Criminal Minds, CSI, The Mentalist e – perché no – le nostre acclamate serie Gomorra, Romanzo Criminale e 1992? Se in un recente passato l’adrenalina occulta s’accendeva ancora grazie a Il silenzio degli innocenti e suoi affiliati, Seven e Il sesto senso, oggi questi film lascerebbero semi indifferenti platee di nuove generazioni. Sorprendere è sempre più complesso, come dimostra uno degli ultimi epigoni del filone psycho-thriller che dei tre titoli sopra (non casualmente) citati fa memorabili fonti di ispirazione.

È infatti da questi che trae linfa vitale Premonitions, thriller sanguigno da giovedì 12 novembre in sala, che rispolvera Anthony Hopkins, guarda caso nei panni di un anziano medico sensitivo. Però stavolta l’ex Hannibal sceglie la parte dei buoni, cioè di due agenti FBI (Abbie Cornish e Jeffrey Dean Morgan) che naturalmente non sanno come interpretare i segnali di un serial killer più efferato del solito. Si scopre – già da locandine e trailer quindi senza spoilerare il film – che il malvagio (Colin Farrell) vanta poteri paranormali simili a Hopkins, anzi addirittura superiori. Il gioco di inseguitore/inseguito assume dunque il carattere della classica intuizione sulle mosse altrui, dove a vincere è chi precede più velocemente il pensiero dell’avversario. Se nulla di nuovo è sotto il sole, l’elemento di interesse è prettamente concettuale e riguarda proprio una mutazione in fieri del cine-genere criminale/thriller specie psicologico: fino a che livello di precoscienza – ai limiti della fantascienza – è oggi necessario spostare le capacità intuitivo/razionali degli indagatori rispetto agli indagati per riuscire a sorprendere ancora gli spettatori cinematografici? Possiamo ancora parlare di esseri umani o sconfineremo inesorabilmente nei fumetti Marvel e simili? Premonitions assomiglia a un copione già letto e visto, ponendosi come l’ennesima rivisitazione che pretende di precedere la verità come in un loop senza senso.