andrea - pazienza

Un appuntamento di tradizione il Festival del fumetto Le strade del Paesaggio di Cosenza, ormai alla sua nona edizione. Consacrato quest’anno alla figura di Batman, dal 9 al 25 ottobre il Museo del fumetto sarà inondato a tempo pieno (dalle 10 alle 20) di eventi per tutte le età e area kids: 7 locations diverse per 6 mostre, 7 workshop, 7 case editrici, 43 ospiti. Dalle donne di Milo Manara a Zagor con l’innovazione di un’area videogames, un cosplay contest, un accordo con Trenitalia: chi verrà al festival avrà diritto al 20% di sconto sul biglietto di viaggio e ingresso gratuito alla mostra di Manara (unico evento a pagamento). Grande fermento, attese in città da tutto il Mezzogiorno e non solo, per una Calabria altra di cui spesso poco si sa.

Un contenitore culturale con un appuntamento d’eccezione: protagonista Andrea Pazienza, in quella stessa Cosenza qualche anno fa set del film sul personaggio uscito dalla sua matita, Fiabeschi torna a casa, seguito a Paz!, il film di Renato De Maria. Nella straordinaria cornice del Teatro Rendano, il solo teatro di tradizione che c’è in Calabria, per l’occasione location rock, dove la lirica cede il passo ad un’altra forma d’arte: la narrativa illustrata e pittorica, venerdì 9 ottobre ci sarà Marina Comandini. Con lei la storica moto di Andrea Pazienza.

Nella collezione permanente del Museo del Fumetto (che proprio Marina Comandini poco più di due anni fa inaugurò insieme a Mario Oliverio, attuale governatore della Calabria) sarà esposta la motocicletta di Pazienza, con quel bauletto disegnato da lui raffigurante Zanardi (Zanna), mitico personaggio cui Stefano Benni dedicherà una delle Ballate. Un evento da non perdere, frutto d’un sodalizio che lega la disegnatrice e moglie di Paz al Festival fin dalle sue primissime edizioni. “Penso che Andrea amasse le moto per il senso di libertà e di appartenenza” dice Marina Comandini a ilfattoquotidiano.it. E sabato sera sarà consegnato il Premio Andrea Pazienza alla carriera per la miglior casa editrice, miglior graphic novel, miglior sceneggiatore, miglior disegnatore, migliore autore serie straniera. Di più, nella mostra antologica dedicata a Manara oltre la tavola che ritrae Pazienza, chi verrà a Cosenza potrà ammirarne altre due di Caravaggio giovane (da La tavolozza e la spada, la sua ultima opera) che hanno le sembianze di Andrea Pazienza giacché “se dovessi indicare un nuovo Caravaggio – spiega Manara – non lo indicherei nella pittura ma nei fumetti”.

Genio del fumetto italiano straordinariamente creativo e giocoso, Pazienza da bambino inizierà a parlare tardi eppure a 18 mesi sapeva già disegnare. Studente al Dams di Bologna negli anni 70, tra i fondatori di Frigidaire, Zut e Il Male di Piero Lo Sardo (nella satira politica fra tutti risparmierà il solo Pertini) fu pittore, fumettaro, vignettista satirico, scenografo, illustratore, cartellonista, costumista, scrittore, autore del manifesto del film La città delle donne di Fellini. È emblematico d’una generazione, quella del ’77 bolognese e più in generale quella degli anni ’70, sin dalla sua prima opera: Le straordinarie avventure di Penthotal. “Prima di fare fumetti dipingevo quadri di denuncia. Erano tempi nei quali non potevo prescindere dal fare questo. Ma i miei quadri venivano comprati da farmacisti che se li mettevano in camera da letto. Il fatto che il quadro continuasse a pulsare in quell’ambiente mi sembrava, oltre che una contraddizione, anche un limite enorme. Da qui il mio desiderio di fare fumetti” dirà Pazienza. Jim Morrison del fumetto italiano, oggi è un compianto artista cult, genio ribelle intergenerazionale, amatissimo da più e meno giovani. In un’esilarante intervista di Vasco Rossi alla 72a Mostra del cinema di Venezia, il rocker di Zocca afferma una differenza tra cantautori e rockstar (con tutto il rispetto per i cantautori) che risale a suo avviso agli anni 80 e al nuovo “bisogno di un linguaggio più sintetico”. Definizione che ben si addice a Pazienza, rockstar del fumetto italiano e non solo.

Cosenza non è certo nuova alle curiosità e all’innovazione culturale. Ed è una città libertaria, non infeudata, sin dalla sua fondazione. E se è vero che i simboli sono anche segni evocativi d’una comunità, oggi, con quella moto, simbolo d’una libertà artistica che è anche libertà della mente, la città è più ricca.

Qui il calendario dell’edizione 2015