Chiamateli Dilettanti. Ci sono le tre Coppe Italia, due Coppe Uefa e una Coppa delle Coppe del Parma, la grande decaduta del calcio italiano. Ma anche la Coppa Italia del Venezia, undicesima città più grande del Paese; squadre importanti come Reggina e Piacenza che mettono insieme 15 stagioni in Serie A nell’ultimo ventennio. E ancora: quattro capoluoghi di Regione (Campobasso, Potenza, Trieste e appunto Venezia), 24 di Provincia (tra cui piazze storiche come Taranto, Grosseto, Monza), addirittura un altro Stato con la rappresentante di San Marino. Il nome di Lega Nazionale Dilettanti sta davvero stretto al campionato che parte domenica 6 settembre e impegnerà club di tutto il Paese fino al prossimo 8 maggio. La Serie D non è mai stata così grande. E mai come quest’anno avrà anche le attenzioni dei media con la diretta di alcune partite garantita da Sky (si spera meno quella degli scommettitori: dopo lo scandalo dello scorso anno, Lottomatica ha deciso di non quotare più le partite dei gironi).

Merito innanzitutto del Parma: dopo il fallimento e l’agonia dello scorso anno in Serie A, dopo la mancata iscrizione in Serie B di quest’estate, la nuova società presieduta da Nevio Scala e affidata a grandi nomi dei ducali (Minotti il responsabile tecnico, Apolloni l’allenatore) riparte dalla quarta serie. E porta in dote al mondo dei dilettanti la sua storia, la sua tradizione, anche i suoi tifosi: al Tardini ogni domenica ci saranno almeno 9mila spettatori, che hanno sottoscritto l’abbonamento, stabilendo un nuovo record assoluto per la categoria. Gli emiliani saranno inseriti nel Girone D, e dovranno vedersela con squadre di un certo spessore (Ravenna, Forlì, San Marino), ma anche col Mezzolara, rappresentativa locale di una piccola frazione di Budrio che conta appena 2mila abitanti. Meno di un decimo dei tifosi parmensi.

La nobile decaduta, la grande piazza da 200mila abitanti e la piccola contrada di campagna. Sono i due volti di un torneo sempre più eterogeneo (per effetto della crisi, ma anche della riforma che ha eliminato la Seconda Divisione), sempre più rappresentativo di tutto il Paese del pallone, con nove gironi e 170 club da ogni Regione (Lombardia e Veneto, con 20 e 19 a testa, le più presenti). Non c’è solo il Parma, però. Il Venezia abbandonato e sedotto dai russi che avevano promesso nuovo stadio e Serie A in pochi anni. La Reggina, una delle realtà più positive del Meridione calcistico dell’ultimo ventennio, arrivata al capolinea dell’era Foti. Il Monza della ricca Brianza imprenditoriale. Vis Pesaro, Chieti, Viterbese, Piacenza, Ravenna, Siracusa. Tutte città importanti che potrebbero ambire a far parte del calcio professionistico e punteranno a risalire, in un campionato lungo che può inghiottirti per anni. Solo la prima di ogni girone va in Lega Pro, poi quattro per gruppo ai playoff che mettono in paio solo posti in graduatoria per il ripescaggio. Uscire dal tunnel del dilettantismo è difficile: lo sa bene il Taranto, che da tre si ferma a un passo dalla promozione. Potrebbe valere persino per il Parma, squadra costruita per vincere subito.

Grandi piazze, grandi tifoserie, anche grandi giocatori (come Lucarelli, o Vitor Barreto, l’ex Bari e Torino che ripartirà da Venezia). La Lega Nazionale Dilettanti 2015/2016 sarà una festa, seguita anche da Sky che trasmetterà in diretta le partite del Parma. Il contraltare di un torneo appassionante, genuino e carico di contenuti, però, è ciò che esso rappresenta per il professionismo: una sconfitta. La Lega Pro è in una crisi quasi irreversibile: è scesa spontaneamente da 60 a 54 squadre per mancanze di candidate. Iscriversi in terza serie è sempre più difficile, la riforma non è bastata a tamponare il problema. Anno dopo anno il calcio italiano continua a perdere pezzi. E la Lega Dilettanti si trasforma nel vero “Campionato d’Italia”.

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