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Bisogna canzonare ogni forma di ipocrisia, con sguardo critico. Occorre molta attenzione a non farsi ingannare dai luoghi comuni, ne deriverebbe un occultamento della verità.

Quelli che sono ossessionati da muscoli, dieta e palestra. Si pavoneggiano, nelle rare occasioni in cui passeggiano all’aria invece di fare jogging, raccontando di come sono riusciti a scolpire il fisico statuario. Nessuno ha mai avuto il coraggio di spiegare ai palestra-dipendenti che, spesso, un aggettivo azzeccato è molto più erotico della tartaruga che coltivano con tanta cura?

Quelli che si ostinano a parlare in stretto dialetto calabrese o siciliano, anche se vivono al Nord ormai da decenni.

Quelli che, la maggior parte, sono innocenti, non hanno fatto nulla, si tratta di un errore e la prossima settimana andranno a casa.

Quelli che, appena tornati dal colloquio con l’educatrice, raccontano in sezione di come per l’ennesima volta l’hanno presa per i fondelli recitando la parte del povero padre di famiglia che: “Dottoressa, con i bambini piccoli che hanno fame, cosa dovevo fare? Sono dispiaciuto, mi rendo conto dell’errore, sto cercando un lavoro qualsiasi, purché onesto, anche a pulire i cessi, ma ho bisogno di un’altra opportunità”. “Ragazzi! Ci è cascata come una pera cotta. Volete sapere cosa faccio appena esco? Faccio il giro dei bar dove mi conoscono, lascio pagate alcune bottiglie di champagne in modo che si capisca che è tornato ‘il mago’. Quello che mi rompe veramente le scatole è che mi hanno sequestrato bilancia e pressa e le dovrò ricomprare”.

Quelli che: “La prima cosa che faccio quando esco è di andare a prendere a quello che mi ha infamato, ed è per colpa sua che io mi sto facendo la galera”.

Quelli che: “Io non sono come tanti altri morti di fame che lasciano i figli e la famiglia senza un soldo, a casa da me, mia moglie qualsiasi nascondiglio apre trova mazzette di soldi; è così che si lavora, pensando al futuro”.

Quelli che: “Io sono un duro, a me non me la fa nessuno…”, sono gli stessi che poi si vendono per un ciuffo di tabacco.

Quelli che: “Il segreto di un buon criminale è quello di lavorare da solo. Oggi come oggi non puoi avere fiducia di nessuno, perché – caro mio – ti cantano”!

Quelli che quando arriva la spesa si accorgono che: “Quei bastardi non mi hanno caricato soldi. Eppure io nella mia vita di soldi ne ho girati tanti. Mi trovo così per colpa degli amici, sono troppo buono”.

Quelli che: “Ho dieci figli, tre matrimoni alle spalle, ho già scontato trent’anni di galera e ne devo fare altri quindici”, che dovrebbe avere l’età di matusalemme e invece ne ha meno di cinquanta.

Quelli che: “Ho già tutto pronto, c’è la casa, c’è il lavoro, il mio avvocato è culo e camicia con il giudice”. Da più di sei mesi vanno ripetendo: “Domani esco, me l’hanno garantito>>.

Quelli che: “Affronterò il processo a piede libero. Mio padre, l’avvocato e il giudice sono andati a cena ieri sera per mettersi d’accordo”. Al processo, ovviamente, gli hanno rigettato la richiesta di domiciliari.

Quelli che: “Che cosa ti lamenti per due anni di galera che devi fare? Se li avessi io me li farei al cesso”.

Quelli che: “Sono arrivato all’Aeroporto della Malpensa con una valigia, senza sapere cosa contenesse. Quando gli sbirri mi hanno fermato, hanno bucato la valigia. Bianco Natale”.

Quelli che, seduti sui gradini delle scale, in attesa che venga aperto il cancello che porta al piano socialità si guardano in faccia e: “Ma noi, che cosa ci facciamo in mezzo a tutti questi delinquenti?”. Uno ha ammazzato il padre, ma si è trattato di un incidente, è caduto sulla lama del coltello; l’altro, se non fosse partito accidentalmente il colpo, non avrebbe ammazzato l’uomo che era andato a minacciare