Per quest’anno la crescita acquisita del Pil è già dello 0,7%. Cioè esattamente il progresso previsto dal governo nel Documento di economia e finanza. Il dato arriva dall’Istat, che ha diffuso le previsioni macroeconomiche mensili e la previsione di crescita per il terzo trimestre, “pari a +0,3% con un intervallo di confidenza (l’indicatore del possibile errore statistico contenuto nella stima, ndr) compreso tra +0,1 e +0,5%”. Solo tre giorni fa l’istituto ha rivisto al rialzo la stima sulla crescita dei primi sei mesi dell’anno, portando allo 0,6% la crescita acquisita.

La crescita del Pil “è attesa continuare sugli stessi ritmi” del secondo trimestre (+0,3%) “anche nel terzo trimestre, ma il rallentamento del commercio mondiale avrà un impatto sulle esportazioni diminuendo l’apporto favorevole della componente estera”, si legge nella nota, e “sulla base del modello di previsione di breve termine dell’Istat la variazione congiunturale reale del Pil prevista per il terzo trimestre è pari a +0,3%, con un intervallo di confidenza compreso tra +0,1 e +0,5%”. “In presenza di un rallentamento delle esportazioni condizionate dalla decelerazione delle economie dei paesi emergenti – scrive l’istituto di statistica – è la domanda nazionale (al netto delle scorte) a fornire il principale contributo positivo al Pil. In questo scenario, la crescita acquisita per il 2015 è pari allo 0,7%” .

“Dal lato della domanda, all’incremento congiunturale dei consumi (+0,4%) si è associata una riduzione degli investimenti totali (-0,3%), sintesi della flessione di quelli in costruzioni (-0,8%) e nei mezzi di trasporto (-2,7%) e dell’aumento degli investimenti in macchinari e attrezzature (+0,6%)”.

La crescita del Pil dello 0,3% registrata nel secondo trimestre precedente è stata determinata da un aumento del valore aggiunto dei servizi (+0,3%) e dell’industria in senso stretto (+0,2%) mentre è tornata negativa la dinamica delle costruzioni (-0,7%). Per la componente estera, i dati di contabilità nazionale segnalano una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) rispetto alle esportazioni (+1,2%). Questa dinamica riflette, secondo le statistiche sul commercio estero, il rallentamento delle vendite verso i mercati extra-Ue (dal +2,9% nel primo trimestre allo +0,4% nel secondo) e un significativo aumento dell’import (dal +0,3% al +6,7%).