C’era anche la questione greca nel mirino dello spionaggio effettuato dalla Nsa in collaborazione con il Government Communications Headquarter (Gchq) britannico. A essere intercettata sul tema la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ma non solo. Lo si legge in alcuni documenti diffusi da Wikileaks, in collaborazione con alcune testate giornalistiche europee che, dopo aver rivelato lo spionaggio della National Intelligence Agency ai danni degli ultimi tre presidenti francesi, aveva annunciato nuove indiscrezioni riguardo alle intercettazioni effettuate dall’intelligence americana su esponenti politici e di governo di Paesi alleati. Nei file pubblicati sul sito dell’organizzazione con a capo Julian Assange appaiono appunto i colloqui in cui la Merkel espone i suoi dubbi sul come affrontare la questione greca.

Taglio del debito o transfer union. Sono questi i due approcci possibili tra i quali, l’11 ottobre 2011, la cancelliera doveva scegliere per affrontare il confronto con il governo di Atene. Una decisione che, riporta Wikileaks, l’ha messa in difficoltà: “Discutendo la crisi finanziaria della Grecia con il suo assistente personale, l’11 ottobre, – si legge – il cancelliere tedesco Angela Merkel ha affermato di non sapere dire quale sia l’opzione migliore per affrontare la situazione: un “haircut”, o sconto, (sul valore dei bond greci in mano agli investitori privati, ndr) oppure un transfer union. La paura di Merkel è che Atene sarebbe incapace di superare i suoi problemi anche con un haircut aggiuntivo, perché non sarebbe in grado di gestire il debito rimanente. Inoltre, [Merkel, ndr] dubita del fatto che mandare esperti finanziari in Grecia sarebbe di qualche aiuto nel riportare il sistema finanziario sotto controllo”.

Nei documenti si legge anche che “all’interno del gabinetto tedesco, solo il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha continuato a sostenere energicamente un altro sconto, nonostante gli sforzi di Merkel di tenerlo a freno, mentre la Francia e il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, sono stati visti come favorevoli a un approccio più morbido”. E proprio il ministro delle Finanze tedesco sarebbe un altro degli spiati dai servizi segreti americani e britannici. Tra i politici sotto controllo ci sarebbe, infatti, l’ex leader dell’estrema sinistra (Linke), Oskar Lafontaine, e, scorrendo i numeri chiamati nel periodo in cui era intercettato, si trova quello a cui oggi risponde la segreteria di Schauble. Quest’ultima rivelazione è resa possibile dalla pubblicazione da parte del team di Assange anche di 69 numeri di telefono appartenenti o collegati a ministri e alti funzionari tedeschi, compresi alcuni contatti della Banca Centrale Europea. Un modus operandi tipico di Wikileaks che serve a provare l’effettiva validità dei documenti diffusi.

Le informazioni del 2011 raccolte dall’organizzazione, comprese le registrazioni delle telefonate della cancelliera tedesca, sarebbero finite in mano agli agenti americani e britannici con metodi “unconventional“, non convenzionali, ossia attraverso intercettazioni di numeri di “selectors“, persone tenute sotto controllo che, intrecciando le chiamate, permettono di risalire anche a personaggi molto importanti della politica e delle istituzioni internazionali, oltre che a sospetti terroristi o membri di grandi organizzazioni criminali. Il tutto in nome della sicurezza nazionale.

La seconda delle due intercettazioni diffuse dall’organizzazione di Assange è stata effettuata dai servizi britannici e ha come obiettivo il direttore generale per gli affari europei del governo Merkel. “Prima del summit europeo di ieri per discutere un piano franco-tedesco di bailout per la Grecia – si legge -, il direttore generale della Cancelleria tedesca per gli affari europei, Nikolaus Meyer-Landruit ha fornito il 14 ottobre una panoramica su cosa Berlino pianifica di chiedere e su cosa sarebbe preparata a supportare”. Panoramica che viene poi spiegata sempre nel corso della telefonata, con i vari punti presi in esame dal governo tedesco e la strategia da adottare per la questione greca.