Sono 72 i bambini congolesi autorizzati a raggiungere le famiglie adottive, dopo un’attesa che si protrae dal 25 settembre 2013, giorno in cui il governo congolese dichiarò una moratoria delle adozioni internazionali. Dieci di questi partiranno per l’Italia, dove però sono ben 130 le coppie che attendono di portare a casa i propri figli. Lo ha annunciato lunedì Alexis Thambwe Mwamba, ministro congolese della giustizia, suscitando speranze non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Francia, Belgio, Canada, Germania, Olanda e Svizzera. “Abbiamo autorizzato la partenza di 69 bambini dal territorio nazionale – ha affermato Thambwe durante una riunione con gli ambasciatori dei principali paesi coinvolti – e abbiamo anche autorizzato la partenza di tre piccoli colpiti da malattie gravi”.

Ma lo stesso guardasigilli, in agosto, aveva indicato che il numero dei minori adottati in attesa di poter partire è passato dai 1.103 del 2013 ai circa 1.500 attuali. Alcune delle pratiche sono datate 2009. In base ai dati ufficiali della direzione generale delle migrazioni di Kinshasa, gli Usa sono il primo paese per numero (454), seguito da Italia (433) e Francia (160). Le 72 autorizzazioni appena concesse sono dunque ben poca cosa rispetto ai numeri complessivi. Si può leggere come un segnale di disgelo, che prelude a uno sblocco definitivo? Non secondo Thambwe, che ha spiegato che i lavori della Commissione che si occupa di adozioni sono stati da lui stesso sospesi fino alla promulgazione di una nuova legge sulle adozioni internazionali.

Il blocco è nato oltre due anni fa, quando il governo congolese aveva ricevuto informazioni secondo le quali alcuni dei bambini già adottati erano stati maltrattati o dati in adozione a coppie omosessuali, cosa contraria alle leggi del Paese. Non solo: erano circolate voci che qualcuno di loro potesse essere stato vittima di abusi sessuali. Il governo ha così deciso di bloccare tutti gli iter in corso per un anno. Termine poi prorogato – a detta del governo – poiché alcune delle famiglie adottive avevano nel frattempo cercato di far espatriare i bambini con l’inganno. Alla frontiera con lo Zambia era stata smantellata una rete illegale che tentava di aggirare la decisione delle autorità congolesi e una donna belga era stata condannata a sei mesi di reclusione.

Il portavoce del governo, Lambert Mende, aveva precisato in agosto: “Per il principio di precauzione riteniamo che vada mantenuto il congelamento delle autorizzazioni. Informazioni ricevute da più parti in questi ultimi anni hanno mostrato situazioni inaccettabili: bambini adottati da famiglie cosiddette normali si erano ritrovati dall’oggi al domani schiavi sessuali. È nostro dovere proteggerli, dobbiamo assicurarci che le famiglie che li accolgono siano adatte. E ciò richiederà tempo. Prima di ogni autorizzazione, facciamo un’inchiesta caso per caso e non accetteremo alcuna pressione esterna. Le famiglie adottive portino pazienza”. Ma secondo la rivista Jeune Afrique le irregolarità ci sono eccome: i tribunali tollererebbero che i futuri genitori adottivi non si presentino di persona, al contrario di quanto previsto dalla legge, preferendo ingaggiare avvocati e intermediari che facciano pressione sui giudici. Con un costo fra i 30mila e i 50mila dollari.

Che poi ora il parlamento sia nelle condizioni di discutere e approvare rapidamente una nuova legge sulle adozioni internazionali non è affatto certo: il paese sta infatti attraversando una fase molto delicata, in vista delle elezioni del prossimo anno. Il presidente Joseph Kabila, che sta terminando il suo secondo mandato, pare intenzionato a trovare qualunque escamotage per rimandare il voto sine die. È stata da poco approvata una riorganizzazione dell’intera macchina dello Stato, con il passaggio delle province da 11 a 26, fatto che già in sé comporta un enorme lavoro di risistemazione burocratica che richiederà mesi di lavoro. La commissione elettorale indipendente ha appena perso il suo presidente e vicepresidente, dimissionari. Le elezioni locali non si sono mai svolte nonostante la costituzione le richieda.

Tutti elementi che potrebbero giocare a favore di Kabila: le opposizioni lo accusano di fare di tutto per procrastinare il voto, in attesa di capire quale sia la mossa migliore. In questo il presidente uscente è in buona compagnia: i suoi vicini stanno tutti modificando le costituzioni vigenti per eliminare il vincolo dei due mandati. Congo Brazzaville e Rwanda sono già incamminati su questa strada, mentre è di ieri l’ufficializzazione dell’ennesima candidatura in Uganda del presidente a vita Yoweri Museveni. In Burundi, dove il processo si è già concluso la scorsa estate con un’elezione farsa che ha riconfermato l’uscente Nkurunziza con un terzo mandato incostituzionale, tutti i donatori e i principali partner occidentali stanno tentando di piegare il regime con il blocco degli aiuti e dei finanziamenti. Kabila, da Kinshasa, osserva. Ed è per questo che la questione delle adozioni internazionali, visto il calibro dei Paesi coinvolti e il peso che la vicenda ha assunto nelle opinioni pubbliche, rischia di diventare strumento di pressione e merce di scambio nei prossimi mesi.