no tav 675

Il Tav, progetto dissennato sul quale questo governo, nonostante talune resipiscenze (si veda l’istruttiva vicenda del pentito Esposito, spedito a Roma con dubbi risultati), pare intenda procedere a tutti i costi, rappresenta senza dubbio un grave vulnus per la democrazia, l’ambiente e i diritti, a partire da quello fondamentale alla salute, delle popolazioni interessate.

Tale poco edificante vicenda costituisce peraltro anche una dimostrazione, di palmare evidenza, di quanto poco e male funzionino le istituzioni democratiche, lasciando insoddisfatte fondamentali domande e aprendo così la strada alla violenza come surrogato della democrazia partecipativa.

Ecco perché risulta importante l’azione di organismi non governativi ma prestigiosi come il Tribunale permanente dei popoli, di cui ho già avuto occasione di occuparmi, proprio in relazione alle tristi esperienze della Val di Susa. Tale Tribunale terrà a Torino-Almese una sessione dal 5 all’8 novembre, sul tema “Diritti fondamentali, partecipazione delle comunità locali e grandi opere”.

Nella scheda di presentazione di tale importante iniziativa si sottolinea come la sessione in questione  “prende le mosse dal ricorso 8 aprile 2014 con cui il Controsservatorio Valsusa e un folto gruppo di amministratori locali hanno denunciato la grave e sistematica violazione, con riferimento alla progettata costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione, di numerosi diritti fondamentali dei cittadini e della comunità della Val Susa, chiedendo il relativo accertamento con le deliberazioni conseguenti”.

Il caso del Tav, per quanto grave, non costituisce peraltro un’evenienza isolata: “I ricorrenti hanno fin dall’inizio segnalato che la situazione della Val Susa, lungi dall’essere un caso isolato, è espressione di un modello di sviluppo, diffuso in tutto il pianeta, che produce devastazioni ambientali lesive dei diritti fondamentali dei cittadini attuali e delle generazioni future e che estromette dalle scelte le popolazioni direttamente interessate”. Il caso del Tav verrà, quindi analizzato nel contesto costituito da una serie di casi analoghi, come ad esempio il caso Messico, quello dell’industria mineraria del Canada, il fracking, la costruzione dell’aeroporto di Notre Dame des Landes in Francia e la realizzazione del progetto Mose a Venezia. Filo conduttore di tutti questi casi è la volontà di deliberare a prescindere dalla volontà della popolazione, specie di quella locale, imponendo ad essa scelte generalmente dannose e pericolose in modo estremo dal punto di vista ambientale e del diritto alla salute.

Con specifico riferimento alla Val di Susa saranno analizzati quattro aspetti “: a) l’impatto ambientale e i gravissimi rischi per la salute degli abitanti derivanti dallo scavo del tunnel in una montagna ricca di amianto e di uranio e dai relativi lavori preparatori, con diffusione nell’atmosfera delle polveri sollevate; b) la conclamata inutilità dell’opera, voluta da grandi gruppi imprenditoriali e bancari, sia per la sufficienza della ferrovia già esistente (utilizzata oggi per meno di un quinto delle sue potenzialità) sia per la caduta verticale del traffico merci e passeggeri sulla direttrice est-ovest (in diminuzione anche su strada); c) lo sperpero di denaro pubblico, ammontando i costi dell’opera, in base ai preventivi, a 26 miliardi di euro (in un contesto in cui, nelle grandi opere pubbliche, i costi finali, nel nostro Paese, superano mediamente di oltre cinque volte quello preventivato); d) il mancato coinvolgimento del territorio, lo scavalcamento delle istituzioni locali e l’assenza di qualsivoglia meccanismo di consultazione o di partecipazione dal basso alle decisioni sia dalla fase iniziale (in cui è decisivo l’intervento delle popolazioni locali, anche alla luce della Convenzione di Aarhus del 1998)”.

I soggetti posti sotto accusa sono gli enti promotori della linea Torino-Lione e le apposite società di attuazione, il governo italiano (anche nelle persone di chi ha presieduto l’Osservatorio per il collegamento ferroviario Torino-Lione), la Commissione petizioni del Parlamento europeo e il coordinatore Ue del Corridoio mediterraneo nell’ambito delle infrastrutture Ten-T (Trans European Network – Transport).

I testi degli esposti e documenti prodotti e altre informazioni e immagini sulla sessione possono leggersi sul sito www.controsservatoriovalsusa.org. Un contributo importante all’informazione obiettiva su e alla lotta sacrosanta contro un’opera che non s’ha da fare.