Il piano di riforma della previdenza e dell’assistenza promesso a marzo è pronto ed è già stato inviato al governo. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’ha annunciato presentando alla Camera il Rapporto 2015 dell’istituto, che evidenzia un risultato economico negativo per 12,7 miliardi e un disavanzo finanziario di competenza di 7,8 miliardi. Cinque i pilastri della proposta: dal reddito minimo per gli over 55, che l’economista ha già sollecitato a più riprese visto che quella fascia di età è la più esposta al rischio di povertà, alla flessibilità dell’età di uscita dal lavoro, passando per la possibilità di versare contributi aggiuntivi su base volontaria. L’obiettivo, ha spiegato Boeri, è una “maggiore equità, tanto fra le generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione”. Ora la palla passa a Palazzo Chigi: il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, dopo aver messo una toppa al buco aperto dalla sentenza della Corte costituzionale sulla mancata rivalutazione degli assegni previdenziali, hanno promesso “entro la legge di Stabilità” un intervento per rendere meno rigidi i paletti della legge Fornero.

Il primo punto chiave della riforma messa a punto dall’Inps consiste in “una rete di protezione sociale dai 55 anni in su”. Per il presidente si tratta del primo passo “verso l’introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che oggi manca nel nostro Paese“, che porterà a distinguere assistenza e previdenza anche a livello contabile. Per questa via si “potrà superare un vizio d’origine del sistema contributivo”, cioè quello “di non prevedere prestazioni minime per chi non ha altri redditi e ha accumulato un montante contributivo troppo basso per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà“.

Il secondo punto cardine è una “unificazione” delle posizioni assicurative, il che comporterà la fine delle ricongiunzioni onerose. “La modifica normativa che abbiamo proposto – sostiene Boeri – consente agli individui di unificare la pensione tra regimi diversi, compresa la cosiddetta gestione separata. Senza oneri aggiuntivi”. Terzo pilastro è una “armonizzazione” dei tassi di rendimento garantiti ai contributi. Le forti asimmetrie nei trattamenti previdenziali, sottolinea l’economista, nascono proprio dalla differente rivalutazione dei contributi versati. Questo vale per i fondi amministrati dall’Inps, ma Boeri lo chiede a tutti, anche ai parlamentari, per i loro vitalizi, che non ricadono sui conti dell’istituto: “Auspicabile che Camera e Senato rendano al più presto pubbliche le regole che storicamente sono state alla base della concessione di questi vitalizi. Servirà per valutare i tassi di rendimento implicitamente offerti a deputati e senatori, comparandoli col trattamento riservato agli altri lavoratori”.

Il quarto punto è una “flessibilità sostenibile”, da ottenere spalmando il montante accumulato nel corso della vita lavorativa in relazione all’età di uscita e alla speranza di vita residua. “Chi va in pensione prima – commenta Boeri – deve spalmare questa cifra su molti più mesi di chi va in pensione più tardi”, quindi avrà diritto a un assegno previdenziale più basso. “Posto che le pensioni siano sufficienti a garantire una vita dignitosa, senza comportare l’intervento dell’assistenza sociale, questa è una flessibilità sostenibile”. In più, ha detto Boeri, i redditi pensionistici più elevati dovrebbero contribuire al “finanziamento di uscite verso la pensione più flessibili”.

Il quinto e ultimo punto viene riassunto con “non si va in pensione, ma si prende la pensione”. Visto che il rapporto tra contribuenti e pensionati è destinato a peggiorare, “vogliamo offrire nuove opportunità di versare contributi, che poi diventeranno un supplemento alla pensione, per chi sta già percependo un trattamento previdenziale”, ha detto Boeri. Dovrebbe essere quindi possibile il versamento di contributi aggiuntivi, oltre a quelli obbligatori, da parte dei datori di lavoro ai loro dipendenti.

Al termine del suo intervento l’economista e co-fondatore de lavoce.info, accusato nei mesi scorsi di essere entrato a gamba tesa in materie di competenza del governo, ha ribadito che presentare proposte di questo tipo non comporta “alcuna violazione di procedure e ancor meno vulnus della nostra democrazia”. L’Inps non fa che mettere “a frutto il capitale umano e le banche dati di cui dispone”.