La notifica è arrivata all’alba, alla fine di una notte di musica e balli come tante altre al Cocoricò di Riccione. Ed è una batosta per una delle discoteche più famose d’Europa, un tempio meta ogni weekend di migliaia di ragazzi, in gran parte giovanissimi, con meno di 20 anni: 4 mesi di chiusura. Lo stop partirà lunedì 3 agosto, ed è stato deciso dal questore di Rimini Maurizio Improta sulla base dell’articolo 100 del Testo unico di pubblica sicurezza, e dopo la morte di un 16enne di Città di Castello, in provincia di Perugia, per overdose da ecstasy.

Così l’estate del Cocoricò può dirsi definitivamente conclusa, con almeno due mesi di anticipo e proprio all’inizio del mese che registra più presenze, agosto. La decisione però non è un fulmine a ciel sereno. Era attesa da almeno una settimana: da giorni sul tavolo del questore c’era un dossier compilato dai carabinieri, con le vicende degli ultimi due anni di attività del locale notturno. Quindi non solo la morte del ragazzino che nella serata tra il 18 e il 19 luglio si è sentito male proprio sulla pista, per aver preso una dose tripla di mdma: almeno 3 grammi di droga, sciolta in una bottiglietta d’acqua, e divisa con gli altri due amici che erano con lui.

Nel fascicolo delle forze dell’ordine erano citati anche altri episodi del passato, tra risse, furti, spaccio e interventi del 118. E questo non è il primo anno, che il Cocoricò finisce nella bufera e con le porte sbarrate. Già nel 2013 la discoteca della riviera romagnola era stata chiusa per microcriminalità e spaccio di droga. Stessa cosa nel 2011, dopo che un ragazzo diciottenne di Cattolica era finito in coma per aver preso ecstasy. Ma in entrambi i casi le chiusure imposte dal questore non avevano superato il mese. Questa volta invece si è preferito adottare il pugno duro.

E per una discoteca storica, che dà lavoro a 200 dipendenti, che riesce a ospitare anche 6000 persone a serata e a fatturare decine di migliaia di euro, non sarà facile sopravvivere a un provvedimento di questo tipo. Nei giorni scorsi, quando già circolava l’ipotesi della serrata, i frequentatori della piramide avevano persino organizzato una petizione online, per chiedere di non spegnere le luci sul Cocoricò. Una raccolta firme che in poche ore aveva ottenuto centinaia di adesioni.

Mentre a una settimana dalla tragedia dell’adolescente di Città di Castello il patron del locale, Fabrizio del Meis, aveva annunciato le dimissioni, lanciando anche una sorta di j’accuse. “Nella battaglia contro l’uso delle droghe – aveva detto l’ ex manager ai cronisti convocati in conferenza stampa – mi sento solo e impotente, non ho strumenti di legge. Mi rendo anche conto che esiste un muro invalicabile dove da una parte c’è la politica, le istituzioni, le forze dell’ordine e dall’altra c’è l’imprenditore, come fossimo uno nemico dell’altro senza renderci conto che tutti, sicuramente nel caso del Cocoricò, vogliamo la stessa cosa”.