La domanda è scontata e la risposta anche. Se la staranno ponendo gli stessi protagonisti in queste ore: quanto potrà durare? Metà settembre. Forse un’altra giornata, due o tre per le più fortunate. E però guardare le presunte big dall’alto verso il basso non capita spesso. Certi momenti bisogna goderseli. La sosta per la nazionale prolungherà l’estasi di almeno quindici giorni. Una festa di provincia, ‘rovinata’ dall’Inter che però tra le cinque in vetta alla Serie A è anche quella che finora ha convinto meno. Le vere protagoniste del “campionato d’agosto” sono Chievo, Sassuolo, Palermo e il Torino che si riscopre grande. Dicono che conti poco, quasi nulla. Eppure restano sempre 6 punti di vantaggio sulla Juventus campione d’Italia o volendo essere pragmatici su Frosinone, Carpi, Bologna ed Empoli, le vere avversarie stagionali.

Ma soprattutto, che la striscia di vittorie continui o si spenga presto, restano tra le pieghe delle storie delle piccole che vanno in paradiso alcuni aspetti interessanti anche per chi ha altre etichette ma arranca. Partendo dalla “non provinciale” Torino, che da due anni stupisce o forse ha smesso trasformandosi in una realtà solida. Perché se quello di Cairo non è un modello, in quale altro modo lo si può inquadrare? Ha comprato giocatori con un’età media di 22,4 anni per una spesa totale di 26,4 milioni di euro e venduto Matteo Darmian al Manchester United per 18 milioni. Saldo leggermente negativo, squadra rinforzata e sempre un uomo al comando: Giampiero Ventura. Gli indizi raccolti in questi anni lasciano pensare che il vero Mr Wolf dei granata sia proprio lui: promozione in A, settimo e nono posto. Cairo gli sottrae i gioielli, lui sgrezza buoni giocatori aumentandone il valore di mercato sapendo che l’estate successiva li perderà. È successo con Cerci, Immobile e pochi mesi fa con il terzino dell’Italia. Lui non fa una piega, ricomincia a lavorare e i risultati arrivano. Oltretutto abbinati a un gioco gradevole. Ventura ha tagliato il traguardo delle 67 primavere senza aver mai guidato una grande squadra. Un mistero molto fitto e poco buffo del nostro calcio.

Chi probabilmente metterà presto piede su una panchina dove i risultati vengono prima di qualsiasi altro aspetto è Eusebio Di Francesco. Non è poi una grande sorpresa il Sassuolo che batte il Napoli alla prima e fa suo il derby contro il Bologna. Da due stagioni a questa parte i neroverdi hanno sempre portato a casa lo scalpo delle big. Il suo 4-3-3 è godibile, “zemaniano” ma con un’attenzione difensiva diversa. La combinazione con il presidente Squinzi ha fatto il resto. A Sassuolo si può programmare, non si ha la fretta impellente di vendere per fare cassa: la stoffa buona costa e loro se la fanno pagare. Bravi a riconoscerla e a prenderla prima degli altri. Una filosofia abbinata con l’italianità del prodotto. Come già accadeva la scorsa stagione, il Sassuolo manda in campo una formazione tipo essenzialmente nostrana. Nelle prime due partite, Di Francesco ha schierato otto italiani titolari. I tre stranieri – Vrsaljko, Duncan e Defrel – sono, assieme a Laribi, gli unici della rosa.

Sassuolo e Torino sono destinate a chiudere nelle prime dieci posizioni del campionato, forse anche un po’ più su. Diverso il discorso di Chievo e Palermo, comunque meteore solo per i più distratti. I veronesi hanno aggiunto appena due pedine (Mpoku e Pepe) e contro la Lazio non le hanno neanche schierate in partenza. Rolando Maran si fida molto del gruppo dello scorso anno. Ha perso Zukanovic, finito a crossare per la Sampdoria, ma poco importa. È il destino di chi allena in provincia. Il tecnico di Rovereto, in A solo a Catania prima di approdare in Veneto, fa bene a centellinare i nuovi ingressi e lo dimostrano i numeri. Quando arrivò sulla panchina gialloblù nello scorso ottobre, il Chievo annaspava disperato nella palude in fondo alla classifica. È risalito a un passo molto vicino a quello delle pretendenti all’Europa League raggiungendo la salvezza con cinque turni d’anticipo. Se solo la squadra avesse avuto maggiore produttività offensiva, lo sprint finale magari avrebbe avuto maggiore pathos. Nel corso dell’estate, senza aggiungere nomi nuovi, Maran sembra aver plasmato i suoi anche per far la voce grossa sotto porta. Il Chievo ha il miglior attacco del campionato: sette gol in centottanta minuti. Ha mandato in rete tre giocatori: Birsa, Meggiorini e Paloschi. L’ex attaccante del Milan ne ha già segnati 3. Solitamente si sveglia in primavera, quest’anno ci sono gli Europei e vuole evitare lunghi letarghi. Ha 25 anni e sta provando a togliersi l’etichetta della promessa inespressa che vivacchia in A.

Alla maglia azzurra punta anche Franco Vazquez, che a giudicare dal primo abbozzo di stagione era il vero segreto del divertimento assicurato dal Palermo nella scorsa stagione. L’italo-argentino ha regalato due assist ai compagni di squadra valsi 6 punti. I rosanero hanno fatto tutto con il minimo sforzo e quest’anno non verranno sorretti dalle magie di Paulo Dybala. Giuseppe Iachini sperava di poter contare su Andrea Belotti, vice naturale della nuova stellina della Juventus. Invece a Torino ci è finito anche lui, sponda granata. Del resto al Palermo funziona così da sempre. Zamparini ha svezzato e venduto a suon di milioni Sirigu, Grosso, Barzagli, Simplicio, Pastore, Cavani. Iachini ha ricominciato da Vazquez con la forza interiore di chi resiste sulla sempre scottante panchina palermitana dal 25 settembre 2013. Fra poco più di tre settimane saranno due anni d’amore con Zamparini. Quasi un miracolo, come quelle quattro inattese in vetta alla classifica.