Appena due squadre in Champions per il secondo anno consecutivo. Come Russia, Ucraina o Portogallo, per fare un esempio. La sconfitta della Lazio nel preliminare contro il Bayer Leverkusen non fa saltare solo il bilancio e le speranze del club di Claudio Lotito, ma conferma il declassamento di tutto il calcio italiano nella Serie B del pallone europeo. Anche se di questo tonfo c’è chi si gioverà: i grandi rivali della Roma e la Juventus, e non solo per questioni di antagonismo sportivo. Nelle casse delle due italiane in Champions finiranno almeno 10-15 milioni di euro in più a testa.

Per mero tornaconto economico, la disfatta dei biancocelesti è una buona notizia per Juventus e Roma: le entrate garantite dal market pool (i proventi televisivi della competizione) saranno sensibilmente maggiori. In ballo per l’Italia ci sono circa 110 milioni di euro. Dopo l’eliminazione, alla Lazio spetta solo un piccolo paracadute del 10% della prima metà (5,5 milioni), invece del 15% in caso di qualificazione. Ieri sera, dunque, la Roma ha già guadagnato 3 milioni di euro. Ma il grosso del surplus verrà con la seconda metà, altri 55 milioni da dividere in due e non più in tre, a seconda del percorso a partire da settembre. A tre mesi di distanza, i tifosi giallorossi possono davvero esultare e dire di aver “fatto fuori” dalla Champions i cugini laziali, con la vittoria in quel derby deciso da Yanga-Mbiwa (eroe di un giorno, adesso passato al Lione). E in più si godono un “tesoretto” di una decina abbondante di milioni, che (al pari della Juventus) farà sicuramente comodo per lo sprint in questi ultimi giorni di mercato. Una soddisfazione doppia, per merito del Bayer Leverkusen.

Il risultato, però, è che ancora una volta l’Italia si ritrova con appena due squadre nella massima competizione continentale, mentre Germania e Inghilterra ne hanno quattro, e la Spagna addirittura cinque per effetto della vittoria del Siviglia in Europa League. A far riflettere ancora di più, però, forse è un’altra statistica: da quando Michel Platini ha varato la riforma dei preliminari con il nuovo sistema degli spareggi fra “campioni” e “piazzate”, soltanto in un’occasione (il Milan nel 2013 contro il Psv Eindovhen) la squadra italiana è riuscita a qualificarsi. In tutti gli altri anni (una volta Sampdoria, Napoli e Lazio, due volte l’Udinese), le nostre rappresentanti sono state sconfitte. E la Serie A è uscita con le ossa rotte dal confronto con i pari grado degli altri Paesi (Germania, Inghilterra, Portogallo, Spagna).

Questo non necessariamente comporterà una stagione negativa per l’Italia a livello internazionale. Anche l’anno scorso, infatti, c’erano soltanto due italiane in Champions, eppure sul piano del ranking Uefa è stata un’annata quasi trionfale, chiusa al secondo posto alle spalle solo della Spagna. La Lazio in Champions sarebbe finita in quarta fascia con un girone terribile, in Europa League può essere considerata addirittura fra le favorite per la vittoria del torneo (come capitato al Napoli). L’Italia, insomma, deve leccarsi le ferite per l’eliminazione bruciante, ma può guardare comunque con fiducia alla prossima stagione. A patto, però, di portare fino in fondo le sue rappresentanti (Napoli, Fiorentina e Lazio, la Sampdoria è già stata eliminata) nella manifestazione minore. E che una fra Juve e Roma ripeta da outsider l’incredibile cammino dei bianconeri di Allegri. Altrimenti anche il ranking a giugno sarà negativo. Certificando il dato che oggi è nel numero delle qualificate in Champions: l’Italia non è più nell’élite del calcio europeo.

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