papafrancesco675

Da circa tre anni curo per l’Associazione Luca Coscioni una newsletter quindicinale su bioetica e diritti civili. Leggendo, anche a questo fine, la stampa italiana e qualche giornale straniero (oltre  ad un paio di newsletter internazionali), mi colpiscono due fenomeni.

Il primo è il provincialismo della stampa italiana, la sua mancanza di interesse per quel che avviene nel mondo, non solo ovviamente sui temi di cui sto parlando ma in tutti i settori: la politica, l’economia, il costume, la cultura. Nelle prime pagine dei grandi quotidiani francesi – quelli che leggo più spesso – la realtà della Francia ha uno spazio non maggiore, e spesso inferiore, alle realtà del vasto mondo. Fatte ovviamente le dovute eccezioni, sui nostri giornali – se non vi sono guerre, attentati o tsunami – quel che rileva e occupa gran parte delle prime pagine, sono i problemi (e soprattutto le beghe) interni, con una passione sfrenata per il gossip.

I giornalisti si aggirano nei corridoi del Parlamento, nelle sedi dei partiti, nelle sale in cui si svolgono convegni e seminari cercando “la pappa fatta” nei comunicati degli uffici stampa. Faccio un esempio legato alla mia personale esperienza. Nel fine settimana si è tenuto a Milano il Congresso annuale della Associazione Luca Coscioni, in cui sono intervenuti, assieme ai nostri dirigenti, politici, scienziati, medici – tutti di alto livello – che hanno affrontato temi delicati e importanti , che interessano i lettori (non a caso sempre meno numerosi) dei giornali: dalle scelte di fine vita alla procreazione assistita alla disabilità.

Con pochissime e meritorie eccezioni, i giornali hanno ignorato i temi centrali del Congresso (o per meglio dire, “hanno ignorato il Congresso”), dando un poco di spazio solo all’incontro fra Marco Pannella ed Emma Bonino, considerato interessante dai nostri giornalisti in virtù della recente polemica di Pannella nei confronti della Bonino.

Il secondo fenomeno – e questo vale per la carta stampata ma più ancora per la televisione – è lo smisurato spazio dedicato alla Chiesa Cattolica ed al Papa, soprattutto quando si tratta di un Papa particolarmente “popolare” per le sue notevoli aperture sui temi etici e sui diritti civili, per la sua simpatia personale e per i suoi gesti imprevedibili (andare da solo dall’ottico per comprare dei nuovi occhiali, “ma senza spendere molto”).

La stima e la simpatia dei giornalisti per Bergoglio non consente però di ignorare, o comunque di sottovalutare, il comportamento delle alte gerarchie vaticane, che molto spesso va in direzione opposta alle linee del Pontefice.

Un esempio fra i molti possibili. Bergoglio ha spesso condannato i preti pedofili, come del resto aveva fatto anche il suo predecessore Ratzinger. Il suo ultimo gesto nella visita negli Stati Uniti è stato quello di incontrare alcune vittime dei preti pedofili americani e di lanciare contro di loro una vera invettiva (“Dio piange”). Eppure, pochi giorni prima, in Vaticano, erano state celebrate in forma solenne (sebbene senza omelia) le esequie dell’ex arcivescovo polacco Joseph Wesolowski, ridotto allo stato laicale per abusi sessuali su minori. A presiedere il rito religioso era stato l’elemosiniere dello stesso Papa, monsignor Konrad Krajevski. Questa inaccettabile contraddizione mi ricorda la vicenda di Piergiorgio Welby, al quale venne negato “nella chiesa dei Casamonica” il rito religioso (con conseguente funerale in piazza) malgrado il vivo desiderio dei suoi familiari. In quegli stessi giorni nella cattedrale di Santiago del Cile si celebravano, presenti diversi cardinali, le sfarzose cerimonie funebri “in onore” di Augusto Pinochet, uno dei peggiori macellai del XX secolo.

Un altro, recentissimo esempio. E’ noto l’atteggiamento “caritatevole” del Papa per gli omosessuali (il famoso “chi sono io per giudicare?”). Ed ecco in che termini il cardinale Scola traduce le parole del Papa: la Chiesa potrebbe perdonare una coppia di omosessuali se vivessero insieme ma “in un rapporto di castità”.

Possibile che nessun giornale denunci queste “doppie verità” della Chiesa e l’assurdità (quasi una provocazione) della dichiarazione di Scola e di tante altre simili? Eppure questa demonizzazione del sesso è la stessa che già 60 anni fa allontanava dalla Chiesa me e tanti giovani.

Possibile che neanche questo Papa riesca a rimettere in riga i suoi generali?

Ps. Appena ultimato questo post, ho sentito Bergoglio in Tv smentire di aver invitato a Filadelfia il sindaco Marino, “che si professa cattolico”, con particolare durezza (ha scandito, per due volte in un minuto, un minaccioso “E’ chiaro?”). Il Messaggero, che sembra tifare per un nuovo sindaco (possibilmente vicino ai palazzinari), spiega “la stoccata” di Bergoglio con l’ira contro Marino per aver istituito i registri dei testamenti biologici e delle unioni civili, anche omosessuali, ed aver addirittura registrato una serie di nozze gay celebrate all’estero. Temi – è bene rimarcarlo – su cui nessun sindaco di sinistra aveva mai osato sfidare i veti del Vaticano. L’uscita di Bergoglio – proprio mentre i senatori teocom bloccano l’approvazione di una cauta legge sulle unioni civili e Renzi tentenna – dimostra che su molti temi (matrimonio, adozioni, procreazione assistita, aborto, scelte di fine di vita e via “bioeticando”) aspettarsi che alle aperture verbali del Papa seguano scelte davvero innovative è pura ingenuità. Però, Santità, che caduta di stile!