Ogni anno milioni di pulcini maschi, considerati inutili alla produzione di uova, vengono uccisi subito dopo la nascita. I pulcini maschi vengono considerati al pari di oggetti “difettosi” e come tali devono essere smaltiti con metodi legali. Secondo le normative europee, essi possono essere uccisi tramite gassificazione o triturazione, ovvero gettati vivi nel tritacarne.

Solo in Germania vengono uccisi 45 milioni di pulcini maschi l’anno. Il governo tedesco, però, cedendo alle pressioni degli attivisti per i diritti animali che da anni si battono per l’eliminazione di questa brutale pratica, ha trovato un’alternativa, avvalendosi dell’aiuto di un gruppo di scienziati. Un’incubatrice sarà in grado di determinare il sesso di ciascun uovo fecondato prima che il pulcino si sviluppi al suo interno, così quelle identificate come “generatrici” di pulcini maschi saranno rimosse; le uova considerate dall’industria “difettose” non verranno distrutte ma utilizzate per altri prodotti. Christian Schmidt, ministro dell’Agricoltura tedesco, ha detto che tutte le aziende saranno dotate di queste macchine tecnologiche entro la fine del 2016.

Se siamo venuti a conoscenza di ciò che avviene nelle fabbriche di uova siano esse in batteria, a terra, all’aperto o biologiche, è grazie alle investigazioni, che hanno divulgato le immagini dei metodi di uccisione degli animali ritenuti “scarti di produzione”. Nel 2009, Mercy for Animals, ha diffuso in rete un video girato sotto copertura nello stabilimento di Hy-Line nello stato dell’Iowa, e, grazie a questo importante documento, abbiamo visto per la prima volta il passaggio dei pulcini maschi vivi direttamente dall’incubatoio al tritacarne.

La decisione della Germania di porre fine a questa pratica crudele entro il 2017 mostra certamente una maggiore sensibilità verso gli animali, pertanto ci auguriamo che questo paese faccia da apripista per l’abolizione di tale operazione. A mio avviso, dobbiamo accogliere con positività la scelta del governo tedesco, ma non possiamo e non dobbiamo accontentarci semplicemente di quest’apertura che garantisce solamente maggior benessere, perché le fabbriche delle uova, oltre ad essere contenitori di sofferenze, sono luoghi dove gli animali vengono sfruttati, abusati e poi uccisi per la produzione della carne al pari degli altri allevamenti. Concordo con Mimi Bekhechi, direttore della People for the Ethical Treatment of Animals (Peta), che ha dichiarato: “Le sorelle dei pulcini maschi devono sopportare un destino altrettanto orribile finché la gente mangia le uova. L’unico modo per aiutare i pulcini maschi e femmine è quello di prendere la decisione etica di smettere di mangiare le uova e la carne e passare a un’alimentazione a base vegetale”.

Come non dargli ragione? Ai pulcini femmina viene tagliata la punta del becco con un’apposita macchina per evitare che si feriscano. L’amputazione del becco è una pratica che segna per sempre la vita di questi animali, costringendoli a convivere con dolori acuti, poiché questa parte del corpo è ricca di terminazioni nervose. Le galline, ammassate in gabbie minuscole, non possono spiegare le ali, si calpestano l’una con l’altra e il sovraffollamento contribuisce a provocare negli animali ferite, zoppie, atrofizzazione degli arti e, nel peggiore dei casi, la morte. Per gli allevatori sono numeri e difficilmente investono soldi in cure veterinarie per guarirle; preferiscono lasciarle morire tra atroci sofferenze.

Mi appello a tutti voi: “Non consumate uova di qualsiasi allevamento esse siano, perché dietro la produzione di questo alimento c’è sempre tanto dolore”. Anche negli allevamenti biologici i pulcini maschi devono essere smaltiti secondo le leggi europee e le galline, una volta diventate poco produttive, subiscono la stessa sorte degli altri animali considerati da reddito: dopo essere state uccise, vengono trasformate in pezzi e vendute dai vostri macellai di fiducia o riposte nelle vaschette di polistirolo per la grande distribuzione.

Attenzione: le immagini riportate in questo video potrebbero urtare la vostra sensibilità