A giugno è stata pubblicizzata l’inchiesta condotta dall’International Consortium of Investigative Journalist (Icij), in collaborazione con diverse testate internazionali, sull’attività condotta in questi anni dalla Banca Mondiale. Come ci ricorda il sito della Farnesina “la Banca Mondiale (Bm) è la principale organizzazione internazionale per il sostegno allo sviluppo e la riduzione della povertà. Essa opera essenzialmente nei cosiddetti paesi ‘in via di sviluppo'”.

Dall’inchiesta del Icij risulta che, giusto a causa dell’intervento della Banca Mondiale, fra il 2003 e il 2014 oltre 3,4 milioni di persone in tutto il mondo sono stati “sfollati o penalizzati dal punto di vista economico”. Quasi tre milioni sono asiatici, circa quattrocentomila africani. La ricerca ha preso in esame 972 progetti in 124 paesi. Il paradosso è che il compito della Banca Mondiale dovrebbe essere la cancellazione della povertà, mentre invece appare evidente che con i suoi interventi essa è aumentata, così come è aumentata la disgregazione sociale.

Uno dei campi in cui la Banca è intervenuta più di frequente e che ha creato più danni all’ambiente e deportazioni di persone è costituito dalle grandi dighe per produzione idroelettrica. E qui fa davvero sorridere mestamente parlare di “energia pulita”. Nel campo delle grandi dighe, l’ultimo disastroso progetto approvato dalla Banca con 73 milioni di dollari è costituito dalla mastodontica centrale idroelettrica Inga III nella Repubblica Democratica del Congo.

Eppure, nel 2014 un dettagliatissimo studio reso pubblico da un gruppo di ricercatori della Oxford University dimostrava la follia di realizzare grandi dighe, sia per via degli evidenti impatti sociali e ambientali che esse hanno prodotto, ma anche per i risultati economici di queste grandi opere. Secondo lo studio di Oxford, se i pianificatori di dighe volessero proporre valutazioni realistiche, dovrebbero aumentare la stima dei costi previsti, in media, del 99%, e la tempistica di esecuzione del 66%.

E persino secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, quella dei mega sbarramenti rappresenta la cura sbagliata perlomeno per le esigenze di un continente come l’Africa. Vista la bassa densità abitativa, servirebbero soluzioni alternative, basate su reti di piccole dimensioni o progetti di rinnovabili decentralizzate (solare ed eolico) e a costi molto contenuti. Ciononostante e nonostante il fatto che lo stesso Congresso degli Stati Uniti – che sono il principale sovvenzionatore della Banca – abbia espresso di recente contrarietà a questa scelta, la Banca continua a foraggiare questi disastrosi progetti. Il gigantismo anziché le piccole opere diffuse. Perché questo vuole il capitale.