Il Volkswagengate è in realtà un Europagate. Il problema per i cittadini europei sono le regole che permettono di inquinare l’aria europea più di quella americana. I due documenti per capire sono la contestazione contro Volkswagen America Inc. firmate da Philip A. Brooks, dell’Epa, l’agenzia ambientale del governo Usa, e uno studio dell’ottobre del 2014 del tedesco International Council of Clean Transportation, Icct.

Nella primavera del 2014 Icct esamina le emissioni reali delle automobili omologate in Europa e negli Usa per dimostrare che i produttori rispettano i più severi standard americani ma continuano a inquinare i cieli europei grazie a una legislazione che si accontenta dei test in laboratorio e non pretende test in movimento.

Icct esamina tre automobili per il mercato Usa e 12 costruite per rispettare le regole europee Euro 6. Le tre “americane” sono una Bmw X5, una Volkswagen Jetta e una Volkswagen Passat. Nella logica di Peter Mock, il ricercatore, dovrebbero essere quelle virtuose. Ma la Jetta e la Passat non lo sono. Per i test Icct incarica per le tre auto americane (la Bmw X5 e le due VW) l’Università della West Virginia, per altre sei costruite in base ai parametri europei la britannica Emissions Analytics. Altre sei (rispettose di Euro 6, in laboratorio) al Real Driving Emissions group, nell’ambito dell’Ue.

A maggio 2014 l’Università della West Virginia ha avvertito l’Epa che le due Volkswagen, una Jetta 2012 e una Passat 2013, non rispettavano le regole americane. Epa ha chiesto a Volkswagen delucidazioni e poi ha esteso il campione ad altri modelli e altri anni di costruzione (2009-2015) così ha scoperto che la Volkswagen ha truccato i dati con un software. Epa ha contestato violazioni che porteranno sanzioni fino a 37 mila e 500 dollari per vettura.

Solo nel 2017 entreranno in vigore nell’Ue i test sulle emissioni reali in movimento. Oggi i diesel inquinanti, ma virtuosi in laboratorio, circolano liberamente. Icct non rivela i nomi delle 12 vetture Euro6 esaminate, per evitare grane legali. I test però sono nel rapporto: cinque automobili segnano un rispetto di Euro6 sulle emissioni di ossido di azoto pari allo 0% e una vettura 0,5%. La Jetta e la Passat ‘incriminate’ in Usa oscillano tra 1,1 e 1,2. In pratica ci sono in circolazione in Europa almeno sei modelli con emissioni di ossido di azoto, in movimento, più inquinanti delle due Volkswagen. Sul rapporto c’è la foto di una Fiat Panda, ma nelle note Icct chiarisce che si tratta di una foto dell’UE per un test simile.

Le auto anonime sono indicate con lettere. Si legge che “la D, la E e la G sono la stessa marca e modello del veicolo F (ma l’ultima è il modello americano invece che europeo)”. Poiché la F è una delle due Volkswagen (o la Jetta o la Passat) è probabile che nel campione ci siano altre tre Volkswagen identiche a quella ‘incriminata’ le quali in due casi segnano valori tra lo 0 e lo 0,5%, inferiori allo 1,2% della gemella americana. In pratica su 100 ore di test la Passat americana ‘incriminata’ era in regola per poco più di una con l’azoto mentre le consorelle europee o mai o per mezz’ora.

Più interessanti le Bmw. “I veicoli A e B”, scrive Icct, “sono la stessa marca e modello. A con le specifiche europee e B con quelle americane”. Poiché il modello B è l’unico suv “americano” del test, si può concludere che sia il virtuoso Bmw X5. Il veicolo A (la Bmw X5 europea?) rispetta solo nel 14,4% dei casi i livelli Euro6 in movimento. Mentre la Bmw americana li supera nel 50% dei casi. Entrambe sono in regola per l’Europa, a oggi, e così Bmw offre a noi la più inquinante. Invece di gridare allo scandalo Volkswagen avrebbe più senso chiedere all’Ue l’entrata in vigore immediata delle nuove regole.

Da il Fatto Quotidiano di giovedi 24 settembre