La terra continua a ruotare attorno al suo asse e al sole. I fiumi e i mari continuano a scorrere. Il sole continua a sorgere ad est e i corpi celesti continuano a brillare. Nulla di questi moti e fenomeni naturali ha cessato di esistere dopo il referendum sul quale si sono espressi i greci ieri sera. Quando la luna sopra piazza Syntagma illumina i volti della folla assiepata che apprende la vittoria del No al referendum esplode la gioia di un popolo. L’Unione Europea viene smascherata ancora una volta alla prova del voto popolare, che rifiuta la logica dell’intimidazione e del ricatto. Non è servita la campagna di paura alimentata dei media che come un sol uomo hanno agitato i peggiori spauracchi sulle sorti della Grecia e del suo popolo, che avrebbe dovuto fare i conti con la mancanza dei beni primari, con l’approvvigionamento dei farmaci, con la scarsità del pane e con la possibilità che le dieci piaghe d’Egitto potessero abbattersi questa volta di nuovo contro la Grecia, se avesse osato sfidare la volontà dell’Europa a trazione merkeliana. Tsipras e Varoufakis hanno giocato tutte le loro fiche in questa partita e hanno vinto il piatto.

L’elettorato greco non ha cambiato idea sul mandato che era stato loro affidato soltanto pochi mesi fa ed è questa la dimostrazione più palese che la democrazia in Europa è sempre stata considerata d’intralcio, un intoppo sul percorso dell’apparato tecnocratico che è stato edificato in questi anni contro la volontà dei popoli europei che non si sono mai potuti esprimere sul percorso dell’unificazione monetaria, se non nei casi della Danimarca e della Svezia che indissero due consultazioni popolari ad hoc, entrambe bocciate dalla maggioranza dei votanti che si espressero contro l’adesione all’euro. Il rapporto che hanno i tecnocrati con le consultazioni popolari è di irritazione quando queste non corrispondono al loro progetto. Ne abbiamo avuto ora la riconferma.

L’Unione Europea esce sconfitta di nuovo dal voto popolare che non si piega alla logica del terrore e la guida germanocentrica dovrà ora arrivare fino in fondo, per non ripudiare tutto ciò che è stato fatto in passato. Il vicecancelliere tedesco Gabriel, socialdemocratico che di socialista e di democratico non ha neppure l’ombra, rende nota fin da subito l’impossibilità di un compromesso con la Grecia, dopo il risultato del voto di ieri. A questo punto il rigore della Germania e della Merkel porterà l’Europa a disgregarsi.

Questo è il risultato del folle politica dell’austerity che la Merkel ha ha imposto a tutta l’Europa per difendere l’euro. Konrad Adenauer è ricordato come il cancelliere tedesco che portò la Germania alla rinascita economica dopo la disfatta della seconda guerra mondiale, Helmut Kohl come il cancelliere che portò alla unificazione delle due Germanie, Angela Merkel sarà ricordata come la cancelliera che ha distrutto in Europa il benessere sociale che tanto era costato alle generazioni del secolo scorso.

Cosa succederà ora? Dal punto di vista strettamente tecnico la Bce può già staccare la spina al sistema bancario greco, chiudendo l’unico strumento che Ip mantiene in vita: l’Ela, ovvero l’Emergence Liquidity Assistance. I depositi delle banche greche senza questo strumento sono privi di garanzie e se la Bce dovesse già da oggi agire in questo senso, non restano altre alternative al governo greco che l’emissione di una moneta parallela (condizione di fatto che colloca la Grecia con un piede fuori dall’eurozona e in violazione dei trattati) per poter garantire la solvibilità dell’intero sistema bancario ellenico. L’altra alternativa è rappresentata dall’haircut sui depositi bancari, ovvero il prelievo diretto sui conti correnti bancari che nel gergo finanziario viene chiamato bail-in.

Quest’ultima possibilità sarebbe un suicidio politico per Tsipras che in questo momento ha rafforzato il proprio mandato elettorale e non avrebbe molto senso bruciare tutto il consenso guadagnato in un’estrema ratio di difesa della moneta unica, che finirebbe col pesare questa volta sui correntisti più deboli in uno scenario ben peggiore di quello di Cipro del 2013. Nel frattempo l’euro sui mercati asiatici sta iniziando la sua discesa nei confronti del dollaro, e da questi movimenti possiamo dedurre che i mercati stessi iniziano ad intuire che la moneta unica ha cominciato la sua fase di declino. Se Draghi manterrà fede al suo “whatever it takes”, per salvare la moneta unica ci sarà da aspettarsi un tentativo di difesa della Bce del cambio euro/dollaro, comprando euro e svuotando le riserve valutarie in dollari.

Il dogma totalitario dell’irreversibilità dell’euro vacilla e la lezione di democrazia che ieri ci ha impartito il popolo greco non poteva che venire dal Paese che la inventò.

Con la collaborazione di Cesare Sacchetti