Carnale, sboccato, scandaloso, proibito. E’ in arrivo nelle sale italiane dall’8 ottobre, il chiacchieratissimo Much Loved, il film che racconta di tre giovani prostitute d’alto bordo a Marrakech che in Marocco ha scatenato un putiferio politico tanto che prima di essere visto è stato bandito dal Ministero della Cultura e Comunicazione senza attendere la decisione del Comitato di Censura. “L’ultimo nero me l’ha squarciata e per sei mesi non ho potuto lavorare” è l’incipit dopo nemmeno un minuto di titoli di testa, declamato da una delle ragazze del trio.  Poi ci sono accenni di ammucchiate, festini tra sceicchi ubriachi, pippate di coca, lingue sinuose che leccano pance e capezzoli, un po’ di attrazione lesbo, soldi infilati nelle mutandine, la Coca Cola versata sulla vagina per bloccare il flusso mestruale. Film bollente Much Loved prima di tutto in patria. Da quando è stato proiettato in prima mondiale alla Quinzaine di Cannes 2015, il regista Nabil Ayouch  è stato costretto a girare scortato con una guardia armata sotto casa 24 su 24, la protagonista è stata minacciata di morte e costretta a cambiare casa perché il suo indirizzo è finito su Facebook e un attore che interpreta un trans è stato ferito alla gola da uno squilibrato.

Galeotte furono le clip di nemmeno sette minuti in totale caricate su Yotube. Apriti cielo. Anzi, si è aperto uno squarcio nel velo di un conservatorismo sessuofobico, antifemminile e fondamentalista, che in fondo, di fronte alle sequenze spinte ma non pornografiche di Much Loved, ha faticato a ritrovarsi nello stabile schema della predominanza maschile sulla donna, scatenando una sommossa sociale sfociata in violenza. “Mi aspettavo che il film provocasse un dibattito nella società. Ma ora è diventata un’isteria collettiva, con la violenza, l’odio, le minacce di morte”, ha spiegato Ayouch. “Faccio film, esprimo un mio punto di vista sul mondo. Voglio parlare della realtà del mio paese, perché è ricco – ha continuato il regista – che lo accettiamo o no, queste giovani donne sono in mezzo a loro. Esiste la prostituzione e per questo ho voluto dare voce a quelle donne che soffrono, ma non rovinare l’immagine del Marocco”. “Si tratta di una visione umana di quattro donne che vivono nella prostituzione a Marrakech, è un film crudo, duro, vero, scioccante, commovente, non bisogna gettare il film in un territorio in cui non è, cioè quello della volgarità e della pornografia”, ha spiegato Eric Poulet dopo il divieto delle autorità marocchine.

Noha, Randa e Soukaina, le tre rotondeggianti fanciulle protagoniste, vivono nello stesso appartamento e mandano i soldi a casa per mantenere le famiglie; quest’ultime con uno stile di vita sicuramente più consono ai dettami coranici e alle leggi nazionali ma oggettivamente più povero di pecunia. Denaro che invece scorre a fiumi, tra harem improvvisati con piscine e scannatoi, discoteche identiche a quelle italiane con tanto di ricconi europei a cui sembra far difetto la performance sul campo a dispetto dei colleghi marocchini (“lei sta con gli europei? Allora ama l’Aids, i maiali e la tirchieria”, decanta il vero macho nordafricano verso la ragazza assente prima dell’orgia). Tanto che gli accostamenti al treno delle Olgettine è più che scontato, banalissimo. Eppure in Much Loved c’è tutta una dimensione intima del racconto che esce delle ammucchiate notturne (a proposito le ragazze hanno anche una sorta di silente guardiaspalle/autista che le scorrazza qua e là) e fa come pesare febbrilmente lo stesso vitale bisogno fisico di amore e sesso, questa volta sentito e non mercenario, per le affascinanti e sguaiate fanciulle. C’è chi ha parlato di emancipazione e libertà della donna. Ma Much Loved sembra più un dramma da camera aggiornato ai limiti (insuperabili) della rappresentazione filmata della sessualità esplicita quando il web ha superato ogni possibile fantasia gratuita. Distribuisce per l’Italia, la ancora giovanissima Cinema Srl di Valerio De Paolis.