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Presidente Renzi, come è possibile che nel disegno di legge di Stabilità 2016 non ci sia nulla, ma proprio nulla, neanche un euro per favorire la diffusione degli asili nido?

Ma tu guarda se nella foga di inserire, togliere, scrivere e riscrivere norme di berlusconiana memoria come l’inserimento del canone Rai in bolletta, l’aumento del tetto alla circolazione del contante e un bel po’ di aiuti a pioggia da riservare alle imprese, ci si doveva dimenticare di rifinanziare le misure per favorire la diffusione degli asili nido, al netto di una manovra sostanzialmente priva di investimenti pubblici per il rilancio dell’economia. Con tagli alle regioni che ammontano a oltre 10 miliardi di euro e una spesa pubblica sempre più depressa che darà luogo, inevitabilmente, al progressivo annientamento di gran parte dei servizi dovuti nei confronti delle persone. In uno Stato, caro presidente, che a un certo punto, di taglio in taglio, non sarà più in grado di rispondere neanche a se stesso.

Di asili nido pubblici, il Paese ha bisogno. Lo si è detto e ribadito miriadi di volte. Perché gli asili non esistono, sopratutto al Sud, dove il 54% delle strutture ha carattere privato e non pubblico, con buona pace di tutte le speranze che la gente continua a nutrire in attesa che venga presentato quel famoso Master Plan per il Mezzogiorno.

L’ultimo stanziamento oggi previsto per favorire la diffusione degli asili nido risale all’anno scorso. Dopodiché nulla, il vuoto totale, visto e considerato che la nuova legge di Stabilità non ha rifinanziato il fondo che la legge di Stabilità 2015, al comma 131, aveva istituito con una dotazione di 112 milioni di euro per il solo anno 2015, da destinare a interventi in favore della famiglia, di cui una quota pari a 100 milioni di euro riservata per il rilancio del piano per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.

A questo punto c’è solo da sperare che qualche senatore attento si preoccupi di presentare un emendamento per rimpinguare questo fondo e che il governo, si spera, non faccia problemi ed esprima un parere favorevole. Tanto si sa, la copertura finanziaria alla fine si trova sempre, ma l’intervento emendativo bisogna volerlo realmente.

Anche perché, signor presidente, mica pretenderà che la gente si accontenti di quella micro-misura contenuta nella legge di Stabilità 2016 che nulla ha a che fare con la diffusione degli asili nido. Intendo quella misera misura per cui vengono aumentati i beni esentasse che l’azienda può offrire ai dipendenti per la fruizione di servizi di educazione ed istruzione anche in età prescolare, quella sorta di voucher universale previsto dall’articolo 12, comma 8, spendibile, tra le altre cose, anche per gli asili nido. Del resto, in questo Paese non tutti lavorano in azienda, esistono anche i dipendenti pubblici.

Quell’intervento, tra le altre cose, si rivelerà ben poco utile anche per gli stessi dipendenti aziendali, visto che la relazione tecnica mette nero su bianco che ad ogni dipendente sarà riconosciuta una somma supplementare agevolata di appena 25 euro, un aiuto aggiuntivo di circa 2 euro al mese mi pare per quel genitore, dipendente aziendale, che riesca a permettersi un asilo privato o riesca a rientrare miracolosamente nella graduatoria di una struttura pubblica. E le badanti? Anche per loro varrà lo stesso principio.

Sarà, ma ogni giorno che passa continuo a domandarmi se Lei Presidente abbia capito realmente dove viviamo e si renda conto della portata dei problemi che affliggono le famiglie che sono stanche di brancolare nel buio mentre si presentano manovre di finanza pubblica con improbabili tweet, senza coperture, per dare l’idea di fare qualcosa che però imbocca la direzione sbagliata.