Un circo, anzi ben più di uno, ha preso dimora nel centro di Palermo. Non è un modo di dire, non è nemmeno un boutade: si tratta invece di uno dei particolari emersi dall’ultima inchiesta della squadra mobile siciliana. Dal 2012, infatti, decine di circhi, nati come funghi, hanno fissato la propria sede in un anonimo ufficio nel centro di Palermo. E nonostante non risultassero attivi in alcuno spettacolo, assumevano personale a ritmo continuo: centinaia di bengalesi, indiani e pachistani, arrivati in Sicilia con il visto da lavoratori dello spettacolo, e poi spariti chissà dove, senza lasciare traccia.

È un affare a sei zeri, quello ricostruito dagli investigatori della mobile di Palermo guidata da Rodolfo Ruperti, che oggi hanno eseguito 41 provvedimenti di fermo, per altrettanti indagati, considerati a rischio fuga. Un business criminale che tra Palermo e Nuova Delhi, Roma e Islamabad, ha fatto arricchire un’organizzazione internazionale: il paravento dei tendoni del circo, infatti, garantiva la possibilità di fare entrare illegalmente in Italia cittadini dell’India, del Bangladesh e del Pakistan, in cambio del pagamento di una somma di denaro pari a 16 mila euro. Il tutto grazie a Vito Gambino, dipendente dell’assessorato siciliano al lavoro, e quindi responsabile del procedimento amministrativo di rilascio dell’autorizzazione per assumere lavoratori dello spettacolo di nazionalità estera, che sull’isola è appunto di competenza della Regione.

“Gambino – si legge nel decreto di fermo degli inquirenti – nel corso dell’attività investigativa è risultato l’uomo chiave dell’organizzazione dal punto di vista burocratico, suggerendo anche di diversificare le presentazioni delle richieste nei vari uffici immigrazione delle questure siciliane”. In pratica il dipendente della Regione Siciliana indicava agli uomini dell’organizzazioni criminale quali fossero le questure “più sicure” dove presentare richiesta di visto, da lui prontamente preparata: in cambio – secondo gli investigatori – riceveva una tangente che gli veniva girata direttamente sulla sua carta posterai.

Ad oleare il funzionario pubblico era l’organizzazione guidata – secondo le accuse – da due uomini: Tommaso Fernandez e Paul Harmesh. Il primo è un italiano, e come annotano gli investigatori “risulta ufficialmente alle dipendenze del circo Coliseum Roma di Eugenio Vassallo, ma in realtà, riveste un ruolo di vertice nell’organizzazione criminale occupandosi della distribuzione degli extracomunitari che giungono in Italia presso i circhi e della ripartizione dei proventi illeciti ai vari gestori di circhi”. Harmesh invece è un indiano di Mehtabpur, e da anni risiede a Palermo, dove gestisce un negozio di bijotteria, nel centro storico della città. Quello che si presenta come un normale bottegaio del multietnico centro palermitano, però, per gli investigatori è anche “il principale reclutatore di cittadini stranieri per conto dell’organizzazione, nonché come colui il quale si occupava di fornire la prima sistemazione abitativa ai migranti giunti in Italia, per, poi, smistarli presso i circhi compiacenti”.

Il sistema era semplice: Harmesh prendeva contatti con famiglie indiane, promettendo di procurare un visto ed un lavoro in Italia per i loro figli in cambio di 16mila euro. A quel punto entravano in azione Fernandez e Gambino: il primo contattava i circhi dove gli stranieri dovevano essere assunti (o con umili mansioni o in maniera fittizia), mentre il secondo iniziava a preparare la documentazione per il visto. Il bello è che gli stessi gestori dei circhi erano particolarmente disponibili ad intestarsi l’assunzione degli stranieri. “Ogni circo – scrivono sempre gli investigatori – percepisce circa tremila euro se assume il cittadino extracomunitario facendolo lavorare all’interno del proprio circo; mentre se assume il cittadino extracomunitario senza farlo lavorare nel proprio circo (solo per garantirgli l’arrivo sul territorio nazionale) percepisce la somma di duemila euro”. A spiegarlo è lo stesso Fernandez, intercettato mentre parla con il titolare del circo Martin: “Ci sono due formule: una è che se hai bisogno di otto (persone ndr), otto arrivano, otto li prendi li assumi lavorano per te e quello è 3 (mila euro ndr). Invece l’altra formula che, che due (mila euro ndr) invece di 3 (mila euro) però praticamente manco li vedi”.

Ecco perché, in periodi di crisi nera, gli imprenditori circensi erano particolarmente interessati a collaborare con l’organizzazione criminale. Anche un circo dal nome altisonante come quello di Lino Orfei, per esempio, chiede aiuto a Fernandez, chiedendo l’invio di “qualche operaio”. “Si è osservato – spiegano gli investigatori nelle carte dell’inchiesta – che le imprese circensi, in particolare difficoltà economica in questo periodo, per riuscire a sopravvivere hanno trovato una fonte di reddito sicuro ed inesauribile nell’illegale introduzione in Italia di cittadini extracomunitari, tant’è che durante il corso dell’attività d’indagine, sono stati censiti più di 30 circhi che hanno chiesto di assumere in maniera fraudolenta e con le modalità su indicate, centinaia di cittadini stranieri provenienti da India, Bangladesh e Pakistan”. E, ad un certo punto, per facilitare le pratiche lo stesso Gambino “ha impiantato un ufficio, dove ha fatto trasferire le sedi legali di alcune imprese circensi”.

Per questo motivo diverse attività circensi di tutta Italia avevano inspiegabilmente sede nel pieno centro di Palermo. Solo che il giocattolo ad un certo punto si rompe: è il 20 giugno del 2012 quando negli uffici della squadra mobile arriva il giovane Kuman Sushil, indiano ventenne che non parla una parola di inglese e italiano. Con l’aiuto di un interprete viene interrogato, svelando quelli che sono i retroscena dell’inchiesta: in India Harmesh ha ottenuto da sua padre il pagamento di 16mila euro, promettendo di portarlo in Italia e trovargli un lavoro. Nel Belpaese, però, il giovane Kuman viene preso in consegna da due bengalesi e portato ad Agrigento, dove viene assunto dal circo Sandra Orfei, come “facchino”. Un lavoro durissimo da 18 ore al giorno in cambio di pochi spiccioli, nessun alloggio e un vitto quasi inesistente: ed è per questo che ad un certo punto Kuman scappa e va a denunciare tutto alla mobile, chiedendo di essere rimpatriato. Invece diventa il testimone chiave di storia tragica e miserabile.

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