Il prefetto chiede chiarimenti alla questura, alla polizia municipale e al Comune, il sindaco e il ministro dell’Interno vogliono spiegazioni dalla prefettura, mentre l’Enac cerca di capire cosa possa essere successo con più di 24 ore di ritardo. Finora l’unica reazione dello Stato dopo la beffa dei funerali di Vittorio Casamonica si è esaurita nella sospensione della licenza del pilota di elicottero che ieri ha sorvolato piazza del Tuscolano inondandola di petali di rosa: quel volo, infatti, non era autorizzato. Partito da Terzigno, in provincia di Napoli, ha attraversato tutta la città abbassandosi sotto la quota minima di 300 metri per lanciare i petali sulla zona del Tuscolano: una performance che al pilota è costata la sospensione licenza.

Dal Viminale al prefetto: scaricabarile capitale
Per il resto nel day after degli sfarzosi funerali beffa, nella Capitale è andato in onda uno gigantesco scaricabarile a catena. Chi ha autorizzato le esequie in stile Mario Puzo per il boss del clan Casamonica? Chi ha ordinato ai vigili urbani di aprire il corteo di suv imbottiti di fiori al seguito della carrozza d’epoca trainata dai cavalli neri che portava il feretro del boss? Chi ha dato il via libera ai chiassosi sodali del defunto di inchiodare ai muri della chiesa quei manifesti con “lo zio Vittorio”in tenuta papale e definizione di “il Re di Roma” annessa? Tutte domande che si rincorrono nelle ultime ore e alle quali nessuno ha ancora risposto. Non ci è riuscito il prefetto di Roma Franco Gabrielli che, dopo la diffusione della notizia, ha inoltrato una raffica di richieste di chiarimento alla questura, ai carabinieri, ai vigili urbani e al Campidoglio. Gabrielli è il responsabile dell’ordine pubblico nella Capitale: è per questo motivo che si rivolgono a lui il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sindaco Ignazio Marino, negli stessi momenti in cui dalla segreteria della prefettura partono le lettere con analoghe richieste di spiegazioni a tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine della città.

I silenzi della Questura
In Sicilia e in Calabria già da anni le questure vietano i funerali pubblici di boss mafiosi. Perché la questura di Roma non ha fatto lo stesso con Vittorio Casamonica?  “Nessuna notizia relativa allo svolgimento dell’evento era stata comunicata”, recita una nota della questura capitolina. Possibile che la morte di uno dei Casamonica, potente clan che impera sulla periferia sud est della città, coinvolto in numerose indagini e persino nell’inchiesta Mafia capitale, sia sfuggita agli investigatori? “Il defunto – chiariscono – morto nelle prime ore del 19 agosto, dopo una malattia di circa un anno, risulta ai margini degli ambienti criminali, come confermato dalle recenti attività investigative nel corso delle quali lo stesso non è mai emerso”. Ma come mai allora si è deciso di non monitorare in ogni caso la situazione dato che molto probabilmente all’ultimo saluto a Vittorio Casamonica, già esattore della Banda della Magliana, sarebbero intervenuti personaggi di primo piano del clan?  “Il primo intervento effettuato sul posto risulta essere alle ore 11 circa di questa mattina per motivi di viabilità”.

La scorta alla bara di zio Vittorio? La fanno i vigili
Già, la viabilità. Che sarebbe poi il motivo per cui i vigili urbani hanno praticamente aperto la strada al corteo di suv stracolmo di fiori. Come è possibile che la carrozza trainata dai cavalli sia arrivata davanti la chiesa di San Giovanni Bosco mentre gli agenti della polizia municipale erano già schierati per gestire il flusso di Jaguar e Mercedes degli affiliati al clan? “In trent’anni di servizio non avevo mai visto una cosa del genere” commenta un vigile. Il corteo ha percorso almeno una quindicina di chilometri: la carrozza seguita dai vari suv con i fiori è partita da casa del defunto, via di Roccabernarda, quartiere Romanina, per arrivare in piazza Tuscolano. “Abbiamo fatto in modo di far mantenere la destra – racconta il vigile – per far defluire il traffico. Il rischio era che andasse completamente in tilt la circolazione nell’intero quadrante della città. Sono state perciò predisposte chiusure e deviazioni”. Tutto pur di dare degna sepoltura a don Vittorio, lo zio dei Casamonica appassionato di canto.  “E’ stato un borioso insulto a tutta la città”, scrive su twitter,  il comandante generale della polizia locale di Roma Raffaele Clemente, sorvolando sul fatto che i suoi uomini invece di bloccare quell’insulto lo hanno accompagnato fino in chiesa.

Il parroco che non si pente
Netta invece la posizione di don Giancarlo Manieri, il parroco della parrocchia di San Giovanni Bosco, che ha officiato il funerale. “Se lo rifarei? Probabilmente si – rivendica ai microfoni di Sky Tg24 – Non ho avuto nessuna indicazione da parte della Curia. Che cosa dovevo fare? Io faccio il mio lavoro e faccio il parroco, non spettava a me bloccare un funerale”. E i manifesti affissi sui muri della chiesa , quelli in cui si invitava a conquistare il paradiso? “Ho saputo che avevano appiccicato dei manifesti, che sono stati tolti subito, perché me lo hanno detto i miei collaboratori, poi dicono che abbiano messo l’altro, con il vestito da Papa, e gli inviti a conquistare il paradiso ma non l’ho assolutamente visto e non lo sapevo, perché non sono uscito”.

Salvini alla curia: “8 per mille dei boss fa comodo?”
Parole che hanno solleticato la replica di Matteo Salvini. “Funerale sfarzoso per il boss di un clan romano e il parroco dice lo rifarei. Ma per qualche vescovo il “nemico” è la Lega. Perché? Forse l’8 per mille di un boss fa più gola“, scrive su facebook il leader della Lega, mentre il presidente del Pd Matteo Orfini prova a rilanciare. “Roma non è e non sarà mai la loro città- scrive su twitter, annunciando per il 3 settembre Antimafia capitale, una manifestazione ”per la legalità e contro le mafie”. L’appuntamento è per le 18 a piazza Don Bosco, proprio dove don Manieri ha celebrato il funerale di Casamonica. Rivendicato fino all’ultimo, l’atteggiamento di don Manieri, però, è lontano anni luce anche da quello tenuto pochi anni fa da monsignor Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento. “L’unico modo per imbavagliare la mafia è  fare sul serio, amare e cercare la verità e il bene, rifiutare la mediocrità, i compromessi e il conformismo. Se la mafia c’è è anche colpa nostra”, aveva detto Montenegro vietando i funerali in chiesa per Giuseppe Lo Mascolo, boss di Siculiana. Una situazione molto simile a quella romana, ma con un epilogo assolutamente opposto.