“Gli sforzi compiuti di recente per riconciliare relazioni che erano state spezzate e per l’apertura di nuove vie di cooperazione all’interno della famiglia umana rappresentano positivi passi avanti sulla via della riconciliazione, della giustizia e della libertà”. Nel suo primo discorso negli Stati Uniti, parlando alla Casa Bianca, Papa Francesco ha affrontato subito il tema dell’embargo degli Usa con Cuba come aveva anticipato sul volo che lo ha portato da Santiago a Washington. “Auspico – ha detto Bergoglio a Obama – che tutti gli uomini e le donne di buona volontà di questa grande e prospera Nazione sostengano gli sforzi della comunità internazionale per proteggere i più deboli nel nostro mondo e di promuovere modelli integrali e inclusivi di sviluppo, così che i nostri fratelli e sorelle ovunque possano conoscere la benedizione della pace e della prosperità che Dio desidera per tutti i suoi figli”.

Cerimonia da grandi occasioni nel South Lawn, il parco antistante la Casa Bianca, con 20mila ospiti della famiglia presidenziale tra cui anche una suora progressista, un vescovo anglicano omosessuale e due transgender. Francesco ha voluto parlare “quale figlio di una famiglia di emigranti”, ricordando di trovarsi in una nazione che “in gran parte fu edificata da famiglie simili”. Bergoglio sarà anche il primo Pontefice della storia ad avere “l’onore” di intervenire al Congresso “dove spero, quale fratello di questo Paese, di dire una parola di incoraggiamento a quanti sono chiamati a guidare il futuro politico della Nazione nella fedeltà ai suoi principi fondativi”. In vista dell’ottavo Incontro mondiale delle famiglie di Philadelphia, motivo principale della presenza del Papa negli Usa, Francesco ha anche sottolineato che lo scopo di questo evento è di “sostenere le istituzioni del matrimonio e della famiglia, in un momento critico della storia della nostra civiltà”.

Palpitante l’atmosfera nella residenza del presidente Usa. “We love you, Pope Francis”, il grido spontaneo levatosi dalla piccola folla del South Lawn invitata ad assistere alla cerimonia che, tenuta tradizionalmente con tanto di banda in costume settecentesco, moschetti e inni nazionali, è solitamente molto più formale e compassata. Ad accogliere il pontefice nella residenza presidenziale sono stati Barack Obama e sua moglie Michelle. La firts lady indossava in un elegante abito nero con maniche lunghe sotto il gomito e corpetto di pizzo. Nero come da protocollo per gli incontri papali, ma senza il velo che è invece di rigore nelle visite in Vaticano.

“Benvenuto alla Casa Bianca Pontifex! Il suo messaggio di amore, speranza e pace ci ha ispirato tutti”, twitta Obama all’arrivo di Francesco. “Grazie per il grande dono della speranza”, ha affermato il presidente americano nel suo discorso di saluto. Un grazie “non solo per il suo ruolo, ma per le sue qualità uniche come persona. Nella umiltà, nella semplicità, nella dolcezza delle parole e la generosità dello spirito vediamo in lei un esempio vivente degli insegnamenti di Gesù”. Secondo il presidente, infatti, l’autorità morale di Francesco “viene non solo dalle sue parole, ma anche dalle sue azioni”. Obama ha sottolineato anche che il Papa “ci ricorda come il più potente messaggio di Dio è la misericordia. E questo significa accogliere lo straniero con empatia e col cuore realmente aperto, che si tratti di rifugiati che fuggono da terre lacerate dalla guerra o immigrati che lasciano la loro casa in cerca di una vita migliore”. Tra il Pontefice e Obama sintonia piena su ambiente, rifugiati e disgelo con Cuba.

Al centro del discorso di Bergoglio, più volte interrotto dagli applausi dei presenti, il tema del cambiamento climatico a cui il Pontefice ha dedicato l’enciclica Laudato si’. Un problema, che secondo Francesco, “non può più essere lasciato a una generazione futura. La storia ci ha posto in un momento cruciale per la cura della nostra ‘casa comune’. Siamo, però, ancora in tempo per affrontare dei cambiamenti che assicurino uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Cambiamenti – ha aggiunto il Papa – che esigono da parte nostra un riconoscimento serio e responsabile del tipo di mondo che possiamo lasciare non solo ai nostri figli, ma anche ai milioni di persone sottoposte a un sistema che le ha trascurate. La nostra casa comune è stata parte di questo gruppo di esclusi che grida al cielo e che oggi bussa con forza alle nostre case, città, società. Riprendendo le sagge parole del reverendo Martin Luther King, possiamo dire che siamo stati inadempienti in alcuni impegni, e ora è giunto il momento di onorarli”.

Infine, Francesco ha toccato il tema della libertà religiosa sottolineando che essa “rimane come una delle conquiste più preziose dell’America”. Bergoglio ha affermato che, “assieme ai loro concittadini, i cattolici americani sono impegnati a costruire una società che sia veramente tollerante e inclusiva, a difendere i diritti degli individui e delle comunità, e a respingere qualsiasi forma di ingiusta discriminazione. Assieme a innumerevoli altre persone di buona volontà di questa grande democrazia, essi si attendono che gli sforzi per costruire una società giusta e sapientemente ordinata rispettino le loro preoccupazioni più profonde e i loro diritti inerenti alla libertà religiosa”. Per questo, ha precisato il Papa, “tutti sono chiamati alla vigilanza, proprio in quanto buoni cittadini, per preservare e difendere tale libertà da qualsiasi cosa che la possa mettere in pericolo o compromettere”.

Al termine della cerimonia Papa Francesco, Barack Obama e Michelle si sono affacciati ad uno dei balconi della Casa Bianca per salutare i presenti prima del colloquio privato con il presidente Usa nello Studio Ovale. Il papa ha donato a Obama un bassorilievo in bronzo raffigurante lo stemma dell’Incontro mondiale delle famiglie in corso a Philadephia, cui il Pontefice parteciperà sabato e domenica. L’immagine della campana che compare sul logo del Meeting insieme a quella di una famiglia fa riferimento alla Liberty Bell di Filadelfia, simbolo dell’indipendenza americana. In contemporanea ha avuto luogo l’incontro della delegazione vaticana guidata dal cardinale Pietro Parolin con il segretario di Stato americano John Kerry.

Nel pomeriggio il Papa ha parlato ai 400 vescovi statunitensi nella cattedrale di San Matteo, a Washington, chiedendo che il “crimine” della pedofilia “non si ripeta mai più”, di continuare a lottare contro l’aborto e di accogliere “senza paura” gli immigrati. Sugli abusi Bergoglio ha affermato: “So quanto ha pesato in voi la ferita degli ultimi anni, e ho accompagnato il vostro generoso impegno per guarire le vittime, consapevole che nel guarire siamo pur sempre guariti, e per continuare a operare affinché tali crimini non si ripetano mai più”. E in un altro passaggio: “Le vittime innocenti dell’aborto, i bambini che muoiono di fame o sotto le bombe, gli immigrati che annegano alla ricerca di un domani, gli anziani o i malati dei quali si vorrebbe far a meno, le vittime del terrorismo, delle guerre, della violenza e del narcotraffico, l’ambiente devastato da una predatoria relazione dell’uomo con la natura, in tutto ciò è sempre in gioco il dono di Dio, del quale siamo amministratori nobili, ma non padroni. Non è lecito pertanto evadere da tali questioni o metterle a tacere”.

Twitter: @FrancescoGrana