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Renzi avrebbe dovuto fare la legge di riforma del sistema radiotelevisivo, buttando definitivamente l’ad personam Gasparri, prevedendo una diversa distribuzione della pubblicità tra servizio pubblico e tv commerciale, invece di una modesto cambio di governance della Rai.

La notizia, data durante l’intervista con Lucia Annunziata, di abbassare il canone Rai nella prossima legge di Stabilità, portandolo da 113,50 euro a 100, inserendolo nella bolletta elettrica per combattere definitivamente l’evasione. A parte il fatto che, come ha detto Patrizia Grieco, presidente dell’Enel, sarebbe “un’operazione impossibile” (il mercato è liberalizzato, gli operatori sono tanti), l’idea (non certo un copyright di Renzi) ha ricevuto parecchie contestazioni.

Il primo pensiero della concorrenza non è andato agli italiani che risparmieranno 13,50 euro, ma al malloppo che entrerà nelle casse della Rai. Sul Tg7, dopo incomprensibili calcoli, il giornalista ha sentenziato che le entrate del servizio pubblico aumenterebbero di circa 1 miliardo di euro: da 1,6 a 2,6 miliardi, con la pubblicità la Rai supererebbe i 3 miliardi.

Il canone Rai è l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano. In Europa siamo il paese che ha il canone più basso: la Francia lo fa pagare 131 euro, il Regno Unito 174, la Germania 216. Copre il 65% dei ricavi della Rai mentre per la Bbc, che non ha pubblicità, rappresenta il 73,6%, per France Televisions l’82,5% e per la tedesca Ard l’84,7%.

In Francia e in Germania la pubblicità va in onda solo in certe fasce orarie. Sarebbe stato importante diminuire l’imposta all’interno della riforma del sistema. Ascoltando Renzi dall’Annunziata la sensazione è stata quella, com’è accaduto per gli 80 euro in busta paga, di propaganda elettorale, nonostante che sull’evasione siamo primi in Europa.

Per quanto riguarda il canone Rai ha superato il 30% (secondo i dati ufficiali, che non concordano con quelli de La7, ammonterebbe a circa 600 milioni), contro 1% di Francia e Germania, il 5% del Regno Unito, più o meno il 10% nelle indisciplinate Danimarca e Svezia.

Contrari all’inserimento del canone nella bolletta dell’elettricità sono: l’Adusbef e Federconsumatori che accusano Renzi di voler far pagare l’imposta anche a chi la tv non ce l’ha; Chicco Testa, presidente dell’associazione Assoelettrica: “Il consumatore non saprebbe più cosa sta pagando”, suggerendo al governo di inserirlo nelle bollette del telefono e del gas, senza tener conto che molte famiglie usano i cellulari e scaldano con l’elettricità. La guerra agli evasori va fatta sempre, non a seconda della convenienza.

Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2015