giuseppe sala 675La corsa per diventare sindaco di Milano è una matrioska. O un gioco delle scatole cinesi, una dentro l’altra, fino a quella, ancora misteriosa, che contiene il nome del candidato che nel 2016 chiederà davvero il voto agli elettori del centrosinistra.

Nella scatola più esterna ci sono tre nomi: Pierfrancesco Majorino, Emanuele Fiano, Roberto Caputo. A dirla con qualche approssimazione, Fiano piace di più ai renziani del Pd, Majorino alla sinistra, Caputo ai socialisti. Si sono prenotati un posto alle primarie che si dovrebbero tenere a febbraio. Ma ci saranno davvero, le primarie?

La seconda scatola è rosa e contiene i nomi delle candidate che potrebbero tentare l’avventura: l’ex vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, da poco uscita dalla giunta; il nuovo vicesindaco, Francesca Balzani; l’assessore al lavoro Cristina Tajani; l’assessore allo sport Chiara Bisconti; la capogruppo del Patto Civico di Umberto Ambrosoli in Regione Lombardia, Lucia Castellano; la giovane renziana Lia Quartapelle.

Nella terza scatola ci sono nomi più “pesanti”, di personaggi che aspettano di vedere se si verificano le condizioni per presentarsi alla gara: l’avvocato Umberto Ambrosoli, che quando si confrontò alle regionali, a Milano sconfisse il suo avversario Roberto Maroni; e l’architetto Stefano Boeri, che fu sconfitto alle primarie da Giuliano Pisapia ma ora potrebbe avere la sua rivincita. In questa stessa scatola c’è anche il rettore dell’università Statale, Gianluca Vago, uomo fuori dai partiti che si è impegnato a costruire una soluzione per il dopo Expo e che nei giorni scorsi ha visto il suo nome sparato da un quotidiano romano come candidato del Movimento 5 Stelle: del tutto a sproposito, visto che lui non si vuole candidare e che il M5S vuole presentare, secondo le sue regole, un “signor nessuno” iscritto al movimento e scelto dalla rete.

La quarta scatola contiene i nomi dei Vip, a cui offrire una candidatura per continuare l’esperienza di Pisapia: sono Mario Calabresi, direttore della Stampa, a cui è stata pressantemente chiesta la disponibilità, ma pare invano; e Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere della sera, che piacerebbe a una parte di Milano ma non piace affatto a Matteo Renzi, viste le staffilate ricevute dal giornale da lui diretto. Andrea Guerra, l’ex manager di Luxottica che invece a Renzi piace molto, ormai è perso: ha scelto di guidare come manager l’Eataly di Oscar Farinetti. In compenso ci terrebbe molto a essere candidata Livia Pomodoro, ex presidente del Tribunale di Milano. Gherardo Colombo, ex magistrato di Mani pulite e presidente di Garzanti, al gruppo di cittadini che gli chiedeva di candidarsi ha invece risposto: “Siete matti”.

La quinta scatola è sigillata. È quella in cui c’è il biglietto misterioso con il nome magico. Sarà Giuseppe Sala, il commissario di Expo? Lo sapremo solo a fine anno. Se Renzi vorrà fare a Milano la sua ennesima prova di forza, bloccare le primarie, spezzare in due il centrosinistra, mettere in soffitta l’esperienza Pisapia e prefigurare il Partito della Nazione, allora Sala è proprio l’uomo giusto. In quel caso, ecco una modesta proposta ai Cinquestelle: lasciate stare, per una volta, le “comunarie”, i “signor nessuno”, le “graticole” e cercate, insieme agli altri a cui il Partito della Nazione non piace, un candidato civico capace di puntare a conquistare la maggioranza. Lo avete fatto, con Carlo Freccero, per il Consiglio d’amministrazione della Rai. Perché non anche a Milano?

il Fatto Quotidiano, 2 ottobre 2015