Non era “improvvisa” e tantomeno “selvaggia”, come è stato raccontato, l’assemblea sindacale che il 24 luglio ha lasciato duemila turisti fuori dai cancelli di Pompei, scatenando una  bufera sui sindacati “irresponsabili”. Il documento che ilfattoquotidiano.it pubblica in esclusiva dimostra il contrario: a dispetto della versione ufficiale, l’assemblea di venerdì era stata comunicata per tempo a tutti i soggetti pubblici interessati e soprattutto regolarmente autorizzata proprio da quel Soprintendente che l’indomani si dichiarerà invece “sorpreso” e “pugnalato alle spalle” dai lavoratori.

Il documento risale al 21 luglio, due giorni prima che si sollevasse un caso nazionale, con il presidente del Consiglio Matteo Renzi furibondo e il ministro Dario Franceschini che profetizza “danni irreparabili al Paese”. In due pagine il documento racconta però un’altra storia. E’ l’autorizzazione di quella riunione. L’oggetto non lascia dubbi: “Assemblea sindacale del personale degli Scavi di Pompei, Ercolano, Boscoreale e Stabia”. Poi la data: 21 luglio, cioè due giorni prima del “fattaccio” assurto a scandalo nazionale. A firmare la comunicazione è “Il soprintendente prof. Massimo Osanna”, cioè lo stesso funzionario che l’indomani si dichiarerà tradito dalla “protesta a sorpresa” e sarà descritto dalla stampa come un eroe per aver “personalmente aperto i varchi ponendo fine allo scempio”. La polarizzazione dell’opinione pubblica da parte dei media è immediata: da una parte ci sono i servitori della Patria come lui, dall’altra un manipolo di rivoltosi disponibili a sabotare il cammino del Paese verso l’emancipazione dal sindacalismo più feroce.

Peccato che la versione ufficiale, data in pasto ai giornali e all’opinione pubblica, sia già da riscrivere. Intanto le assemblee del 23 e 24 luglio proclamate dalle varie sigle – come dimostra il documento – erano state regolarmente comunicate e quindi autorizzate. Tanto che ai “rivoltosi del sindacato” la Soprintendenza aveva pure concesso l’uso dell’Auditorium tra le 9 e le 11 del mattino. Lo stesso soprintendente ne dà comunicazione ai soggetti interessati, perché possano predisporre le misure necessarie allo svolgimento dell’assemblea e a garantire i servizi essenziali. “I Direttori degli Uffici Scavi – si legge – in collaborazione con il responsabile del servizio di sicurezza – assicureranno le presenze del numero minimo essenziale di addetti necessari alla tutela dei monumenti durante le ore di assemblea”.

Ora più d’uno, dal sito di Pompei, chiede un’operazione-verità al Governo. Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-UNSA chiede “innanzitutto una correttezza intellettuale e morale nel ricostruire i fatti che hanno portato alla fila per l’accesso al sito di Pompei nei giorni scorsi e di non strumentalizzare l’esercizio delle libertà sindacali. Quello che viene chiamato scandalo, non è altro che un’assemblea richiesta da tre organizzazioni sindacali e regolarmente autorizzata dal Sopraintendente”.

Che trasmette l’autorizzazione a tutti gli uffici competenti: i responsabili degli scavi, della sicurezza, personale, informatica, ufficio stampa, questore di Napoli, vari commissariati di polizia. Insomma, lo sapevano proprio tutti, anche se passa la versione dello “sciopero selvaggio”, anche grazie ai titoli del Tg1 della sera: “Brutta sorpresa, e non è la prima volta, per i turisti in visita a Pompei. Per un’improvvisa assemblea sindacale, i cancelli sono rimasti chiusi. E’ stato il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia che ha personalmente riaperto i cancelli permettendo di entrare agli oltre duemila turisti in attesa”. Dettaglio: dal documento si evince anche il tentativo del Soprintendente di posticipare il problema: “Si chiede alle organizzazioni sindacali di valutare l’opportunità di un differimento in orario successivo alla presenza dei visitatori”. Per uno che non ne sapeva proprio nulla, non è poco.