​In otto mesi, da gennaio ad agosto di quest’anno, le Entrate hanno scoperto “oltre 1,2 milioni di immobili fantasma“, cioè nascosti al fisco, da cui è stata riscossa una “rendita complessiva “aggiuntiva “di 825 milioni di euro”. Lo ha reso noto la direttrice dell’Agenzia, Rossella Orlandi, in audizione davanti alla commissione Anagrafe tributaria. Ma Orlandi ha anche colto l’occasione per deplorare la mancata approvazione della riforma del catasto. Che era prevista dalla delega fiscale ma non è andata in porto perché dalle simulazioni sugli effetti dell’algoritmo che avrebbe dovuto rivedere i valori degli immobili è emerso che le rendite sarebbero esplose. E con loro l’ammontare delle tasse da pagare. Così il governo Renzi, che nel frattempo ha promesso di eliminare Imu e Tasi sulla prima casa, ha rinunciato all’intervento atteso da anni.

E’ stata “un’occasione persa“, ha detto Orlandi. “Abbiamo fatto due anni di lavoratori preparatori per la riforma del catasto ed eravamo pronti. Per ora pare sia stata accantonata. Non sappiamo se il governo o il Parlamento riprenderanno questo tema. È una questione importante, non è detto sia stata definitivamente accantonata, potrebbe essere ripresa in futuro”. Come del resto chiede da tempo anche la Commissione Ue, che in tutte le raccomandazioni Paese non manca di sollecitare l’esecutivo su questo punto: di per sé le tasse sulla casa sono eque, sostiene Bruxelles, ma non se basate su valori superati in base ai quali per esempio le abitazioni più vecchie del centro pagano meno di quelle nuove in periferia.

Quanto al recupero di gettito consentito dai controlli sui fabbricati ignoti al fisco,  Orlandi ha sottolineato che “sono stati individuati attraverso un processo articolato e complesso. Si è partiti dalla sovrapposizione di immagini aeree, cartografia digitale, verifiche su particelle catastali“. Grazie a questa attività di controllo, “769mila immobili hanno trovato una rendita definitiva e a 492mila è stata applicata una rendita presunta”. Ora l’Agenzia delle entrate, ha anticipato Orlandi, “avvierà un nuovo ciclo di indagini periodiche da sviluppare nel prossimo triennio”. Solo dieci giorni fa dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza è emerso che la differenza tra il gettito Imu atteso e quello che entra nelle casse dello Stato è di 5,5 miliardi, pari al 28% del gettito teorico. Si tratta quindi dell’imposta che, in valore assoluto, fa registrare l’evasione più elevata. Orlandi ha sottolineato che “sono stati individuati attraverso un processo articolato e complesso. Si è partiti dalla sovrapposizione di immagini aeree, cartografia digitale, verifiche su particelle catastali“. Grazie a questa attività di controllo, “769mila immobili hanno trovato una rendita definitiva e a 492mila è stata applicata una rendita presunta”. Ora l’Agenzia delle entrate, ha anticipato Orlandi, “avvierà un nuovo ciclo di indagini periodiche da sviluppare nel prossimo triennio”.