Lui abusava della bambina, mentre la madre della piccola stava a guardare senza impedire le violenze. I carabinieri della compagnia di Casoria hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Procura di Napoli Nord, nei confronti di Marianna Fabozzi e Raimondo Caputo, conviventi da tempo a Caivano, indagati per i reati di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di tre anni. La donna è la mamma del piccolo Antonio Giglio, il bambino che precipitò dalla finestra dell’abitazione dei nonni materni, all’ottavo piano dell’isolato 3 del Parco Verde di Caivano, nell’aprile del 2013. Lo stesso appartamento dove fu vista per l’ultima volta Fortuna Loffredo, sei anni, che perse la vita il 24 giugno 2014 dopo un volo dallo stesso palazzo. Il gip ha disposto la detenzione in carcere per l’uomo e i domiciliari per la donna. A questo epilogo i carabinieri sono giunti seguendo proprio l’inchiesta sulla morte di Fortuna Loffredo. E sul quartiere si getta un’altra ombra e si torna a parlare di un presunto giro di pedofilia, perché questo è il terzo caso di violenza sessuale su minore, a cui va aggiunta la misteriosa morte di Antonio. A lanciare un appello è il legale della famiglia di Fortuna, l’avvocato Angelo Pisani: “Proteggete i bambini, fermate questo scempio”.

LE ACCUSE – Secondo gli investigatori l’uomo finito in manette ha costretto la bambina a subire atti sessuali contro la sua volontà in presenza della madre. La piccola l’avrebbe più volte avvisata del comportamento del padre, non ricevendo alcun aiuto. Alla donna, a conoscenza di quanto accadeva tra le mura di casa, si contesta di non aver mai denunciato il convivente e di non aver fatto nulla per impedire che l’uomo abusasse della figlia. La storia di violenza è stata scoperta dagli investigatori mentre lavoravano a un’altra inchiesta, quella sulla morte di Fortuna Loffredo, trovata agonizzante sul selciato dell’isolato 3 delle palazzine popolati Iacp del Parco Verde. L’autopsia chiarì che la piccola aveva subito per mesi violenze sessuali. Sulla caduta e sulla morte non è mai stata fatta chiarezza. L’ultima volta la bambina era stata vista proprio a casa dei nonni di Antonio e della sua amica del cuore, sul divano. Nell’appartamento al piano superiore al suo. Una ventina di minuti dopo la tragedia.

UN’ALTRA COPPIA ACCUSATA DI VIOLENZA – Nello stesso palazzo abitava poi un’altra coppia che è stata arrestata nei mesi scorsi con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di 12 anni. Il padre, di 38 anni, finì in carcere il 27 dicembre 2014, mentre la mamma – che risultò anche lei coinvolta – fu arrestata il 3 aprile in seguito agli accertamenti dei carabinieri di Casoria. Anche in quel caso gli abusi da parte dei due coniugi furono scoperti mentre si investigava sulla morte di Fortuna Loffredo. Secondo fonti investigative fra i tre episodi non c’è alcuna relazione. Eppure questi ultimi arresti contribuiscono a descrivere un contesto di degrado: sono tre i casi di violenza sessuale su minore scoperti nel Comune della provincia di Napoli, tra quello di Fortuna, della dodicenne e di quest’ultima bambina di tre anni. Ma c’è anche la morte di Antonio, ancora avvolta dal mistero. Un anno prima che la bambina di sei anni precipitasse da quel palazzo, morì in circostanze simili anche lui. Aveva tre anni ed era il fratellino della migliore amica di Fortuna. Cadde da un balcone della sua abitazione la sera del 27 aprile 2013.

L’APPELLO DEL LEGALE DELLA FAMIGLIA DI FORTUNA  – Gli inquirenti hanno sempre pensato che Fortuna sia stata uccisa, forse perché si era ribellata alle violenza o perché voleva raccontare degli abusi. Ne è convinta anche la famiglia di Fortuna. “Fin dal primo momento ci siamo attivati per contribuire al lavoro degli investigatori che stanno portando alla luce gravissime situazioni, facendo emergere l’ignobile giro di degrado e pedofilia nel parco della vergogna di Caivano” – dichiara a ilfattoquotidiano.it  Angelo Pisani, che con Sergio Pisani difende il padre e i nonni della piccola. E che chiede “alla luce di questo ennesimo episodio, devono essere assunte dalle istituzioni misure adeguate a protezione dei bambini per fermare questo scempio”.