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In un’Italia che sulla tutela dei diritti ancora arranca, ieri avrebbe potuto essere un giorno importante. Sarebbe potuto cadere un altro divieto di quella legge dogmatica da stato etico che è la Legge 40: il divieto di poter donare gli embrioni alla ricerca scientifica. E invece la Corte Europea ha deciso che gli embrioni abbandonati per rinuncia alla tecnica di fecondazione medicalmente assistita non possono avere quella destinazione. Ma solo nel caso specifico che mi riguarda, e non in assoluto.

La stessa Corte europea, lo scorso 18 giugno 2014 aveva giudicato ricevibile e accolto il mio ricorso per l’ipotesi di violazione dell’art. 1 del protocollo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (diritto di proprietà immateriale sugli embrioni e divieto di intervenire nelle scelte individuali dei legittimi proprietari che non possono più procedere ad una destinazione diversa da quella per cui gli embrioni sono stati prodotti) e dell’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare). La Corte, però, ed è questo il punto, non aveva però ritenuto esistesse la violazione al diritto di ricerca scientifica (art.10).

La sentenza che ieri ha deciso anche sul merito – e non solo sulla ricevibilità – ritiene ora che sia impossibile sapere se la scelta di donare gli embrioni alla ricerca scientifica sarebbe stata confermata dal mio compagno dal momento che non c’è più, nonostante ci fosse un consenso prestato da entrambi alla fecondazione assistita.

Ebbene, se ci fosse stato un consenso di entrambi, la sentenza avrebbe avuto un esito diverso?

La questione tuttavia resta aperta: con questa sentenza la Corte europea rimette la palla alla Corte costituzionale che l’8 aprile 2014 scorso aveva sospeso la decisione sulla stessa discussione in attesa proprio di questa sentenza. La Corte europea non ha posto limiti rispetto ai quali la Corte costituzionale sarà costretta a uniformarsi avendo riconosciuto che questa materia rientra nella discrezionalità dello Stato e che, quindi, ogni Stato potrà regolarla come crede.

Il mio ricorso alla Corte europea ha posto all’attenzione una questione importante: la grande ipocrisia della normativa italiana che vieta l’estrazione di staminali embrionali, ma poi consente per la ricerca di importare embrioni dall’estero. Sul divieto di donazione degli embrioni alla ricerca in Italia ci sono altri procedimenti in corso: molte sono le coppie che avendo embrioni non idonei ad una fecondazione assistita desiderano poterli donare e attendono con fiducia la valutazione che di questo divieto farà la Corte costituzionale.

Il diritto alla ricerca scientifica non era oggetto di questo ricorso dinanzi alla Corte di Strasburgo. Se il ricorrente fosse stato un malato e in discussione fosse stato il suo diritto alla salute, ho motivo di credere che la sentenza sarebbe stata diversa. E non è escluso che possa accadere in futuro.

Un’inquietudine preme riguardo al punto nodale della sentenza: l’impossibilità di sapere, da parte della Corte, se la mia scelta sarebbe stata confermata dal mio compagno. Io che ho vissuto con lui per  molti anni, posso che dire che sì, Stefano era un uomo generoso e altruista, non solo avrebbe condiviso la mia scelta, ma l’avrebbe proposta lui stesso.