Dove sta l’imbroglio e la mistificazione a danno della salute e delle tasche dei cittadini italiani e campani in cui cade anche la Corte Europea nella maxi multa all’Italia (qui il testo integrale della sentenza)? Si parla solo di rifiuti urbani, laddove nel significato della parola rifiuti, sia in Campania che in Italia ed in Europa, rientrano ben tre categorie di rifiuti, di cui quella dei rifiuti urbani è la minore e la meno pericolosa in termini di salute pubblica.

I rifiuti urbani, oggetto della controversia e della condanna Ue oggi in Italia sono il 24% del totale dei rifiuti quando si usa genericamente la parola rifiuti. In Campania nel 2007 erano circa 2,8 milioni di tonnellate/anno gestite dalle stesse ditte che gestivano anche i rifiuti speciali, industriali e tossici, ed utilizzati a copertura scenografica dello smaltimento senza controllo e senza impianti delle altre due categorie di rifiuti: quelli speciali, industriali e tossici legali (nel 2007 circa 4,8 milioni di tonnellate anno) e quelli prodotti in regime di evasione fiscale, non meno quindi del 30 % della categoria precedente e quindi non inferiori ai 1,5 oggi 2 milioni di tonnellate anno sottostimati.

La responsabilità del monitoraggio, della programmazione e della corretta gestione del 24% dei rifiuti, quelli urbani, è diretta competenza dello stato, della regione e degli enti locali come i comuni; per il restante 76% e soprattutto per quella quota eccezionale di rifiuti speciali, industriali e tossici prodotti e quindi da smaltire illegalmente, la responsabilità è tutta delle attività manifatturiere e dei privati mentre lo Stato in tutte le sue articolazioni nazionali, regionali e locali ha diretta responsabilità solo per mancata tracciabilità e controllo.

Risulta ovvio per chiunque che i maggiori rischi, anzi certezze, di danno alla salute pubblica derivano dalla mala gestione del 76% dei rifiuti, cioè quelli speciali e soprattutto da quella eccezionale quota di rifiuti tossici prodotti in regime di evasione fiscale che, in assenza di tracciabilità e controlli, ordinariamente da sempre vengono sovrapposti a quelli urbani per scaricare sia in termini di costi che di danno alla salute sui cittadini e non sui privati i conseguenti costi di smaltimento.

Per il 76 per cento dei rifiuti, quindi, e soprattutto per quelli realmente pericolosi per la salute pubblica esistono piani di gestione specifici. Anche la Campania, ovviamente, ne ha uno ed è regolarmente approvato da anni: non uno solo degli impianti previsti e deliberati è stato realizzato negli ultimi cinque anni, sotto tutte le amministrazioni della regione Campania, sia di destra che di sinistra: “Tale rete deve permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più vicini, grazie all’utilizzazione dei metodi e delle tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica”.

Qui compare la beffa per i cittadini campani. Tale disposizione normativa cui fa riferimento la corte Ue ed a cui si appella il governo nazionale per scaricare tutto il peso della multa e delle colpe sulle amministrazioni locali e sui cittadini campani, vale quindi solo ed esclusivamente per il 24 per cento dei rifiuti italiani, quelli urbani, laddove per i circa 138 milioni di tonnellate di rifiuti industriali di cui almeno dieci altamente tossici e per i circa 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti industriali e tossici prodotti e smaltiti illegalmente non esiste il dovere di smaltimento di prossimità, anzi, esiste la libera circolazione senza controllo di questi rifiuti in quanto merci.

La Campania da circa venti anni importa legalmente circa 350 mila tonnellate anno di rifiuti speciali legali da riciclare e smaltire senza un solo impianto e circa almeno 600 mila tonnellate anno (certificati dalla Magistratura) di rifiuti altamente tossici provenienti da tutta Italia ed Europa con il conseguente dimostrato sversamento illegale in Campania di rifiuti tossici non inferiore ai dodici milioni di tonnellate, pari appunto a circa 600mila tonnellate l’anno per venti anni almeno.

E’ una vergogna ed una crudeltà disumana assoluta questo sporchissimo e lurido “gioco dei tre sacchetti” (urbani, industriali legali e tossici illegali) che umilia, offende ed uccide tutto il sud Italia, non solo la Campania da almeno venti anni. La corretta gestione dei rifiuti e la tutela della salute pubblica deve iniziare dal monitoraggio dei flussi e corretto smaltimento innanzitutto dei rifiuti speciali industriali e tossici (76%) e dopo di quelli urbani (24%) anche e soprattutto in Campania.

Abbiamo chiesto all’Ue negli ultimi tre anni di assumersi le sue responsabilità nel rispettare il trattato di Basilea del 1989 con gli impegni assunti e sinora disattesi di obbligo di monitoraggio europeo dei flussi di rifiuti speciali industriali e tossici con obbligo innanzitutto per i rifiuti industriali allo smaltimento di prossimità e non totale e libera circolazione senza alcun controllo come oggi. A mio parere è necessario:

1. Chiarire bene che gli impianti di cui è totalmente carente la regione Campania non sono gli inceneritori per rifiuti urbani ma gli impianti per il corretto trattamento innanzitutto dei rifiuti speciali industriali tossici ed ospedalieri di cui la regione Campania è totalmente priva nonostante il piano regionale per questi rifiuti sia approvato da anni;

2. Realizzare con poca spesa ed in massima urgenza, ben valutando la localizzazione lontana dai centri urbani più densamente abitati (Scampia) e soprattutto lontano dalle province più danneggiate in termini di salute pubblica dalla mala gestione dei rifiuti (tutte le categorie di rifiuti!), gli impianti di compostaggio necessari a completare il quadro di corretta gestione regionale dei rifiuti urbani;

3. Evitare che la soluzione urgente e veloce della “questione ecoballe” passi attraverso la costruzione di altri impianti di maxi inceneritori sostanzialmente inutili sia per i tempi necessari che per i costi, essendo necessario prevedere non meno di 800 milioni di euro solo per la loro costruzione (e non meno di 3-5 anni) di certo tutti a carico della sola Regione Campania;

4. Realizzare con urgenza invece quanto già previsto dal piano rifiuti speciali e in idonee zone dell’interno partendo dagli impianti per il corretto smaltimento intraregionale dell’amianto ed iniziando da zone altamente critiche come l’avellinese (Isochimica) e dagli impianti per il corretto smaltimento dei rifiuti ospedalieri;

5. Utilizzare al massimo e rapidamente le vigenti norme per lo smaltimento extraregionale ed extranazionale a basso costo dei rifiuti speciali e assimilabili tali come le ecoballe, allo scopo di concretizzare uno smaltimento in tempi brevi senza ulteriori costi sanitari e senza ulteriori costi di smaltimento ceneri nella regione ancora priva di impianti a norma a tale scopo e che ha perso due anni secchi di vita media a testa nei soli ultimi venti anni per questo lurido “gioco dei tre sacchetti”;

6. Escludere del tutto da questo impegno gestionale urgente non solo gli inceneritori, non necessari perché la Campania già dispone di 7,5 inceneritori/equivalenti con Acerra ma anche i cementifici del tutto privi di adeguate garanzie di non tossicità locale risultando di gran lunga più tossici degli inceneritori stessi, ed essendo tutti questi impianti ubicati al centro di città densamente abitate (Caserta, Maddaloni).

Siamo consapevoli della ennesima truffa e beffa a danno non solo delle tasche ma della dignità stessa dei cittadini campani, ampiamente realizzata con criteri scientifici da uno Stato che tutela più gli interessi economici e del nord che quelli di salute pubblica e del sud.