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“Il Comune di Recanati ha dovuto chiudere l’accesso al Castello di Montefiore a scopo precauzionale. Proprio l’estate scorsa la corte interna aveva ospitato due serate che avevano fatto da prologo a L’infinito festival. In merito alla decisione che ha sollevato qualche polemica a Montefiore, il Comune spiega che ‘si tratta purtroppo di problemi di carattere strutturale che per motivi di sicurezza ci obbligano ad impedire l’accesso sia ai turisti che ai singoli cittadini. Stiamo provvedendo a degli interventi di puntellamento che consentiranno l’agibilità esterna a totale garanzie delle feste e delle sagre previste nelle prossime settimane ed è stato anche incaricato un geologo per scoprire l’origine di queste nuove problematiche strutturali, che sono emerse successivamente, lo ricordiamo, ad un costoso restauro portato a termine dalla precedente amministrazione. Il Castello di Montefiore rappresenta per la nostra città un patrimonio storico e culturale inestimabile ed è intenzione della Giunta studiare tutte le forme di intervento possibile per restituirlo alla fruibilità di cittadini e turisti'”. Era l’inizio di agosto 2010 quando l’amministrazione comunale di Recanati diramava questa nota.

montefiore sagra della polentaA Montefiore, frazione del comune in provincia di Macerata reso celebre da Leopardi, la preoccupazione maggiore era quella di poter svolgere, in coincidenza della Festa della Madonna del Buonconsiglio, la tradizionale sagra della polenta. Un appuntamento nel quale degustare cibo, ascoltare musica, ballare, ma anche giocare a burraco ed ascoltare gruppi di stornellatori e cantastorie. Un evento giunto alla sua 26 edizione, di sicuro richiamo, organizzato dalla locale parrocchia di San Biagio, con il patrocinio del Comune ed uno sponsor d’eccezione, la Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano. Dove? Nello spazio più propizio per sistemare stands e tendoni sotto i quali piazzare i tavoli, senza dimenticare servizi igienici ed un piccolo palco sul quale far esibire gli artisti chiamati a rallegrare le serate. Lungo la strada che da via Luigi Flamini dovrebbe condurre all’ingresso del castello, che si trova sulla sommità di un’altura che domina le valli del Musone e del Potenza. E’ così da quando la manifestazione ha preso avvio. E’ così anche per la “Sagra della ciliegia”, che prima della metà di giugno arricchisce il carnet degli eventi recanatesi dal 2010.

IMG_4082Come scriveva nel comunicato che sanciva la chiusura del castello, l’Amministrazione ha provveduto a quel che prometteva. Realizzati prima “gli interventi di puntellamento” e poi “incaricato un geologo per scoprire l’origine di queste nuove problematiche strutturali”. Peccato che mentre la prima opera ha consentito “l’agibilità esterna a totale garanzie delle feste e delle sagre previste”, in tempi rapidissimi, la relazione geologica non sia stata seguita da alcun intervento. Così anche quest’anno polenta e ciliegie hanno richiamato tante persone sotto il Castello. Ancora chiuso. Servono ulteriori risorse per provvedere “al corposo intervento di consolidamento per risolvere il problema della frana che guarda verso Passatempo”. Una cifra intorno al milione di euro.

Il sindaco di Recanati, Francesco Fiordomo, incontrando gli abitanti della frazione nel novembre 2013 lo ha detto senza mezzi termini, aggiungendo che: “Solo una volta terminato quell’intervento sarà possibile avviare il recupero della struttura”. Trascorsi quasi due anni, nulla è cambiato. Il castello è ancora lì, circondato dai ponteggi, avvolto dal degrado. Assediato da vegetazione infestante e umidità. Nonostante la sua rilevanza. La vita del monumento scandita da poche importanti date. Costruito in muratura nel 1290 nell’area di una precedente fortificazione lignea costituita da palizzata, bastione e fossato, nei primi decenni del Quattrocento fu monumentalizzato. Con la realizzazione della torre centrale, dei torrioni e delle merlature a coda di rondine. All’interno, fin dal 1184, è attestata l’esistenza di una chiesa di San Biagio, parzialmente distrutta dal terremoto del 1741. Nei lavori del 1853 è compreso il riporto di terra, con il rialzamento della quota di calpestio di più di 3 metri. Infine negli anni Settanta all’interno del recinto si è provveduto ad impiantare delle alberature, recentemente eliminate. In quella occasione nella corte interna si individuarono anche resti delle abitazioni, oltre che della chiesa di San Biagio.

castello_montefiore_27La struttura rimane, ma si è trasformata in un involucro vuoto. Un perimetro qualsiasi intorno al quale fare festa. Con il tempo il castello è diventato sempre più estraneo all’abitato di Montefiore. Lontanissimo da Recanati. Molto più dei 12 chilometri di distanza reale. Forse è proprio questo che è mancato finora un effettivo, forte, interessamento al Castello. Disconoscendo almeno in parte non tanto il legame amministrativo, inequivocabile, quanto quello culturale, forse più sfumato. Eppure per ricordarsene, a chi amministra quel territorio di infinita poesia, sarebbe sufficiente volgere lo sguardo ad uno degli affreschi della Sala del Consiglio del Comune, raffigurante il Castello di Montefiore, opera di Tassi da Perugia. Perché la questione del Castello non è recente. Lo è solo la sua chiusura. La sua sostanziale dismissione. La sua progressiva trasformazione da luogo di identità culturale a simbolo di sagre. Sperare che il Castello di Montefiore torni ad essere un elemento qualificante del patrimonio di Recanati non dovrebbe essere un auspicio eccessivo. Immaginare che Recanati non voglia decidere di rinunciare a valorizzare per intero la sua storia, non solo quella relativa a Leopardi, sembra un’operazione logica. Anche per questo si attendono azioni concrete.