Fra Messi, Neymar e Suarez per una sera il fenomeno si chiama Alessandro Florenzi. Il ragazzino che è nato con la maglia giallorossa, senza essere re di Roma come Totti e nemmeno capitan futuro come De Rossi, nella notte del debutto in Champions contro il Barcellona segna un gol che a Roma non scorderanno per decenni. Con i suoi in svantaggio più per sfortuna che per demerito, supera la metà campo, guarda Ter Stegen fuori dai pali, scocca una fiondata di destro che si insacca all’incrocio da quaranta metri. Quando la palla entra in rete neanche esulta, quasi non ci crede. Ci vuole il boato dell’Olimpico per convincerlo. Roma-Barcellona verrà ricordata per questo gol al 31’ del primo tempo, che entra di diritto negli annali del calcio romano e romanista. Il resto passa tutto un po’ in secondo piano. Persino il risultato, un pareggio casalingo di prestigio e valore contro i campioni d’Europa. Un 1-1 che vale tantissimo anche in prospettiva qualificazione. Ed è meritato per quanto visto in campo: una squadra più forte, il Barcellona. L’altra che ha imparato la lezione dell’imbarcata dello scorso anno contro il Bayern Monaco. E forse è veramente pronta per fare strada anche in Europa.

Nella sera del ritorno a Roma di Luis Enrique da allenatore campione d’Europa, Garcia sorprende nell’undici titolare: De Rossi è nel suo ruolo vecchio di mediano, Florenzi in quello nuovo e ormai consolidato di terzino destro. In difesa fiducia al giovane Rudiger, che ripaga con un ottimo intervento in scivolata su Suarez in una delle prime volte in cui il Barca si affaccia nell’area giallorossa. Ed è il 20’: sintomo di un avvio molto equilibrato, una buona notizia per i padroni di casa. Peccato che il vantaggio ospite arriva poco dopo, su un episodio non pulitissimo: Messi pesta il piede a Digne che cade e lascia passare un filtrante in area, sul cross di Rakitic è puntuale il tap-in di Suarez. La Roma sbanda, anche per colpe non sue. E l’arbitro riequilibra l’errore precedente non fischiando l’uscita in ritardo di Szczesny, sempre sull’imprendibile nove uruguagio. Poi arriva il capolavoro di Florenzi e crolla l’Olimpico. Il quarto d’ora finale trascorre in un clima surreale, quasi che non possa succedere nient’altro dopo un gol così. E infatti Messi spreca un’occasione non da lui davanti a Szczesny, quando Digne continua a mostrare i suoi limiti difensivi.

Nessuna premura nel secondo tempo: è un’altra musica, e si capisce subito quando Szczesny deve chiudere due volte nei primi due minuti sullo scatenato Suarez, davvero un rebus per i centrali giallorossi. La seconda uscita, però, è fatale all’estremo difensore polacco, che deve uscire per un colpo alla mano sinistra. Tocca al “vecchio” De Sanctis. La ripresa è difficile, ma questa Roma sa anche soffrire. Venti minuti tutti nella propria metà campo, Salah e Iago quasi terzini, Dzeko non vede una palla. Anche un’entrataccia di Nainggolan su Rafinha, costretto ad uscire in barella due minuti dopo essere entrato in campo. Ma l’ex Keita è una diga, e col passare dei minuti i giallorossi allentano la pressione. Messi di collo prende la traversa esterna, De Sanctis è bravissimo a chiudere il suo palo su Iniesta. L’ultimo brivido è il salvataggio sulla linea di Rudiger nel recupero di un ottimo secondo tempo. Giocato da grande squadra, inferiore ma non sconfitta in partenza contro i campioni d’Europa. Il punticino di stasera vale tanto: anche se il Bayer Leverkusen ha battuto il Bate Borisov (4-1) ed è davanti in classifica, la qualificazione agli ottavi è un po’ più vicina.

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