“Con Alfano abbiamo discusso più volte, questa volta ha vinto lui”. Così il ministro della Cultura Dario Franceschini, in un’intervista a Radio 24, butta la palla nell’altro campo della maggioranza, quello di Ncd, sulla responsabilità della decisione di alzare il tetto all’uso dei contanti a 3mila euro, dai mille attuali. “Una misura – dice – che non mi piace, l’ho detto anche in Consiglio dei ministri, dopodiché, com’è giusto che sia, mi sono adeguato alla volontà della maggioranza“. Quindi non solo Alfano, ma anche larga parte del Pd e dei renziani, come del resto ha confermato il ministro Padoan il 23 ottobre scorso, dicendo pubblicamente “di aver cambiato idea, come noto sul fatto che l’ammontare del contante sia un fattore rilevante o molto rilevante ai fini della lotta all’evasione fiscale”. E la conferma diretta arriva proprio dal ministro dell’Interno: “Su innalzamento tetto contante – spiega Alfano – Franceschini dice che ho vinto. Ha ragione e vigileremo perché la vecchia sinistra non ottenga passi indietro”.

Quello dell’innalzamento del tetto sull’uso del contante non è l’unico fronte aperto all’interno del governo in tema di evasione. Questa mattina il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha dato un vero e proprio aut aut al direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, che da giorni lamenta l’insostenibilità del piano di razionalizzazione delle agenzie fiscali “che rischiano di morire e restano in piedi solo grazie alla buona volontà delle persone che ci lavorano”. Zanetti, intervistato da Repubblica scarica così Orlandi: “Se continua a esternare il suo malessere e a dire che così l’agenzia muore, le dimissioni diventano inevitabili“. Zanetti è stato prima smentito dal ministero dell’Economia che ha riconfermato la stima nei confronti della Orlandi e poi ha chiesto a Renzi un incontro urgente sul punto. Ma qui si apre un altro fronte interno alla maggioranza, con l’ex capogruppo del Pd, il bersaniano Roberto Speranza che definisce “l’affondo” di Zanetti “inaccettabile” e “un segnale preoccupante che nel governo c’è chi lavora per allargare le maglie della lotta all’evasione fiscale. E’ il momento che Padoan chiarisca la posizione del governo su un tema così delicato”.

E se entrambe le questioni sono terreno di scontro nel governo, è in particolare il tema dell’uso del contante a scatenare appelli da parte della società civile. E’ di due giorni fa l’appello di Libera (vai alla campagna): “Portare l’uso del contante a 3mila euro è un errore, perché non farà aumentare i consumi e renderà invece più semplice mettere in circolazione denaro proveniente dall’economia sommersa, dando un segnale di cedimento di fronte all’enorme problema dell’evasione fiscale. Chiediamo che venga mantenuta la soglia dei mille euro e che l’Italia si impegni a fare quel che altri Stati europei hanno messo in pratica da tempo: semplificare l’impiego delle carte di credito e dei bancomat, in modo che possano essere usati da tutti a prezzi molto più contenuti. Vogliamo che il governo ritiri il provvedimento presentato nel Consiglio dei ministri. Chiediamo un messaggio chiaro a Camera e Senato, quando la legge di Stabilità andrà in aula”. Il presidente dell’associazione impegnata contro l’attività criminale, don Luigi Ciotti, riassume così: “Sono norme che rischiano di facilitare gli affari sporchi“.

Il governo, però, a parte il distinguo di Franceschini che ne fa un problema di interessi di partito di Ncd (salvo poi dire che la maggioranza del Cdm ha votato a favore), mantiene il punto. Nella relazione illustrativa al disegno di legge Stabilità arrivato domenica in Senato dopo esser stato firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si legge: “L’innalzamento della soglia, a fronte di studi che escludono un indice di correlazione diretta tra utilizzo del contante ed evasione fiscale, assolve all’esigenza di garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogni di stretto consumo, oltre che per allineare la soglia prevista dall’ordinamento italiano alla scelta degli Stati Membri, diretti competitors dell’Italia, tendenzialmente attestati su politiche meno restrittive”. Dunque, secondo l’esecutivo, girare con tremila euro in contanti in tasca favorisce il soddifacimento di bisogni primari.