Domenica 27 settembre sarà il giorno clou dei Mondiali di ciclismo di Richmond. C’è la prova su strada per i professionisti, la più attesa da tutti e da me che per quel giorno, come un rito mi piazzerò davanti alla tv sin dai primi chilometri per non perdermi nulla di quei 260 chilometri. Io, mio padre e mio fratello consacreremo come sempre la giornata (la serata visto che si corre negli Stati Uniti) alla gara che assegna la maglia iridata, il sogno di tutti, ciclisti o tifosi. I pronostici fioccano e per una gara che presenta un percorso “facile” i nomi sono tanti o forse pochi se si risolve in volata. Il 27 settembre sarà anche il mio 36° compleanno e nella speranza che gli azzurri di Cassani mi facciano un regalo me ne sono fatto uno da solo interpellando gli ex campioni del mondo italiani e ponendo loro tre domande: 1) È d’accordo con i convocati di Cassani? ; 2) Chi sarà la punta e come dovranno correre i nove azzurri; 3) Chi vede favorito e pensa che dopo 7 anni arriverà una medaglia per l’Italia?

Il primo iridato che chiamo è Alessandro Ballan, l’ultimo ad averci fatto gioire a Varese 2008. Mondiale vinto in casa con doppietta azzurra grazie all’argento di Cunego, ho ancora i brividi, ero lì sul traguardo. “Sulla questione convocazioni comprendo la difficoltà delle scelte del C.T. ma in linea generale è sempre giusto privilegiare chi viene fuori bene dalla Vuelta. Il percorso poco adatto a noi ha aumentato i dubbi sulle convocazioni ma con questi uomini io andrei in fuga anche subito, una fuga numerosa che permetta alla squadra di non lavorare. Risparmiarsi e vedere come si mettono le cose fino agli ultimi 100/80 chilometri, a quel punto, se sta bene Nibali, potrà essere utile tirare per fare la corsa dura altrimenti allo sprint sarà difficile competere per i primi posti. Degenkolb e Valverde sono favoriti d’obbligo, il tedesco ovviamente per una volata di gruppo mentre lo spagnolo può anche provare ad anticipare tutti sullo strappo finale. Agli azzurri lascio una porta aperta per una medaglia, di quale metallo si vedrà”.

Da Ballan a Paolo Bettini il passo è breve perché il “grillo” vinse i due mondiali precedenti, nel 2006 a Salisburgo e nel 2007 a Stoccarda. “A differenza degli altri ex campioni del mondo sono stato C.T. e per questo sono certo che se Davide Cassani ha fatto queste convocazioni è perché ha in mente un progetto da portare avanti. Il C.T. è un selezionatore ma fa anche un grosso lavoro con i ciclisti parlando con loro nell’arco della stagione e ancor più dopo una convocazione o un’esclusione. Il progetto che ha in testa Davide lo vedremo in corsa dove vedo un Nibali come uomo faro della squadra quasi un punto di riferimento. Il siciliano è in forma ma non c’è solo lui e anzi, per il finale penserei a una sortita orchestrata da Trentin e Ulissi insieme. Se devo darti un nome ti dico Degenkolb per forza di cose ma ti voglio dire anche il “mio” favorito, quello che a sensazione potrebbe stupire dopo una stagione un po’ sottotono, Peter Sagan! Per la medaglia azzurra sono fiducioso, che l’Italia, dopo sette anni, mettesse qualcuno almeno sul terzo gradino del podio ci starebbe proprio bene”.

Dagli ultimi due iridati ai più datati il salto è di 50 anni esatti, Ercole Baldini mi risponde dalla sua casa forlivese. “Il Treno di Forlì”, campione del Mondo a Reims nel 1958 (anche oro olimpico nel ’56) ha superato le 82 primavere ma è ancora in “formissima” e pronto a dirmi subito che “Bisogna correre per l’oro, con un’altra medaglia si esce battuti comunque. Ai miei tempi si correva sempre per vincere, il resto non serviva. Credo che Cassani abbia dovuto cambiare all’ultimo impostazione di squadra vista la presenza meritata di Nibali che è forte ma questo Mondiale resta poco adatto agli azzurri, secondo me è un percorso da velocisti a e dunque su tutti vedo Degenkolb e perché no, Boasson Hagen“.

Scorrendo l’albo d’oro dei campionati del mondo ecco il turno di Vittorio Adorni che vinse nel 1968 a Imola: “Cassani ha fatto bene a portare Nibali perché potrà essere un uomo che gli altri dovranno controllare e per farlo dovranno tenere cucita la corsa e lavorare ma anche per la volata non voglio essere disfattista visto che abbiamo anche noi un velocista, Elia Viviani potrebbe dire la sua. Se devo pensare a un favorito dico Valverde, perché nei mondiali c’è sempre e immagino sarà molto motivato, potrebbe essere una delle ultime cartucce da sparare per lui. Quello strappo finale potrebbe ispirarlo ma la Spagna deve aiutarlo. Con questo quadro penso che una medaglia per l’Italia sarebbe un grande successo, vorrebbe dire che almeno siamo stati protagonisti”.

La macchina del tempo iridata mi porta a sentire Felice Gimondi, la sua vittoria nel 1973 sul circuito del Montjuïc di Barcellona su Maertens e Ocaña mi è stata raccontata da mio padre che quando la rivediamo in tv ancora si emoziona. Gimondi avverte: “Per l’Italia sarà dura ma nulla è già scritto in un mondiale, voglio ricordarti che corridori che erano fatti apposta per corse di un giorno non l’hanno mai vinto. Penso a De Vlaeminck o Sean Kelly, dunque anche i favoriti per domenica restano tali ma dovranno sudarsela la vittoria. Degenkolb è l’uomo da battere ma questa medaglia noi dobbiamo prenderla, per l’Italia e per Cassani!”

Ultimo, non a caso, di questa sestina è Moreno Argentin che vinse proprio in America il suo mondiale, 29 anni fa. Era il 1986 quando il veneto regolò Charly Mottet sul traguardo di Colorado Springs. Chissà che il suolo americano ci porti fortuna e dunque chiudo questa prima carrellata di campioni del mondo con Argentin che è “pienamente d’accordo con le scelte di Cassani con cui ho corso e di cui sono amico. Un uomo come Nibali non poteva restare a casa e bisogna sfruttare la sua presenza, il suo blasone e il suo palmarès hanno un peso e lo avranno in corsa. Mi auguro, stavolta, che l’Italia cambi drasticamente la sua condotta di gara e faccia lavorare le altre squadre. Vorrei una nazionale che promuova fughe anche a lunga gittata e provi a inventarsi qualcosa. Per arrivare a una medaglia dobbiamo rischiare altrimenti i favoriti restano Degenkolb e Valverde”.