Pac-Man, Donkey Kong, Galaga e Space Invaders sono tornati, e questa volta vogliono distruggere il pianeta Terra. Per fermarli occorrerà chiamare un pugno di nerd che di quei giochi vissero e goderono, davanti agli schermi delle sale giochi, per tutti gli anni Ottanta. Sembra la trama di un nostalgico e malinconico exploit di azzardata animazione, invece è la sinossi molto stringata di Pixels, il blockbuster dell’estate americana 2015 che eleva a protagonisti cinematografici le mitiche icone dei videogiochi Arcade, e che dal 29 luglio sarà in oltre 300 sale italiane.

Certo, se qualcuno si prendesse la briga di raccogliere le decine, forse centinaia, di recensioni online che definire negative è eufemistico, Pixels crediamo concorrerebbe al peggior film dell’anno. Se invece volessimo davvero riaccomodarci in prima fila per l’operazione “videogiochi che passione” – chi è che non ha mai infilato una monetina da sala giochi per far partire la vorace pallina gialla del Pac Man? -, ecco che Pixels ha tutti gli ingredienti che fanno al caso nostro. Intanto il regista, Chris Columbus, è la quintessenza dei favolosi, e nel film parecchio sbertucciati, anni Ottanta, quelli dei rigonfiamenti abnormi e posticci nei capi d’abbigliamento, quelli in cui il “nerdismo” poté festeggiare lo sdoganamento pop della propria condizione sociale. Tra l’83 e l’84 Columbus viene chiamato da Spielberg a Hollywood e scrive una fila all’altra le sceneggiature di Gremlins e The Goonies; poi esordisce alla regia con Mamma ho perso l’aereo (1990). Meglio di così, chi poteva riportarci ad un’atmosfera cinematografica in cui riemergono intonsi sia la persuasiva retorica di Ronald Reagan che la necessità ludica del cubo di Rubik?

L’equivoco datato 1982 per innescare il disaster movie nasce dall’idea della Nasa e del governo americano di dialogare con gli extraterrestri con un messaggio nella bottiglia lanciato nello spazio: dentro si trova una clip con i personaggi da videogioco che però gli alieni interpretano come dichiarazione di guerra trasformandosi in Pac-Man e compagnia, ed iniziando a distruggere le grandi città americane come fossero mille Godzilla. “Mi è piaciuta molto l’idea della commedia mista all’azione, scorgendo l’opportunità di realizzare quel che fin dai tempi di Harry Potter non ho potuto: poter spingere la commedia, per quanto possibile, ma anche di creare un film intriso d’azione ed avventura. Questo sarà un film nuovo per l’estate, che porterà gli spettatori indietro negli anni Ottant in modo nostalgico ed evocativo”, ha spiegato Columbus all’uscita del film negli Usa. Uscita in sala che non ha di certo premiato le aspettative della produzione Sony: 24 milioni di dollari nel primo weekend a fronte di una spesa di oltre 100 milioni di dollari.

Tra i mattoncini di Tetris che abbattono palazzoni e una divertente, e immortalata sui social indiani, partita ad Arkanoid, Pixels dà la possibilità ad Adam Sandler, che è Sam Brenner, l’amico del presidente degli Stati Uniti a cui viene assegnata la missione, di risalire la china della comicità semi demenziale e a tratti surreale che gli è propria finita nelle secche di un oblio non del tutto giustificato. Accanto a lui ci sono Ludlow Lamonsoff (Josh Gad) e Eddie “The Fire Blaster” Plant, che poi non è altri che Peter Dinklage, l’attore nano de Il Trono di Spade. All’origine di questo film dedicato agli Arcade Games c’è un cortometraggio di Patrick Jean, che i maligni recensori di Variety e Hollywood Reporter hanno già segnalato come potesse bastare per lo sviluppo temporale e narrativo dell’idea di fondo diventata un’ora e 49 nelle mani degli sceneggiatori Tim Herlihy e Timothy Dowling. Diverse sequenze che mescolano live action e animazione ricordano gli azzardi formali dell’esperimento cinematografico, firmato dai concorrenti Nintendo, di Super Mario Bros (1995) con Bob Hoskins e Dennis Hopper. Anche se l’Oscar per il miglior attore in Pixels lo dovrebbe ricevere il piccolo Q*bert mandato alla riscossa contro i rotolanti barili di Donkey Kong. Chi ha dita per smanettare sulla pulsantiera, intenda.