Ottomila nomi sulla maglia, per ringraziare uno per uno i tifosi che hanno salvato la squadra dalla bancarotta. È l’iniziativa dell’Heart of Midlothian, club di Edimburgo, che negli ultimi anni è stato vicinissimo a scomparire dal panorama del calcio scozzese per colpa del banchiere lituano Romanov, presidente avventuriero che ha sedotto e abbandonato gli Hearts. Solo i soldi e la passione dei supporter hanno permesso alla società di sopravvivere alla retrocessione e al dissesto finanziario. E adesso la nuova dirigenza rende omaggio ai suoi benefattori, dedicando loro la terza maglia.

La divisa si presenta apparentemente bianconera, con bordi granata. In realtà, le strisce su tutta la parte centrale della maglia non sono righe di colore ma parole. Andrew McReddy, Aaron McPaerson, John Harier, Kenneth Holden, e così avanti per ottomila nomi e cognomi. Stampati fitti fitti, per un enorme grazie collettivo. Sono i membri della “Foundation of Hearts” che nel 2013 hanno messo mano al portafoglio per salvare la loro squadra del cuore, e diventarne proprietari.

La storia comincia nel 2004, quando Roman Romanov, banchiere lituano, acquista il club con slogan altisonanti, promettendo di portare gli Hearts in cima al mondo, fino alla conquista della Champions League. I primi due anni in effetti sono incoraggianti: la squadra si piazza al secondo posto in campionato, si qualifica all’Europa League, vince la coppa nazionale. Poi comincia il declino: il ricco patron si stufa, le prestazioni calano. E nel 2011 arrivano i primi problemi finanziari.

Due anni dopo il fallimento della Ukio Banks, la controllante del club, porta la società in amministrazione controllata. Le irregolarità amministrative determinano una penalizzazione di 15 punti: nonostante una grande rimonta sul campo, la retrocessione è inevitabile. Con lo spettro si scomparire nel nulla, inghiottiti dai debiti. È qui che entrano in ballo i tifosi. Prima acquistano oltre 10mila abbonamenti per permettere alla squadra di finire la stagione. Poi si costituiscono in associazione (la “Foundation”, appunto) e presentano un’offerta formale per rilevare la società.

Serve un milione di sterline per far uscire il club dall’amministrazione controllata; poi altri 2,6 milioni per acquistare il 75% delle azioni, e 2,8 milioni di euro da destinare al capitale sociale. I soldi arrivano dalle donazioni mensili di oltre 8mila fan, e da un prestito della Bidco, che dovrà essere ripagato nei prossimi anni (intanto la società di proprietà di Ann Budge controlla il club).

L’operazione è riuscita: gli Hearts si sono salvati, e lo scorso marzo sono risaliti nella massima serie, vincendo la Serie B scozzese con una cavalcata trionfale. Oggi la società dice ottomila volte grazie a chi ha permesso tutto questo. E la divisa, in vendita al prezzo ordinario di 45 sterline nonostante i maggiori costi di produzione, servirà a raccogliere ulteriori risorse per il futuro della squadra. Che ormai appartiene ai suoi tifosi.

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