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A Cagliari, alcune famiglie con bambini rimaste improvvisamente senza reddito e poi senza casa, sono andate a vivere in scuole abbandonate da anni.
La crisi le ha portate a scivolare per una china e a non trovare appigli. I servizi sociali solitamente propongono di richiedere un alloggio popolare sorvolando sul fatto che le graduatorie hanno dei tempi di attesa anche di 15-20 anni. Molti di loro dopo essersi trovati a dormire in macchina con i propri bambini hanno deciso di entrare in edifici pubblici inutilizzati: tutto sommato una scelta civile, quella di occupare luoghi abbandonati e a rischio di degrado per dare una sistemazione decorosa a dei cittadini in momentanea difficoltà.

Il sindaco del Comune di Cagliari però decide di togliere loro l’acqua. Sembra un atto medievale, un modo per assediare e togliere di mezzo degli elementi di disturbo; stride il contrasto evidente tra questa scelta ed il gruppo politico a cui appartiene il sindaco, Sel.

Il Sindaco, interpellato diverse volte, ha trovato giustificazioni diverse, tutte poco consone o credibili: “Non sono stato io, è stata l’Abbanoa (ente gestore del servizio idrico); sono stato io ma sono stato costretto dall’art.5 del decreto Lupi (dice tutt’altro); non posso riallacciarla, non troverei nessun dirigente a firmare l’Ordinanza”.

Alcuni cittadini, storditi da tanta incoerenza decidono di sollevare il problema alla conferenza organizzata da Sel a Cagliari proprio sulle nuove povertà e i diritti, questo 17 e 18 luglio. Il gruppo di lavoro al quale partecipa anche l’economista Riccardo Petrella è concorde nel richiedere al sindaco di Cagliari l’immediato riallaccio per ragioni di salute pubblica. Anche il presidente della regione Sardegna Pigliaru intervenuto, dichiara che probabilmente si tratta solo di studiare la via legale per fare la cosa giusta, cioè riallacciare l’acqua.

Ad oggi però ancora nessuna risposta dal sindaco e dal Presidente Pigliaru. Sono tutti spariti. Anche altri importanti rappresentanti di Sel, Michele Piras e Marco Furfaro, dopo molte esaltanti parole spariscono: sembra si tratti di un argomento tabù, anche se realmente non si capisce quale sia il concreto impedimento tecnico o giuridico al riallaccio. Unico palliativo provvisorio messo in campo dall’amministrazione comunale è stata l’attivazione di un servizio di autobotti che però non risolve strutturalmente la questione ma la rimanda più in là nel tempo.
Eppure si potrebbe prendere esempio dal sindaco di Bologna, che ad aprile ha ordinato il riallaccio ad un edificio occupato per tutelare la salute pubblica.

In questi mesi si sono succeduti dibattiti, articoli, confronti su come lavorare ad una società diversa da quella renziana. Nello stesso tempo a Cagliari, in queste settimane, la temperatura supera costantemente i 30 gradi e ci sono donne, uomini e bambini a cui è stato negato il diritto all’acqua; la cosa è tanto grave non solo perché vi sono delle persone a cui viene negato un diritto fondamentale, ma anche perché apre pericolosamente la strada a una visione di società in cui i diritti fondamentali dell’uomo possano essere legati al censo o arbitrariamente negati a chi si trova in un momento di debolezza.

Per questo motivo è stata lanciata la petizione on line, Cagliari 2015: riallacciare subito l’acqua, garantire un diritto umano fondamentale.

Enrico Lobina
Paolo Carsetti – Portavoce Forum Italiano dell’Acqua
Maria Elisabetta Pini