Il Senato ieri ha discusso di tortura. È stato modificato il testo approvato dalla Camera, che già era un compromesso con il partito di Angelino Alfano e le forze di Polizia. Così ricomincia un estenuante e intollerabile palleggio parlamentare. La Commissione Giustizia presieduta da Nitto Palma ha prodotto un risultato che ci riporta indietro di oltre dieci anni, ovvero ai tempi dell’emendamento della parlamentare leghista Carolina Lussana.

Eravamo negli anni del governo Berlusconi 2001-2006 e la discussione parlamentare si arenò su un emendamento da lei presentato e approvato dalla Commissione. L’emendamento prevedeva che affinché si potesse parlare di tortura dovevano essere commesse non una ma più violenze. Ugualmente ieri è stato deciso che la tortura sussiste soltanto nel caso di violenze reiterate. È stato altresì deciso che quando si produce una sofferenza psichica questa debba essere ‘verificabile’.

Faccio dunque un esempio realmente accaduto in quel di Genova, Bolzaneto 2001: un poliziotto inneggiando al duce minaccia con un manganello una ragazza fermata, alludendo in modo evidente a una violenza di tipo sessuale che lei potrebbe subire qualora non chini il capo. Non reitera quella minaccia nei confronti della stessa persona in quanto il giorno dopo quella ragazza viene liberata. Però mette in atto lo stesso modo illegale di fare con altre ragazze. La sofferenza psichica, dice il testo del Senato, deve essere verificabile. Per cui la ragazza dovrà essere sottoposta all’umiliazione della perizia di uno psichiatra. Il che accadrà, visti i tempi medi di un processo in Italia, vari anni dopo, quando non ci sarà traccia di quella sofferenza (o quanto meno si spera non vi sia).

Insomma, il testo approvato dal Senato è inaccettabile, niente di più lontano da quello presente all’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura. Chiediamo a Matteo Renzi di presentare un emendamento in Aula che ripristini la ragionevolezza e non ci faccia sbeffeggiare dagli organismi internazionali.