Quella di Abderrahim Naji è una storia fuori dal comune. Con un filo rosso che la tiene unita: la determinazione a non arrendersi davanti agli ostacoli. Abderrahim lascia il Marocco nel 1988, a 21 anni. Il divorzio dei genitori lo mette in crisi, vuole guadagnare per aiutare la mamma e i sei fratelli. Per questo molla la facoltà di Chimica e fisica a Marrakesh e si mette un biglietto interrail in tasca. Dopo avere girato l’Europa, finisce per sbaglio a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova.

È il 1990. Un’azienda specializzata nello stampaggio delle materie plastiche lo prende come operaio. Dopo quattro anni è manager. Tempo altri due e si compra tutto. Da quattro i dipendenti diventano 38. Cinque stabilimenti attivi. I clienti salgono a più di 50. Anche la Cina importa da lui. Il business continua a crescere. L’ultimo bilancio, del 2014, lo chiude con un fatturato di 6,6 milioni di euro, cioè il 38 per cento in più rispetto al 2013. Il piano è di allargarsi ancora. Ora è in trattativa per un capannone di 12mila metri quadri. Se va in porto, questo significa nuovi macchinari e nuove entrate. Quella di Abderrahim è la scalata di uno straniero in Italia. Un tassello scoperto della storia del Belpaese. Il 25 giugno a Roma, all’età di 48 anni, l’ex ragazzo venuto da Béni Mellal vince il MoneyGram award 2015, il premio all’imprenditore immigrato in Italia dell’anno. Giunto alla settima edizione e ideato da MoneyGram, società leader nei trasferimenti internazionali di denaro, per valorizzare gli stranieri di successo.

Il 25 giugno a Roma, all’età di 48 anni, l’ex ragazzo venuto da Béni Mellal vince il MoneyGram award 2015, il premio all’imprenditore immigrato in Italia dell’anno

Cs Stampi è il nome della sua azienda. Decide di non cambiarlo anche dopo il passaggio di proprietà. Nel frattempo prende la cittadinanza italiana e mette su famiglia. Si sposa con una donna veneta, ha due bambine, e i suoi fratelli lo raggiungono dall’Africa. Lui è il primogenito. “Mia sorella si è laureata qui in chimica industriale e oggi collabora con me”. Ama l’Italia e si sente amato dagli italiani. L’unica discriminazione che subisce è da parte delle banche. È all’inizio della carriera. “Avevo chiesto un anticipo ma non volevano darmelo, non si fidavano per il colore della mia pelle. Eppure l’azienda da anni era loro cliente, era sana e forte”. Un imprenditore locale assiste alla scena e mette la sua firma a garanzia del finanziamento. “Un gesto indimenticabile”, commenta.

Il viaggio di Abderrahim ha un traguardo che si chiama emancipazione. Per imboccare la strada giusta sa che prima ha bisogno di mettersi in gioco. Con un visto universitario si imbarca da Tangeri per la Spagna. Poi prosegue via terra. Su e giù dai treni per due anni. La prima tappa è Marsiglia. Ci rimane per quattro mesi. Trova un posto da lavapiatti. Ma è già pronto per ripartire un’altra volta. Spiega: “Se hai liberà di scegliere, non puoi stare fermo, devi provare”.

“Se hai liberà di scegliere, non puoi stare fermo, devi provare”, dice. E così esplora l’Italia, da Milano a Napoli. Quindi si dirige verso il Nord Europa

Così esplora l’Italia, da Milano a Napoli. Quindi si dirige verso nord. Germania, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Norvegia. Fa il cameriere, il facchino, il contadino, il taglialegna. Per risparmiare dorme anche sui treni. “Quando ero in Norvegia ogni sera per tre mesi ho prenotato una cuccetta, il tragitto da una capolinea all’altro durava una notte. Al mattino mi trovavo sul posto di lavoro”.

Riesce a inviare parte di quello che guadagna alla famiglia lontana. Ma è tutto un accontentarsi per sopravvivere. “Non mi sentivo realizzato da nessuna parte”, racconta. Allora si trasferisce in Svizzera. “Perché le paghe sono più alte. Per un mese ho fatto il contabile per un viticoltore”. Non è convinto però che quello sia il luogo ideale per rifarsi una vita. Opta di nuovo per l’Italia. “Avevo sentito che presto ci sarebbe stata una sanatoria per gli extracomunitari. Allora mi sono fatto avanti. Meglio qui, che da qualche altra parte, pensai. C’è più calore, più accoglienza, più solidarietà. Il clima mi piace, la cucina è buona e di qualità. Voi vi lamentate, ma non siete freddi come quelli del Nord Europa”.

In Italia, tutto è iniziato con alcune traduzioni mentre era in fila per il permesso di soggiorno

Sale sull’ennesimo treno della speranza. Il biglietto è per Como, vicino al confine. Ma si addormenta e si risveglia a Padova. Qui inizia un altro capitolo, pieno di conquiste, che deve ancora finire. Mentre è in fila per il permesso di soggiorno, un sindacalista gli chiede se lo può aiutare con le traduzioni in francese dei moduli. E in cambio del favore gli dà una mano a trovare un lavoro. “Con alloggio incluso”, specifica lui. Lo prende un’impresa edile come manovale.

Un giorno viene mandato su un cantiere di fianco a Cs Stampa. Passa di lì il titolare dell’azienda, scambiano due parole e scatta la proposta per un posto là dentro. “Ho studiato i manuali delle macchine e la sera dopo gli ho dimostrato che sapevo usarle. Al che mi ha preso subito a lavorare con lui”. Nel 1995 il proprietario decide di vendere l’attività a tre fratelli italiani a patto che Abderrahim rimanga al suo posto. “Non ho chiesto aumenti di stipendio, solo la possibilità di piazzare dei macchinari a spese mie in azienda”. Compra il primo, poi il secondo. Ha esperienza, competenza, sa che quello è il suo mestiere.  I tre fratelli lo capiscono e alla fine gli cedono l’azienda. Abderrahim dopo nove anni centra il traguardo.

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