Non succede, ma se succede… Gli scommettitori si sono attrezzati, e le quote di Fiorentina e Napoli vincenti del campionato sono crollate. Se a inizio agosto i toscani pagavano 50 volte la posta, ora pagano tra 8 e 11, e i campani quotati a 10 sono scesi a 6. Al di là dei complimenti sul gioco delle squadre allenate da Paulo Sosa e Maurizio Sarri, tra affinità come pressing alto e giro palla e divergenze come possesso per lo più centrale e gioco in campo aperto sfruttando le fasce, sia Fiorentina che Napoli cominciano a essere prese sul serio. Se non si tratta proprio della classe operaia che va in paradiso, è comunque una rivoluzione (calcisticamente) borghese, con la classe media pronta a rompere le uova nel paniere dell’aristocrazia pallonara di Inter, Juventus e Milan che, dopo la doppietta delle romane nel 2000 e 2001 si sono divise gli scudetti del nuovo millennio. Curiosamente, con l’eccezione della Bundesliga – all’indomani della sconfitta per 5-1 a opera del Bayern Monaco, il dg del Borussia Dortmund ha detto: “Il calcio non è comunista” – tale situazione si sta replicando anche in Spagna con Celta Vigo e Villarreal, in Inghilterra con West Ham e Crystal Palace e in Francia addirittura con Angers e Caen.

Del gioco arioso di Fiorentina e Napoli e della personalità dei due allenatori, entrambi con un ben marcato stile personale, molto si è già scritto; quello che è interessante vedere allora è che i viola hanno il settimo monte stipendi della Serie A con 56 milioni lordi, e gli azzurri il quinto con 74. Contestualmente, dopo aver chiuso il calciomercato in pari con 29 milioni spesi e altrettanti incassati, la rosa della Fiorentina ha un valore di 131 milioni (posizione paragonabile al suo monte stipendi), mentre il Napoli con un passivo di 18 (15 incassati e 33 spesi) vale 260 milioni, meno della Juve con 390 ma già più di tutte le avversarie. Per adesso sembra la dimostrazione che i soldi bisogna saperli spendere, più che averli. Più avanti vedremo.

Il trend della borghesia all’assalto del potere è replicato anche negli altri campionati. Nella Liga spagnola è addirittura in testa il piccolo Villarreal: approdato in prima serie solo nel 1998, si è fatto conoscere nel nuovo millennio quando sotto la guida di Manuel Pellegrini (oggi al Manchester City) in panchina e del meraviglioso Juan Riquelme in campo ha dato spettacolo in Champions ed Europa League. Il sottomarino giallo ha una situazione finanziaria simile alla Fiorentina: -10 sul mercato per l’ottimo Bakambu e il rigenerato Soldado e una rosa del valore di 130 milioni. Al secondo posto, in compagnia di Barça e Real Madrid, il Celta Vigo, che con un valore della rosa di soli 64 milioni è ancora imbattuto ed è stato capace di vincere 4-1 proprio coi catalani.

In Inghilterra comandano le due squadre di Manchester e l’Arsenal ma, complici le crisi di Chelsea e Liverpool, fa specie vedere gli altri posti di vertice occupati dal Crystal Palace di Cabaye, il West Ham allenato dall’ex giocatore Bilic, e Leicester di Claudio Ranieri il cui valore delle rose – 115 milioni e 165 per le londinesi, addirittura solo 89 milioni per il Leicester – fa ancora più impressione se rapportato alle squadre inglesi. Ancor più curiosa la situazione nella Ligue 1 francese. Alle spalle della corazzata PSG (passivo di mercato di quasi 100 milioni per una rosa che ne vale 408) c’è infatti la neopromossa SCO Angers di Stéphane Moulin, che sulla Loira ci ha passato una vita prima da giocatore e poi da tecnico. Sul mercato non ha speso un euro e la sua rosa vale 18 milioni, meno di Bertolacci per dire. Al terzo posto il Caen, che in estate di euro ne ha incassati 10 milioni e la cui rosa ne vale 24. Quella francese, effettivamente, è quasi una rivoluzione.

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