Si chiama “Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito” ed è al vertice di una serie di associazioni che costituiscono la cosiddetta “galassia radicale”. Fra queste associazioni una – “Radicali Italiani” – è il partito radicale inteso nel senso più tradizionale della parola: quello, per esempio, che si presenta alle elezioni. Come si diceva a scuola, Ufficio Complicazioni Affari Facili-Ucaf.

Ho fatto con  l’Associazione Luca Coscioni un paio di scioperi della fame, ma dovevo dire che facevo un “satyagraha”, un termine coniato da Gandhi per indicare le azioni di resistenza passiva o di insistenza per conoscere la verità. Mi sembrava di essere uno dei fanatici indiani che rendono favoloso il finale di “Gunga Din”.

Una volta, mentre intervenivo ad una riunione nella sede di Largo Argentina per annunciare che dopo molti anni avevo di nuovo preso la tessera (erano i giorni della speranza, quelli della “Rosa nel Pugno”), la platea mi correggeva ogni volta che dicevo il “Partito Radicale” invece di “Radicali Italiani” e viceversa.

I Radicali si danno di volta in volta obiettivi importanti – il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza e tanti altri – lasciando alle associazioni della galassia il perseguimento di altri obiettivi non  meno importanti, come quelli di cui si occupa l’Associazione Luca Coscioni, di cui sono da dieci anni un collaboratore.

Gli obiettivi principali – in questa fase quasi esclusivi –  di Radicali Italiani sono la giustizia e l’amnistia. Di tutti gli altri problemi del Paese – quelli che coinvolgono e stravolgono la vita degli italiani ed  interessano vivamente coloro che fanno o vorrebbero fare politica in modo pulito – non si occupano se non occasionalmente.

Il loro “Grande Capo” è Marco Pannella. Nel 1964 ho contribuito, con Marco ed altri amici radicali, socialisti e comunisti, a dar vita al Comitato per l’Unità della Sinistra Italiana – Cusi, dando prova ad un tempo di una illimitata capacità di sognare e di una eccessiva fiducia nelle “magnifiche sorti e progressive” del Paese. Dunque, la mia amicizia e la mia stima per Marco vanno “al di là di ogni  ragionevole dubbio”: ancora di recente, in occasione della laurea ad honorem assegnatagli dall’Università di Teramo, sono stato con lui nel nostro comune Abruzzo ed ho scritto un articolo pubblicato a tutta pagina sul “Centro”.

Ora però, alla vigilia del Congresso di Radicali Italiani, cui non potrò partecipare per ragioni di salute, rivolgo a Pannella una calda preghiera: sostenga la candidatura alla Segreteria di Riccardo Magi, che ne è già il Presidente.

Conosco bene Magi perché è stato con me fra i promotori dello “Osservatorio Civico per Roma”, un “pensatoio” che ha riunito una ventina di personalità della cultura romana. L’Osservatorio ha organizzato un paio di convegni sul futuro di Roma. Nelle fasi di preparazione e poi nelle sue relazioni ai due convegni Riccardo ha dimostrato una competenza ed una capacità di analisi e di proposta rarissime in un “quasi quarantenne”: qualità, del resto, che gli sono riconosciute da tutti nel suo ruolo di consigliere comunale a Roma, perfino dai giornalisti della cronaca romana, molto spesso disinformati sui personaggi che concorrono a governare la Capitale.

Riccardo ha già annunciato in estrema sintesi il suo programma: ampliare le linee di azione di Radicali Italiani fino a comprendere i principali nodi che vanno affrontati per arrestare il declino economico e prima ancora morale dell’Italia.

Sarebbe naturalmente ingiusto spiegare solo con le ardite prese di posizione di Pannella il fatto che gli iscritti alla “galassia radicale” sono sempre fermi ai soliti attempati aficionados e che una forza politica con tanta energia politica e morale non sia rappresentata in Parlamento ed abbia solo qualche sporadica presenza nella complessa realtà degli enti locali. Ma certo non hanno giovato – soprattutto nei fondamentali rapporti con il Pd – alcune sue uscite sopra le righe (una per tutte, aprile 2013: “attentato alla Costituzione”) contro Giorgio Napolitano, il primo loro rappresentante che gli ex comunisti, in 70 anni di storia repubblicana, sono riusciti a portare al Quirinale.

Silvio Berlusconi

Ormai da molti anni, quando cerco adepti per il Partito Radicale, avverto un senso di fastidio per l’arroccamento su pochi temi ritenuti non essenziali e per molte delle scelte politiche: dall’elezione al Parlamento di un personaggio bieco come Toni Negri alla fase di sostegno a Berlusconi fino alla indigeribile apertura a Francesco Storace da parte della forza politica che si richiama ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

La mia opinione è che oggi – dinanzi allo sfascio del Pd e del berlusconismo ed all’avanzare di forze politiche per diversi aspetti inquietanti come Lega e Cinque Stelle – un Partito Radicale rinnovato, con un programma laico e riformista come quello che è nel suo Dna, che abbia non due nomi ma uno solo e magari rinunci a qualche stanco rituale, potrebbe riacquistare un suo spazio, soprattutto fra i giovani in cerca di personale politico onesto e competente, ed anche una rappresentanza politico-parlamentare all’altezza della sua storia e dei suoi meriti. Quando vedo ed ascolto in televisione la maggior parte dei bruti che ci rappresentano in Parlamento e negli enti locali – il Vico direbbe “bestioni tutta ferocia e stupore” – mi ribello all’idea che i Radicali, per la loro incapacità di darsi una struttura e delle linee di azione politica “normali”, non riescano a mandare in Parlamento persone di capacità e di livello molto elevato come Riccardo Magi, Mirella Parachini, Marco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby e Mario Riccio (cito i miei amici più stretti, consapevole di lasciar fuori tanti “compagni” non meno meritevoli).

Concludo con un appello ad Emma Bonino, la persona che più stimo nella “galassia radicale” (per rispondere alla sua recente chiamata, mi sono nuovamente iscritto al Partito Radicale): metta in campo la sua serena autorevolezza per favorire l’avvento alla guida dei Radicali di un giovane capace di rinnovare e rilanciare il Partito cui Emma ha dedicato per una vita le sue straordinarie doti di intelligenza e di passione.

E a Marco Pannella dico: sii grande ancora una volta.