Per rendersi conto che si tratta di una “operazione di sistema” in stile rétro basta leggere il prospetto informativo dell’offerta pubblica di acquisto lanciata dalla Marco Polo Industrial holding spa su Pirelli. Dal documento dell’Opa sui titoli della Bicocca, lanciata al prezzo di 15 euro per azione dal veicolo Marco Polo, controllato dai cinesi di Chem China (65%), nonché dal gruppo di soci italiani industriali e finanziari di Camfin (35%), emerge un coacervo di conflitti d’interesse di cui sono protagoniste Intesa Sanpaolo e Unicredit. Insomma: ha parlato troppo presto Matteo Renzi quando, a Cernobbio, ha dichiarato che “è finito il tempo dei salotti buoni, degli amici degli amici e dei patti di sindacato”. A Piazza Affari e in Consob non se ne sono ancora accorti.

Nell’offerta, che parte il 9 settembre per concludersi il 13 ottobre, Intesa e Unicredit sono infatti protagoniste indiscusse dell’Opa che attribuisce alla Bicocca il valore di 7,6 miliardi  e che è finanziata con una linea di credito da 6,8 miliardi. Le due banche hanno il triplice ruolo di finanziatrici dell’offerta, intermediarie incaricate del coordinamento della raccolta delle adesioni e socie in affari di Marco Tronchetti Provera che, attraverso due scatole, controlla Camfin. Ebbene sì. Le cose stanno proprio in questi termini: Intesa e Unicredit, che sono tra i principali creditori del gruppo Pirelli, finanzieranno l’acquirente della Bicocca mettendo al sicuro il loro credito e incasseranno in più laute provvigioni dall’intera operazione. Senza contare che daranno una mano a una vecchia conoscenza come Tronchetti Provera: Camfin è infatti saldamente nelle mani di Coinv (50%) che fa capo a sua volta alla Nuove Partecipazioni dell’ex numero uno di Telecom ed è “partecipata da Unicredit S.p.A. e da Intesa Sanpaolo S.p.A. (per il tramite della controllata Manzoni S.r.l.), che detengono ciascuna il 12% del capitale sociale” come si legge nel documento d’Opa. Non solo: i due istituti di credito sono anche “parti del Patto parasociale Nuove Partecipazioni”, cioè partecipano attivamente alle decisioni più importanti della vita dell’azienda. Con Unicredit che ha anche un suo dipendente nel consiglio di amministrazione.

La complessa struttura dell’azionariato di Camfin non ha però impedito a Intesa e Unicredit di essere fra i principali finanziatori dell’offerta di Pechino sui titoli Pirelli finalizzata a raccogliere sul mercato il 76,5% del capitale con l’obiettivo di ritirare le azioni dalla Borsa di Milano per poi procedere poi a una fusione con la Marco Polo Industrial holding. Il 30 aprile 2015 le due banche, accanto a J.P. Morgan Limited China Construction Bank Corporation, Hong Kong branch hanno infatti stipulato un contratto di finanziamento a favore di Marco Polo per 4,2 miliardi di euro “per finanziare, inter alia, l’acquisto delle azioni Pirelli in connessione all’accordo di compravendita e co-investimento, all’offerta obbligatoria, all’offerta volontaria, all’acquisto di azioni di Pirelli in caso di obbligo di acquisto delle azioni ordinarie (…) e i costi di transazione sostenuti ai fini dell’acquisizione delle azioni Pirelli”.

Inoltre, “Intesa Sanpaolo S.p.A. e UniCredit S.p.A. hanno agito in qualità di global coordinators, mandated lead arrangers, bookrunners nonché di banche finanziatrici, e UniCredit Bank AG ha agito in qualità di agente, nell’ambito di due finanziamenti concessi nel mese di agosto 2015 in favore di Camfin e della controllata di quest’ultima Cam 2012, finalizzati alla copertura delle proprie necessità finanziarie relative allo svolgimento della propria attività sociale, ivi incluso nell’ambito dell’operazione” spiega il prospetto informativo alla voce “potenziali conflitti di interesse tra soggetti coinvolti nell’operazione”.

Infine, come precisa il documento, “per completezza” si segnala che Unicredit e Intesa sono anche parte in causa come soci e creditori di Prelios attraverso Fenice srl, società costituita “in funzione di un’operazione di rafforzamento patrimoniale e finanziario” della società del mattone controllata da Tronchetti Provera. Per non parlare del fatto che Unicredit ha anche concluso con il tandem FortressPrelios la cessione di ben 2,4 miliardi di crediti in sofferenza. Insomma, Intesa e Unicredit hanno davvero tanto in gioco con l’offerta su Pirelli. E in confronto quasi sbiadisce il potenziale conflitto d’interessi di Mediobanca che fa “solo” parte del pool di banche che hanno concesso il maxifinanziamento necessario a realizzare l’offerta che porterà i pneumatici italiani in mani cinesi. Con tutti i possibili annessi e connessi produttivi e occupazionali del caso.