Canada, le mucche della fattoria di Upton

A proposito di macelli e macellazione, che cosa vi sembra peggio: sapere che la mucca la cui bistecca si usa servire in tavola è morta straziata nel terrore, oppure sapere che nel ventre di quella stessa mucca c’era anche un feto di vitello morto più lentamente di sua madre quasi sempre per soffocamento?

Mancano statistiche ad hoc. Che cosa avvenga a livello europeo in questo campo nessuno sa con certezza. Ma un Paese dove si fanno ponderose indagini su ogni cosa, la Germania, ha stimato che ogni anno sul proprio territorio vengono macellate fino a 180.000 mucche gravide: “Una pratica totalmente inaccettabile” l’ha definita il ministro dell’agricoltura Christian Schmidt (Csu). Persino l’associazione degli allevatori tedesca e i rappresentanti dei macelli si dicono d’accordo: bisogna farla finita con questo spreco di vite.

Già, ma come? L’uccisione di animali gravidi si svolge nei macelli d’Europa in modo legale: non solo bovini ma pecore, capre, cavalli, maiali, chiunque può venire macellato in qualunque momento del suo breve ciclo vitale, gravidanza compresa. E poiché non c’è norma che legiferi sul destino dei feti, essi vengono quasi sempre lasciati morire lì dove sono, per asfissia. Un processo che può durare anche venti minuti e più. Troppo brutto? Parrebbe di sì, se è vero che adesso quattro paesi nordici – Danimarca, Germania, Olanda e Svezia – si sono uniti per chiedere all’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, di formulare un’opinione ufficiale sull’uccisione degli animali gravidi. Una serie di quesiti “scientifici” che si possono così riassumere: soffrono oppure no i feti abbandonati nell’utero di una madre morente e/o già morta di morte violenta? A partire da che età essi cominciano a soffrire? E posto che soffrano, come rimediare?

Nella richiesta sottoposta all’Efsa (ispirata, così si legge, da problemi di “benessere animale”, animal welfare) nessun pensiero va alla sofferenza estrema, accertata, documentata degli animali adulti, di qualsiasi sesso e di qualsiasi specie, allevati e macellati a milioni ogni giorno in Europa e nel mondo (solo un esempio tra decine, il sito dell’associazione inglese Animal Aid). Ma se credete che la questione dei feti moribondi possa indurre qualcuno a ripensare da capo l’intera questione, sbagliate. Già gli estensori della richiesta non si propongono granché: “Anche se la pratica di uccidere animali gravidi venisse proibita, si può presumere che un certo numero di animali verrebbe comunque portato al macello occultandone lo stato”, affermano con sano realismo nella relazione sottoposta all’Efsa. E quindi il rimedio non va cercato lontano: basterà infatti stabilire in qual modo si possano “tramortire e uccidere i feti delle principali specie di allevamento” dopo la morte della madre. E magari trovare un sistema per “ridurne il numero”.

Questo vien chiesto alle istituzioni di Bruxelles. E che ci vorrà mai, che volete che sia. Le mucche, da brave, affrontino il momento del trapasso con coraggio: a sistemare i loro piccoli, semmai fossero gravide, provvediamo noi. E sia benedetta la bistecca.