1980‘1980’, dello scrittore inglese David Peace (pubblicato in Italia da Il Saggiatore e tradotto da Marco Pensante) è il terzo e penultimo atto (in Inghilterra il ciclo e conosciuto come Red Riding Quartet da cui è stata tratta una serie televisiva) di quattro romanzi che mettono in primo piano le sanguinose gesta dello Squartatore dello Yorkshire (nella realtà tal Peter Sutcliffe, un autista di mezzi pesanti che dal 1975 al 1980 uccise tredici donne e cercò di assassinarne altre sette).

La storia prende avvio nei giorni precedenti a Natale, in un clima cupo e tesissimo: l’8 dicembre sulla 72ª strada, nell’Upper West Side a New York, davanti al Dakota Building, Mark Chapman, l’uomo che deterrà il primato, a ragione, dell’uomo più odiato del secolo, spara, uccidendolo, a John Lennon; i militanti dell’IRA, in galera, iniziano il primo sciopero della fame; ci sono manifestazioni di lavoratori, il tessuto industriale del Regno Unito si sta arrugginendo, un sistema produttivo incancrenito dalle divisioni di classe sempre più accentuate.

Lo Squartatore ha appena ucciso la sua tredicesima vittima e Peter Hunter, ispettore di polizia di Manchester, viene incaricato di capeggiare una squadra di esperti che dovrà recarsi a Leeds per rivedere tutte le indagini portate avanti dai colleghi dello Yorkshire che, dopo tanti anni, non sono ancora riusciti ad avvicinarsi allo spietato killer. Ben presto Hunter si scontrerà con l’ottusità dei potenti locali e dei loro sottoposti, ascolterà le confidenze di personaggi scomodi (alcuni già presenti in 1974 e 1977), sarà vittima di vendette e intimidazioni, naufragherà contro le bugie orchestrate da chi dovrebbe mettere in luce verità imbarazzanti.

David Peace usa un ritmo di scrittura estremo, lirico e allucinato. La sua è una letteratura psichedelica dell’orrore, che seziona una profonda Inghilterra buia, industriale e piovosa dove gli esseri umani non ridono mai, vagano perduti, sprofondati in un nichilismo senza possibilità di rivalse o corrono andrenalinici verso soluzioni di comodo, stravolti da incubi e ricordi devastanti.

Come per gli altri suoi romanzi, l’autore inglese usa le parole in modo ossessivo, gioca con le ripetizioni esasperate, tratteggia dialoghi secchi, sincopati, così come lo sono le caratteristiche dei luoghi e delle persone. Meno estremo, a livello linguistico, di Red or Dead, ma in linea con le allucinazioni create in 1974 e 1977 (e in parte anche ne Il maledetto United), David Peace scrive l’ennesimo buon libro, in cui afferma una sua personale tipologia di scrittura e dove le vicende storiche, il tabloid, il noir e le letture mistiche si fondono in un mix riuscitissmo che riesce a ricreare un Paese, l’Inghilterra, e l’inizio di un decennio, gli anni Ottanta, in modo magistrale.